Con la diaspora, i pogrom, i gulag sovietici, i forni crematori, purtroppo gli ebrei furono distaccati fisicamente dalle loro radici nazionali. Però per la maggior parte di loro, le preghiere, le antiche scritture rappresentarono un richiamo quasi quotidiano alla loro terra: "Se io ti dimentico Gerusalemme, perda la mia mano destra la sua forza". Lo scritto di Theodor Herzl, che sembrava un sogno impossibile, si avverò; uno Stato ebraico democratico ed indipendente si realizzò il 15 maggio 1948 in conformità con quanto stabilito dalle Nazioni Unite. In questo giorno, la realtà e il sogno si riunirono. C'è chi lo festeggia, chi - come i palestinesi e il mondo arabo - lo considera una disgrazia, chi - come la maggioranza del mondo democratico - lo considera un grande successo. Uno Stato che ha messo insieme nella sua terra di origine un popolo esiliato da 2.000 anni, sterminato per più della metà, pronto a scomparire o ad essere assimilato; e adesso è una democrazia moderna, l'unica nel Medioriente, con tecnologie, ospedali, università, istituzioni giuridiche e di assistenza pubblica, che fanno l'invidia del mondo. Un Paese che, come scrive il dott. Ehud Gol Ambasciatore di Israele in Italia, capace di continuare la sua missione storica di assorbire l'immigrazione ebraica da tutto il mondo.
Lo Stato di Israele fu proclamato al Museo di Tel Aviv da Davide Ben Gurion alla mezzanotte del 14 maggio 1948. In poche ore cinque eserciti arabi (l'Iraq, il Libano, la Giordania, la Siria e l'Egitto) penetrarono armi in pugno nei confini che l'ONU con una risoluzione del novembre 1947 aveva assegnato al nuovo Stato. Come presidente dell'Associazione regionale di amicizia “Marche-Israele”, rinnovo la solidarietà ad Israele e difendo le ragioni troppo spesso dimenticate di uno Stato democratico, costretto da generazioni a difendersi dall'ostilità e dall'odio! Dopo 55 anni lo Stato di Israele non è ancora accettato!
Ribadisco la mia convinzione che lavorando per l'affermazione dei diritti umani e la costituzione di governi democratici nei Paesi circonvicini ad Israele, si potrà garantire l'espressione del desiderio di pace di quei popoli e restaurare relazioni diverse con Israele. Esprimo consensi sulla riconciliazione tra il popolo israeliano e palestinese e la speranza che il prossimo anniversario sia anche il primo di una vera pace, quella senza morti, affinché i due popoli possano vivere in pace, lavorare in pace e crescere i figli in pace.
Purtroppo questo anniversario avviene in un periodo ancora difficile e delicato. Spero che il nuovo Primo Ministro palestinese Abu Mazer respinga con determinazione e sradichi definitivamente il terrorismo che affligge da sempre il popolo israeliano e guidi il suo popolo verso nuovi traguardi di prosperità, democrazia e verso una nuova era di coesistenza e pace, quella pace che Israele sogna da quando è nato. Che la colomba di Noè, apportatrice di pace sia vicino ai due popoli.
Galliano Nabissi
Presidente regionale
Associazione di Amicizia Marche-Israele