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  *

Sessant'anni di Repubblica

Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica.

Sessant'anni or sono nasceva la Repubblica per volontà del popolo italiano espressa con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946. A Pesaro e provincia il responso a favore della Repubblica fu assai rilevante, con i seguenti risultati.
Voti per la Repubblica: 130.000 (71,33 %)
Voti per la Monarchia: 40.101 (28,65 %).
Per la contemporanea elezione dell'Assemblea Costituente i voti attribuiti ai partiti partecipanti alle elezioni politiche furono:
- Partito Comunista Italiano 61.869 (35 %)
- Unione Democratica Nazionale 3.550 (2,6 %)
- Partito Repubblicano Italiano 11.121 (6,4 %)
- Partito d'Azione 3.316 (1,9 %)
- Unione Democratica Indipendente 2.113 (1,2 %)
- Partito Socialista Italiano 38.019 (21,9 %)
- Uomo Qualunque 6.201 (3,6 %)
- Democrazia Cristiana 47.504 (27,4 %)
Gli eletti del collegio regionale delle Marche come rappresentanti della provincia pesarese furono: Adele Bei (PCI); Giuseppe Filippini (PSI); Umberto Tupini (DC); Fernando Schiavetti (Partito d'Azione), eletto nel collegio unico nazionale.
La campagna elettorale per il referendum istituzionale e per la Costituente fu particolarmente intensa in ogni località della provincia: centinaia i comizi, le conferenze, i dibattiti che mobilitarono l'attenzione e l'impegno dei cittadini. Per la prima volta il voto politico era stato esteso anche alle donne. Tutto si svolse con la massima regolarità e con civile e democratica partecipazione e compostezza delle nostre popolazioni, anche quando parlarono i monarchici e il fondatore del movimento dell'Uomo Qualunque, Guglielmo Giannini. Fra i protagonisti locali di quella campagna elettorale anche molti giovani, per i quali quelle elezioni costituirono la prima competizione politica alla quale partecipavano.
Per la DC ricordiamo Giulio Coli, Arnaldo Forlani (segretario in quel periodo della Camera del Lavoro provinciale di Pesaro e Urbino per conto della componente sindacale democristiana e delegato al congresso nazionale del suo partito), Mario Boidi, Ennio De Biagi,  Giovanni Maria Venturi, Dino Tiberi.
I principali esponenti del PCI erano Enzo Capalozza, Evio Tomasucci, Carlo Paladini, Giuseppe Mari, Claudio Cecchi, Giorgio De Sabbata, Egisto Cappellini.
Da parte socialista si distinsero Scevola Mariotti, Giuseppe Alvaro, Enzo Mancini, Vittorio Bobbato.
Fra gli azionisti citiamo in particolare Giulio Comandini, Roberto Braccesi, Vitaliano Settembrini, Giuseppe Righetti (appena ventenne). Conservo ancora una lettera a me indirizzata dall'avv. Comandini (segretario provinciale del Partito) per ringraziarmi della mia attiva partecipazione alla campagna elettorale, durante la quale avevo tenuto anche comizi insieme al prof. Vittorio Bobbato del PSI.

