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Il tuffo del Gatto (e della Volpe)

I pesaresi sono gente fredda che si fa i fatti suoi, non è vero? Gente poco ospitale, di scarso calore umano, non è vero? Sentite questa storia.

Giovedì 13 maggio, alle undici e mezza di sera, una bella signora bionda è seduta da sola su un'auto parcheggiata in fondo al porto, vicino alla fontana della Fojetta; come è, come non è, la macchina salta la banchina, finisce in acqua e comincia a galleggiare con i fari accesi come una barca qualsiasi. Passa di lì per caso un'altra auto con due coniugi che chiacchierano fra loro, tornando da una cena all'Hotel Flaminio. L'uomo al volante (60 anni, pesarese puro sangue, un pasto completo e mezza bottiglia di vino nello stomaco) vede i fari nell'acqua, frena, si toglie in mezzo secondo le scarpe e la giacca e si butta nel porto. Non si aggrappa al telefonino per chiedere soccorsi, non pensa al vestito di buon taglio sartoriale, non si ferma a guardare in quanto tempo una macchina va a fondo, non si chiede "perché io?". Si butta e basta, perché non c'è tempo da perdere: anche se l'acqua è ancora gelata in questa stagione, anche se i liquami del porto fanno schifo, anche se c'è il ragionevole rischio della congestione e magari dell'infarto. Pochi secondi dopo si tuffa un secondo passante, 25 anni, altro pesarese puro sangue, probabile pizza e birra nello stomaco. Prende a pugni la portiera semi-sommersa dell'auto per scuotere la donna al volante, irrigidita dal terrore, e convincerla ad aprire il finestrino e a buttarsi giù prima che l'auto vada completamente a fondo. Per fortuna il comando elettrico del finestrino funziona ancora. Mentre il primo soccorritore è risalito sul molo per cercare una cima, la donna salta in braccio al venticinquenne (cosa sempre gradevole) che la porta a nuoto fino alla scaletta, senza neanche rovinarle la messa in piega. La signora può così ricevere adeguatamente anche le felicitazioni del sindaco di Pesaro che si trova a passare di lì anche lui. Chissà perché quella sera tutte queste vite si sono incrociate proprio alla Calata Caio Duilio, comandante della flotta romana contro Cartagine, nel 260 a.C.

***

Il primo personaggio di questa storia si chiama Giorgio Ricci, concessionario della Ferrari fino a pochi mesi fa, detto "Il Gatto" per i movimenti felini con cui giocava a pallacanestro da bambino e poi come titolare nella squadra della Libertas. Non lo vedevo da più di trent'anni: l'ho ritrovato come imprenditore, padre di due figli adulti, già presidente del Lions Club. Quel ragazzo scanzonato ed esuberante oggi parla come Socrate, a voce bassa, meditando le parole. Della giovinezza ha conservato la stazza atletica (perché questa generazione invecchia vigorosamente) e la passione per lo sport: fa anche l'istruttore di immersione subacquea. Mi spiega che la prima regola per chi si trova in difficoltà nell'acqua è quella di mantenere la calma e di pensare al da farsi: anche se si è a venti metri di profondità e si stacca la maschera o il boccaglio del respiratore. Se si mantiene la calma non è troppo difficile cavarsela anche in situazioni estreme. Per esempio, quando si affonda in mare con l'auto, non bisogna tentare di aprire subito la portiera perché la pressione dell'acqua lo impedirebbe; bisogna invece socchiudere il finestrino, far allagare lentamente l'interno della macchina fino a quando la differenza di pressione si annulla e la portiera si apre senza fatica; quindi respirare profondamente l'aria residua dell'abitacolo e riemergere a nuoto. Ricorda con un certo distacco l'avventura appena conclusa, anche se ha passato il resto della serata a vomitare l'acqua del porto ingurgitata durante le fasi del salvataggio: evitando così un probabile decesso per avvelenamento dopo aver scampato quello per congestione. Preferisce sottolineare che anche una vicenda tutto sommato piccola, come questa, lancia un messaggio, cambia in qualche modo tutte le persone coinvolte: lui stesso, la signora tratta in salvo, sua moglie, il secondo soccorritore e la sua ragazza, i curiosi sul molo, i cronisti.

Anche il secondo personaggio della storia (che per simmetria chiameremo la Volpe) è un istruttore di nuoto con brevetto di salvataggio, a conferma del detto popolare che nella vita la fortuna non basta: ci vuole anche il culo. Si chiama Alessandro Sabattini, un torace da gladiatore, diplomato come perito elettronico, muratore, ex calciatore nei campionati dilettanti. Dice che non avrebbe fatto quel bagno notturno se non avesse visto quell'arzillo vecchietto che si tuffava senza esitazione. Chissà se è vero. Non me ne voglia se in quest'articolo ho dedicato più spazio al Gatto: si tratta di solidarietà generazionale. Ma mi piacerebbe essere suo amico.

Allora, signor sindaco, gliela vogliamo dare una medaglia, magari una medaglietta, a questi due pesaresi freddi e poco ospitali che si fanno i fatti loro?

A.A.


 
 
 
 
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