Palmiro Ucchielli, inossidabile presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, presenta molte analogie caratteriali con Silvio Berlusconi. In un articolo a lui dedicato (Lo Specchio del febbraio 2003), notavamo che – come l'inquilino di Palazzo Chigi – gli piace moltissimo la parola “governare” (con tutti i suoi derivati) e considera i politici gli unici abilitati a dare ordini: perché, in quanto scelti dal popolo, sono “unti del Signore”. Si alza prestissimo e lavora 14 ore al giorno, week-end compreso. Interviene quotidianamente sui mezzi d'informazione, a volte “a radio unificate”, assistito da uno stuolo di addetti stampa. Si considera un Presidente-operaio (e qui qualche punto di vantaggio su quell'altro non gli si può negare). Infine non resiste al gusto della battuta o del proverbio popolare per sottolineare ed esemplificare i concetti operativi del suo lavoro.
Da quest'ultima caratteristica ha preso lo spunto Nicoletta Giorgetti, che ha raccolto in un agile libretto (disegni di Raffaele Gerardi, editore Il Lavoro Editoriale di Giorgio Mangani) i passi fondamentali del pensiero ucchielliano, con una citazione originale riportata nell'introduzione: “Appena sveglio, penso subito al proverbio del giorno, poi faccio il resto (…) I proverbi nascono dall'esperienza accumulata in anni e anni di storia e, per questo, rappresentano un sostegno prezioso in qualsiasi azione si intraprenda”.
La pubblicazione è stata presentata il 13 maggio a Palazzo Gradari di fronte a un foltissimo pubblico, fra cui un impressionante parterre de rois di presidenti, deputati, assessori, amministratori, banchieri, che già da solo dava visivamente l'idea del potere del festeggiato. Ha fatto da maestro di cerimonie Luigi Luminati, notista politico del Carlino di Pesaro, affiancato da Sanzio Balducci, docente di dialettologia, e da un incontenibile Carlo Pagnini che si è esibito in una girandola di battute e di barzellette in vernacolo.
Vi proponiamo una piccola selezione dei motti presidenziali, commentati da Nicoletta Giorgetti.
- Fido è ‘n bel nom, ma ‘an fidès è mej!
Fido è un bel nome, ma non fidarsi è meglio. E' la massima sul concetto di fiducia più cara ad Ucchielli. Che con quel nome non ha chiamato nemmeno il cane.
- El gall, preima de cantè, el gesticla sempr.
Il gallo, prima di cantare, gesticola sempre. Allunga il collo, si stira, muove le ali. Solo dopo canta. Perciò prima di parlare o di fare qualcosa… attensione! Fate come il gallo, che ci pensa tre volte prima di cantare. Se canta.
- Perché l'amicissia la s'mantenga, un canestrein che va, un che venga!
Perché l'amicizia si mantenga, per ogni canestro di doni che va, un altro che ritorni indietro. Do ut des, direbbero gli antichi romani. Io do una cosa a te, e vedrai che tu me ne darai tre! Dice Ucchielli.
- Comunica chi fa. Chi non fa sta sitto!
L'arte del comunicare Ucchielli ce l'ha nel sangue e ci è pure laureato, iscritto all'intramontabile Università della vita. Bando alle ciance, vade retro invidia, se si fanno le cose, bisogna dirlo. Sennò è come non farle.
- A fé ben ma i sumer, s'ricev i chelc!
A far del bene ai somari, si ricevono calci.
- Peg la va, mei la se comda.
Peggio va, meglio la si aggiunsta. Il che significa che la speransa è sempre l'ultima a morire.
- Cum quei dl'Aqualagna: Crist i fà, po' i'acompagna.
Sono come quelli di Acqualagna: Cristo li fa, poi li mette insieme. Della serie fatti l'uno per l'altra. Stessi pregi, ma soprattutto stessi difetti. Con la benedizione di fra' Palmiro da Colbordolo.
- Amarsi sempre, sposarsi mai./ La donna contadina è sana, bella e genuina, perché lo fa alla sera e alla mattina./ La donna è come il legno: prima o poi la mossa la fa.
No comment.
- Chi mena fort, mena do volt!
oppure nella variante
- Chi mena prema, mena do volt!
Chi mena, bastona forte, è come se bastonasse due volte. Chi mena prima degli altri… come sopra. Dulcis in fundo. Se con le buone non l'avete capita, Lui è costretto alla linea dura. Ma non dite che non vi aveva avvertito…