Giuseppe Righetti

Un ideale comune

A sessant'anni dalla fondazione della nostra Repubblica l'aspettativa, la fiducia, l'invocazione del popolo italiano si rivolgono soprattutto alla grande famiglia dei combattenti. Testimoni delle sofferenze, simboli del sacrificio, garanti dell'unità del popolo italiano nell'ora del pericolo, viventi ricordi delle lotte cruente per la libertà, per la dignità, per l'indipendenza, i combattenti e i partigiani sono le forze naturali di coesione, di protezione, di difesa contro ogni pericolo di sovversione, contro ogni velleità di disgregazione. I combattenti ed i partigiani sono, collettivamente, l'immagine stessa della Patria, che i figli chiama, concilia e raccoglie, perché difendano la madre comune. Mai come nella data del 2 Giugno è viva, nell'animo del popolo italiano, la fiducia che questa aristocrazia del sacrificio adempia alla funzione necessaria di unire, nella difesa della democrazia repubblicana, gli uomini di tutti i partiti che insieme fondarono il nuovo Stato, non dimenticando mai i due parlamentari che onorarono la provincia di Pesaro-Urbino alla Costituente: Adele Bei, operaia, nata a Pontedazzo di Cantiano il 4-5-1904, nominata senatrice di diritto nel 1948; e Giuseppe Filippini, avvocato, nato a Pesaro il 21-2-1879, anch'egli nominato senatore di diritto nel 1948. Due illustri costituenti che operarono degnamente, ognuno nel proprio contesto politico-sociale, a favore delle classi lavoratrici, scontando, per i loro ideali di libertà, anni di prigione la Bei, a Ventotene e Perugia; e continue persecuzioni Filippini, costretto a sospendere la propria attività forense.
Noi vogliamo, in questa occasione, su questo giornale di concordia, festeggiare questa nobile ricorrenza, certi di interpretare il pensiero degli uomini consapevoli e responsabili di tutti i partiti, nella facile constatazione che promana dai modi, dagli aspetti, dai risultati, di questo periodo di rodaggio della cosiddetta Seconda Repubblica. Occorre quindi una tregua e una distensione fra partiti democratici, per difendere, oltre ogni motivo di dissenso, le comuni ragioni della vita. Noi affidiamo ai combattenti ed ai partigiani questo appello alla concordia, necessaria per difendere queste ragioni comuni della vita. Nell'anniversario della Repubblica, affinché viva la Repubblica, noi invochiamo la parola ammonitrice dei combattenti e dei partigiani, perché ricordino agli immemori il dovere dell'unione sacra di tutti gli italiani; perché, ancora una volta, la falange eroica della sofferenza e del sacrificio conservi la Patria, e il Tricolore sia sempre la bandiera dell'Italia repubblicana.

Angelo Ceripa
ex combattente ed ex partigiano
della 5° Brigata Garibaldi “Pesaro”

La politica

Giuseppe Righetti ci segnala questa poesia di Gino Bloise, senatore calabrese del PSI, inviata ai colleghi parlamentari nel 1971 come strenna natalizia.

Molta gente
del mio paese
mi crede in alto,
mi crede ricco,
potente.

Non sa la gente
quanto è dura
questa vita lacerante
della politica;
quanto è triste,
a volte, partire
e poi tornare e ripartire,
lasciare le proprie cose
la casa e tutto.

E questo non basta!

Che senso di vuoto
quando ti giunge da lontano
una chiamata:
forse tua mamma è grave
e vuol vederti,
forse il tuo bambino
è all'ospedale,
forse altro… non so.

E non è niente:
tu continui ad andare
come se dovessi arrivare
chissà dove.

E quanto è umiliante
sentirti gridare in viso,
di tanto in tanto,
che sei un politicante
e che, in fondo,
ti va bene
perché hai ricchezza
e potere.

Spesso nessuno ti crede
se fai sul serio,
se ti batti davvero
per il tuo paese,
per la tua gente,
per gli altri.

Gli anni sono brevi
in questa vita tumultuosa:
si muore prima,
si muore stanchi.

Tutto si può fare
tranne che la politica
se non hai qualcosa dentro
che ti fa stare in piedi,
che ti spinge,
che ti fa operare.

L'ambizione, il potere,
l'interesse:
c'è tutto,
questo ed altro.

Ma qualche volta
c'è anche un'altra cosa:
è la fede nel progresso.
è l'ideale,
è il senso umano delle cose,
è l'amore per gli altri:
è qualcosa che è molto di più
dell'ambizione, del potere,
dell'interesse.

Forse nessuno crederà
a questi miei pensieri
e quel che è peggio,
alla mia sincerità.

E forse la gente del mio paese
mi crederà ancora in alto,
mi crederà ricco,
potente.

Gino Bloise

 


 
 
 
 
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