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Personaggi allo Specchio:
Noris De Stefani

Giugno 2000

LA CANTANTE SULL'OCEANO

Oggi , quel che non vale più la pena di dire, lo si canta.

(Pierre Augustin Beaumarchais: "Il Barbiere di Siviglia")

Cominciai un sensuale spogliarello iniziando a sfilarmi l'abito e lasciandolo cadere ai piedi. Tolto l'abito, sono rimasta in guepiere e calze di pizzo. Aldo era come impietrito, poi mi ha detto semplicemente: "Tesoro, quella guepiere te la voglio togliere io... coi denti". Si è avvicinato e, quasi mugolando, ha cominciato ad aprire un gancetto alla volta. Avrà impiegato mezz'ora, dall'emozione gli tremavano le mani e io avvertivo in lui una tensione spasmodica che lo aveva portato a una possente eccitazione. Finalmente l'involucro micidiale si spalancò definitivamente facendo esplodere le rotondità del mio corpo che, devo riconoscerlo, a quel tempo era bellissimo [...] Trovandosi davanti al mio corpo nudo, con il prosperoso seno proteso verso il suo viso e i miei lunghi capelli corvini sparpagliati sul cuscino, Aldo non resse all'emozione. All'improvviso si tirò su dal letto e si mise a fissarmi: il suo sguardo era sconvolto! L'emozione aveva avuto la meglio sull'erezione. Aldo si era ammosciato di colpo, come un cobra colpito a morte.

Leggo questo suggestivo passaggio nel libro "Una cantante giramondo si racconta", intervista-confessione raccolta dal giornalista milanese Beppe Bonazzoli e uscita da poco in libreria (Greco&Greco Editori). E' la cronaca di una vita turbinosa che comincia a Pesaro e si snoda attraverso i cinque continenti, fra canto, sesso, allegria, dolore. L'amore è comunque sempre al centro del racconto: amori passionali, disperati, platonici, distruttivi, forse anche sognati (ma lei lo nega: giura di aver detto solo la verità). E' una narrazione che stordisce il lettore, con le storie di navi, di rivoluzioni, di magia. Nelle pagine si incontrano via via, fra gli amici e gli amanti, il gangster Francis Turatello, detto "Faccia d'angelo"; Igor, un biondo cardinale svedese, arrivato a Roma per il concilio Vaticano II; Nino, un pianista-avvocato incontrato a Napoli, primo amante e fidanzato ufficiale; Johnny Gatti, l'impresario australiano di origine calabrese, in odore di mafia; Roberto, l'agente segreto con cui fa l'amore nell'acqua di una piscina a Massawa (senza saper nuotare); Aldo Paperoni, un venditore di articoli per la casa, che attraversa con alterne vicende sette anni della sua vita; Matvi, il pianista russo e l'unico uomo da lei sposato durante una tournée a Mosca; Manuel, il torero spagnolo; Lorenzo, commissario di bordo sui transatlantici e forse il suo uomo più importante; Victor, il pianista portoghese; padre Guido, un frate pesarese travolto dalla tentazione a Milano; il principe arabo Parwi, nascosto in un armadio a Milano proprio la notte dello sbarco sulla Luna; Melina Mercouri, l'attrice greca che le propone le gioie dell'amore lesbico. Nelle pagine del libro si incontrano, per fortuna fugacemente, anche un uomo-scimmia della boscaglia eritrea, l'ex re Umberto II, Pippo Baudo, Enrico Berlinguer, Evtushenko, Romano Mussolini, Claudio Villa, Remigio Paone, Daniele Piombi, Ornella Vanoni e una serie di spregevoli personaggi della RAI e dello spettacolo i cui nomi sono spesso inventati o contraffatti, altrimenti il libro costituirebbe il corpo del reato in un voluminoso dossier di querele.

