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Grandi mostre:
Logli e Vangi


Un'importante mostra di Mario Logli, pittore urbinate, si è tenuta in maggio a Villa Truffini di Tradate (Varese), in collaborazione con la Galleria “I Portici”. Si tratta di un'antologica comprendente opere esposte recentemente al Palazzo Ducale di Urbino, (o presentate in passato a Roma, Strasburgo, Tokyo, New York) e dipinti che hanno celebrato il bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi a Recanati. Logli iscrive le sue visioni artistiche in un complesso macrocosmo di riflessioni. La sua indagine si sviluppa in vari settori sociali. Un esempio è “Gli Invasori” presentati nel 1975, apparsi come un grido d'allarme e urgente invito a non trascurare l'invasione dei rifiuti, scorie di un consumismo sfrenato. In “Isole volanti”, realizzate nel segno della fuga di città d'arte (Urbino), città inorridite di un presente sempre più lontano dalle testimonianze artistiche. Poi con “Dopo i trionfi” Logli vuole fare una riflessione sul tempo, il vero vincitore su tutto, rispettando soltanto la purezza delle morti eroiche. I “Luoghi della memoria”, sono stati realizzati nel segno della perfezione, nell'impegno di esaltare la memoria del cuore. La ricerca pittorica di Logli segue un percorso simbolista, nel linguaggio della purezza classica, segno e pensiero che rappresentano un connubio importante per l'artista urbinate. Come ha scritto Silvio Locatelli nell'introduzione al catalogo della mostra Mario Logli. Immagini ritrovate. Opere dal 1970 al 2003, “E' di Urbino, lo si sente… Certo nascere in una culla dell'arte è un privilegio. Si respira l'intelligenza, la cultura, la creatività nell'aria. Non meno forte il linguaggio muto dell'arte. Vivere nel bello significa accogliere un'educazione che modella lo spirito. E Logli ha accolto questa lezione. Si veda la tela Pacioli, Laurana e piazza della mia infanzia. C'è la linfa di Urbino, un'architettura di memoria, amata e dorata, ci sono alla finestra che si spalanca sullo slargo come un luminoso sipario, i solidi geometrici, i cubi, le aste, la perfezione dell'uovo, l'ornato fantastico di un sasso, la memoria matematica di Luca Pacioli, i piani, i volumi limpidi del Laurana e l'assenza dell'uomo, come la lontananza di un dio creatore che tuttavia è sempre presente nel mondo che ha bisogno di lui”.


* * *


La Galleria Poleschi di Milano con la mostra di Giuliano Vangi dal titolo “Vangi. Sei sculture a Milano rende omaggio ad uno dei più importanti scultori a livello internazionale. La mostra è curata da Giorgio Soavi con i contributi di Maurizio Calvesi e Dino Carlesi. “L'anatomia che sta nelle sculture di Vangi produce, oltre alla bellezza, il mistero: che ci accompagna quando le guardiamo. Il mistero può contenere le incognite, il terrore, l'inquietudine, lo stupore e altri enigmi. Forse il più eloquente mistero espresso dai suoi personaggi sta nel terrore di poter essere persone tra noi sconosciute”(Giorgio Soavi). Le sei sculture esposte alla Galleria Poleschi rientrano in questa concezione antropologica dell'artista. “Un uomo con cappotto”, alto 123 cm, un legno policromo in ebano e bosso: due nobiltà di legno che custodiscono e nascondono un corpo, ma ci lasciano vedere il viso, in bosso, e la forma delle dita appena accennate che trapelano da quel cappotto di ebano. Il volto dell'uomo è concentrato e sommesso, mentre il volto dei suoi eroi, maschi e femmine, hanno impresso il nome di chi le ha inventati. E in “Beatrice”, un'altra scultura in mostra a Milano, si può toccare la mano realizzata come tutta la scultura con il marmo statuario di Carrara e il giallo di Siena. Le mani e i piedi, due particolari che l'artista toscano non ha mai tralasciato, seguendo la lezione di Michelangelo.


In mostra vi sono anche dieci incisioni di Vangi per “Gli incantesimi di Bomarzo. Il Sacro Bosco tra arte e letteratura”, edizione curata da Maurizio Calvesi. “Nelle incisioni Vangi vuole sviluppare la sua immaginazione che si perde negli spazi popolati di apparizioni, spazi ora aperti e densi di boscaglia. Vangi nelle sue acqueforti-acquetinte velate di color, ha reso invisibili le apparizioni, come se fossero conturbanti proiezioni interne e ha creato immagini che ripropongono l'enigma di Bomarzo come enigma dell'esistenza, enigma dell'esserci e senza una vera risposta dell'uomo”(Maurizio Calvesi).


Paolo Montanari


Nelle illustrazioni.
1) Mario Logli: "La principessa innamorata"
2) Giuliano Vangi: Ragazza e poesia, marmo bianco statuario di Carrara, 85 x33 x 30,5


 
 
 
 
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