Il fenomeno migratorio ha assunto, negli ultimi tempi, dimensioni che potremmo definire bibliche. Noi del volontariato seguiamo con commozione e con angoscia tale avvenimento. Sono milioni le persone che oggi si spostano da una parte all'altra del mondo. Nei limiti delle nostre modeste possibilità, di volontari addetti a seguire anche tale drammatico fenomeno, non possiamo, in coscienza esimerci ed estraniarci dal seguire questi nostri fratelli. Lasciano la loro patria, non sempre volontariamente, ma per lo più controvoglia, spinti dalla miseria e dalla fame, dalla violenza, dalle guerre, dalle rivalità etniche. Tuttavia, questi esseri umani non si dirigono verso territori spopolati e da dissodare. Gli imponenti flussi migratori di oggi si orientano di preferenza verso le aree più ricche del mondo, già in parte, densamente o sufficientemente popolate. Ciò spiega perché l'emigrazione sia vissuta spesso dai Paesi ospitanti come una “invasione” e perché alcuni, irriflessivi, chiedono perfino la chiusura dei Centri di accoglienza, che gli “scafisti” siano respinti con le armi,che si anteponga ad ogni altra ragionevole considerazione la difesa della propria identità nazionale, culturale e religiosa. E noi del volontariato, con sacrificio, facciamo in continuazione opera di persuasione verso tanti irresponsabili per evitare che questo clima di non accoglienza renda più amara e triste la vicenda degli immigrati, tacciati indiscriminatamente di essere “clandestini”, “socialmente pericolosi”, un “pericolo pubblico”, dimenticando che nei tempi passati i nostri nonni e i nostri genitori furono costretti, per mangiare un tozzo di pane ad emigrare in altri Paesi e soprattutto in America, dopo le grandi scoperte geografiche. Certamente il flusso indiscriminato di tanti immigrati crea timori ed inquietudini che non sono totalmente privi di fondamento. Anche perché il fenomeno migratorio, quasi sprovvisto di regole, è difficilmente controllabile e l'incontro tra diversi crea sempre delicati problemi di integrazione culturale, sociale, religiosa e politica. Noi volontari viviamo e seguiamo questo stato di disagio con gli immigrati ma, tuttavia la soluzione non sta nel chiudere i cuori e le frontiere a questi sfortunati fratelli rendendoci conto che il fenomeno migratorio, in un mondo ormai globalizzato, è inarrestabile. Quale “cortina” di ferro o di bambù, quale “cordone” culturale, etnico o religioso potrà mai contenere la pressione crescente che milioni di poveri del Terzo Mondo esercitano verso milioni di privilegiati dell'Europa, dell'America e di altri Paesi ricchi e modernamente inseriti in questo progresso? Il problema dunque, secondo noi, non si risolve chiudendo, ma accogliendo: cioè orientando e regolando i flussi migratori in forma legale e strutturale. Non bastano le soluzioni di emergenza. Il processo di globalizzazione può costituire un'opportunità se le differenze culturali vengono accolte come occasione di incontro e di dialogo e se la ripartizione disuguale delle risorse mondiali provoca una nuova coscienza della necessaria solidarietà che deve unire la famiglia umana. E' un messaggio questo che vale per tutti, sia per i laici che per i cattolici. I nostri governanti e anche i parlamentari della nostra provincia non possono sottrarsi al dovere di contribuire a creare nuove condizioni culturali e spirituali per accogliere gli emigranti. E noi tutti, operatori del volontariato e cittadini, dobbiamo adoperarci affinché la dignità di ogni persona sia rispettata e l'immigrato venga accolto come fratello e tutta l'umanità formi una famiglia unita. L'immigrato, lo ripetiamo senza mai stancarci, non è un estraneo, non è un invasore. L'immigrato è un nostro fratello meno fortunato di noi.
Angelo Ceripa
|