Canto, amore e tortellini. Incontro Noris De Stefani, la mangiatrice di uomini (e... di donne, se solo avesse voluto), nella casa materna di Pesaro, zona Pantano, a due passi dallo stadio "Benelli": dalle finestre arrivano di tanto in tanto le grida di esultanza dei tifosi, quasi un'allegoria dei suoi palcoscenici e delle sue platee. Vive a Milano (almeno da quando è scesa dagli aerei e dai transatlantici), ma torna spesso a Pesaro, la città in cui conserva la residenza anagrafica, a trovare le sue tre sorelle e la mamma Ines: una dolce signora alta e magra, un po' pesarese e un po' fanese, che avrebbe voluto fare la cantante lirica, ma a quei tempi non era così facile; ha finito per utilizzare la sua vocina da soprano naturale solo per cantare le ninna-nanna alle sue figlie. Domani festeggeranno tutti insieme i suoi strepitosi 85 anni, preparando un pranzo a base di cappelletti, passatelli e arrosti.

Avevo rivisto la Noris anni fa come ospite del "Costanzo Show" e solo qualche settimana prima a "Uno Mattina", la trasmissione televisiva dove è andata a presentare il libro. Ma la mia conoscenza risale ai primi anni '60, quando avevo assistito, come giovanissimo cronista appollaiato sotto il palcoscenico del Palasport, a uno dei suoi primi successi: il Festival della Canzone di Pesaro (voluto da Gino Filippucci, allora presidente dell'Azienda di soggiorno, e presentato da Corrado); poi interrotto dopo poche edizioni. Ma andiamo con ordine. La storia comincia come l'eterna favola di Cenerentola. C'è una ragazza che aiuta la famiglia a tirare avanti, lavorando al Bar dello Sport di Via Branca, dopo il tracollo degli affari di suo padre, un commerciante veneto, negli anni difficili del dopoguerra. La ragazza, fra un caffè e un aperitivo sogna i palcoscenici, il successo, il gran mondo; la sera prende lezioni di musica e va a cantare con gli amici nella tavernetta sotto il cinema Nuovo Fiore. Canta oggi, canta domani, la RAI di Ancona le offre un contratto per la trasmissione radiofonica domenicale El Guasco: strofette, canzoni, piccoli ruoli di attrice. E' il primo passo per prendere il volo: una prima esibizione in pubblico, addirittura al Teatro Rossini, qualche spettacolino in provincia, i primi concorsi (un "Microfono d'oro" consegnato da Nunzio Filogamo); poi, a 19 anni, la solita strada per Roma di tutti gli aspiranti artisti pesaresi (mentre gli aspiranti manager si ritrovano a Milano). Le pensioncine vicino alla RAI, un po' di fame, qualche partecipazione a programmi radiofonici, un contratto col circolo ufficiali della Nato a Napoli, dove già allora cantava in inglese, in francese, in spagnolo, oltre che (con più fatica) in napoletano; il primo fidanzato musicista che la porta a Campione d'Italia e poi al Club Aretusa, tempio del jazz milanese, prima di essere "scaricato" a favore di Aldo Paperoni (nome opportunamente modificato, vista la sfortunata prestazione descritta all'inizio).

La crociera dei miliardari. E' invitata a rappresentare l'Italia al Festival di Praga; che fra l'altro le apre le porte per una prima tournée in Unione Sovietica nel 1967: Mosca, Leningrado, Tiblisi (città natale di Stalin, in Georgia) e molte altre regioni di quel Paese sterminato, dove terrà 110 recital e venderà due milioni e mezzo di dischi. Lì conosce Matvi, un pianista della sua orchestra che frequenta per due anni, fra una tournée e l'altra, e che addirittura sposa una sera a Mosca per poterlo amare liberamente, in barba ai divieti della polizia di Breznev. Purtroppo non durerà molto: a quei tempi non era possibile per un cittadino lasciare l'Unione Sovietica. Per di più due anni dopo, di ritorno dall'Australia, la cantante è vittima di un misterioso incidente all'aeroporto di Mosca, rischiando l'arresto dopo aver preso a schiaffi un funzionario della dogana; che a sua volta le infila un punteruolo nella gamba (mi mostra con civetteria la cicatrice, ancora visibile poco sopra il ginocchio). Il fatto è ripreso da tutti i giornali italiani, ed è la fine dell'idillio con la Grande Madre Russia e del suo matrimonio. Matvi è costretto a divorziare e di lui non saprà più nulla.

Ancora una volta la sua vita cambia, e ricomincia. L'occasione è una crociera per miliardari a bordo dell'Achille Lauro, un transatlantico che parte da Napoli per il giro del mondo. Sul mare incontra Lorenzo, l'economo di bordo, l'uomo che le fa "sentire le campane"; e praticamente non scende più dalle navi per sei anni. Scorrazzando sugli oceani, interpreta in cinque lingue un repertorio di 300 canzoni italiane e internazionali per i passeggeri del gran mondo. Quando l'amore finisce, Noris torna a Milano, ritrova la sua bella casa dalle grandi vetrate, piena di quadri e di icone russe, con un terrazzo vicino al cielo da cui vede passare gli aerei in decollo da Linate e (quando è sereno) vede la Grigna che si staglia nell'azzurro. Di notte sogna gli anni della sua giovinezza a Brera, quando frequentava gli artisti al Bar Giamaica e affinava la sua cultura e la sua sensibilità. Sogna, ma non si ferma. Mette in scena "Ritratto di donne in musica", un recital sulla condizione femminile, ricostruita attraverso personaggi, brani recitati e canzoni che hanno fatto la storia del ‘900. Partecipa a numerose trasmissioni di radio e TV private piccole e grandi, in Lombardia e nella vicina Svizzera italiana. Affitta un piccolo teatro (il Giovanni Verga) per allestire la festa della Belletà: spettacoli di lirica, prosa, canzoni, riservati alla fascia di pubblico "over 40". Ha scoperto doti naturali nel campo della parapsicologia e si dedica ora alla radiestesia (il "pendolo" per riconoscere le radiazioni degli oggetti) e alla cristalloterapia attraverso l'energia emessa dalle pietre grezze (l'opale, l'azzurrite ...): una passione ereditata in Russia dalla sua ex suocera.

Il prezzo del successo. Ascolto la sua bella voce vibrante nella hit-parade dei suoi successi: Cu-cu-rru-cu-cu Paloma, Malagueña, Senza catene (Unchained Melody dal film "Ghost"), Amo la gente, Granada (strepitoso successo in pieno oceano, la notte di Natale del 1985, perché "per cantare bene bisogna essere felici"); i due long-playing "Dal Foglia al Tronto", stornelli della sua terra marchigiana, e "Dietro le sbarre", con le canzoni dei detenuti di varie regioni. E rivedo le stagioni di questa donna nata sotto il segno del Sagittario, di temperamento solare, di prorompente sessualità ("Non sono mai stata bella: la mia sessualità l'hanno inventata gli uomini, e poi hanno sempre finito per sposarsi con un'altra!"), che ha amato la vita in tutte le sue salse: dolci e agre.

L'ambasciatrice della canzone melodica italiana in tutto il mondo, dal Giappone al Sud-Africa, dagli USA all'Australia, ospite o vincitrice di numerosi festival internazionali, ha un solo grande rimpianto dei suoi anni ruggenti: la mancata partecipazione al Festival di San Remo, dove avrebbe portato la canzone "Disinnamorarmi". Secondo la sua versione, il prezzo era troppo alto: una mazzetta di otto milioni (dell'epoca) da corrispondere a un selezionatore influente: che altrimenti avrebbe rifiutato, come avvenne, l'inconsueto neologismo di quel titolo così profetico. Ma ci sono altri prezzi che si è rifiutata di pagare nel mondo dello spettacolo: il sesso, che ti chiedono sempre tutti, indistintamente, uomini e donne; il sesso come strumento di potere e come vizio. "Io i rapporti con gli uomini li ho sempre cercati e voluti per amore, cercando di non fare del male a nessuno: mai per fare carriera".

Alberto Angelucci

 


 
 
 
 
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