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Giugno 2006 / Lettere e Arti
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Segnalazioni editoriali

a cura di Paolo Montanari

Un giornalista di razza è sempre un po' anche scrittore: in grado di coniugare l'accuratezza e la chiarezza espositiva del cronista con la capacità di andare più a fondo, di creare immagini ed emozioni più durature di quanto consenta un semplice articolo di giornale. Lo dimostra Luigi Luminati, redattore del Resto del Carlino, col suo libro “Volti – Storie di personaggi tra Pesaro e Urbino” (editore QuattroVenti): da una serie di pezzi scritti per il quotidiano è nata una galleria di illustri contemporanei. Si fanno compagnia, fra le pagine, ventisei protagonisti del nostro territorio: grandi vecchi e giovani rampanti, politici e artisti, professori e sportivi. Citiamone qualcuno per tutti: Giulio Cotignoli, attore nato – anche se nella vita professionale si è occupato di altre cose –  e leggendario interprete del Glauco di Morselli;  Antonio Brancati, il professore per antonomasia, geloso custode della nostra storia dal suo scranno della Biblioteca Oliveriana; Gaetano Savoldelli Pedrocchi, il magistrato dal volto umano, rispettato anche dai delinquenti; Arnaldo Forlani, di gran lunga il più illustre dei politici pesaresi di ogni tempo. Tra i più giovani, Renzo Lusetti, Matteo Ricci, Alphonso Ford: il coraggioso campione della Scavolini, strappato dalla leucemia a una carriera di fuoriclasse del basket. Tutti volti che rimarranno nella nostra memoria anche quando si sarà asciugato l'inchiostro di queste pagine.

A.A.

“Questo libro completa un'opera intrapresa anni fa con il recupero e il restauro della chiesa dell'Annunziata, un monumento che accompagna la storia pesarese fin dalla metà del XIV secolo, quando l'omonima confraternita vi stabilì la sua sede”. Così Gianfranco Sabbatini presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro, presentando il libro “La Confraternita e la chiesa dell'Annunziata di Pesaro - Il fenomeno confraternale in Italia” a cura di Antonio Brancati (Il lavoro editoriale). Il mondo delle confraternite italiane, le vicende di queste in Pesaro, le complesse trasformazioni dell'immobile, che sul finire del XVIII secolo venne acquistato dalla famiglia Mosca Barzi perché nel 1783 la confraternita era stata soppressa da Pio VI, sono indagate con cura e profondità, in questo studio curato da Antonio Brancati e le due autrici Grazia Calegari e Adele Brancati. Dal 1998 la Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro è ente proprietario e gestore della chiesa dell'Annunziata, che nel 2001, dopo un idoneo restauro, è stata restituita alla città. Da allora l'edificio è stato più volte valorizzato con presentazioni, mostre, concerti e altre attività culturali. Inoltre per un certo periodo la chiesa dell'Annunziata è stata utilizzata come ‘cattedrale provvisoria', per i lavori nel Duomo e la sua momentanea chiusura. Per Antonio Brancati curatore del volume, “questo studio ci permette di approfondire la storiografia ecclesiale, in quanto mirata a fornire notizie non solo sulla vita più propriamente ecclesiale della città e sulla complessa rete di rapporti sviluppatisi nell'ambito di esse, ma anche sull'insediamento e sull'attività degli ordini religiosi, sulla funzione svolta dalle fondazioni monastiche e canonicali, nonché sull'opera caritativa e assistenziale da ciascuna istituzione esercitata: un'ampia serie di rapporti che riveste indiscutibile importanza per una conoscenza più completa della vita comunitaria di Pesaro”.

Il prof. Guido Arbizzoni, dell'Università di Urbino, ha presentato a fine maggio il volume n° 22 (2006) di “Pesaro città e contà”, rivista della Società pesarese di studi storici, intitolato “Un ambasciatore del duca di Firenze a Urbino. Carteggio Barignani-Guidubaldo II (giugno-settembre 1558)” a cura di Gianluca Montinaro.
Fabio Barignani (1532-1584) nacque a Pesaro da una nobile famiglia di origini bresciane e si dedicò agli studi giuridici. Fu anche un buon letterato e di lui restano lettere, manoscritti e un poema latino, la Gigantomachia, encomiastico  – come usava nell'Italia delle corti – nei confronti di Guidubaldo II della Rovere, duca di Urbino e suo signore. Il carteggio offerto e commentato in questo volume è relativo alla prima missione diplomatica di Fabio Barignani a Firenze per conto del duca di Urbino, nell'estate del 1558 (altre ne seguiranno poi a Roma, a Venezia e ancora a Firenze).  Documento esemplare di come venivano trattati gli affari diplomatici nell'Italia di metà ‘500, le epistole trascritte – oggi conservate a Firenze e a Pesaro – gettano uno sguardo indiscreto e a tratti perfino irriverente su personaggi che la Storia ci consegna come remoti e intangibili. Le missive e i rapporti del Barignani, come le risposte e le istruzioni del duca di Urbino, svelano un mondo di piccoli e grandi accadimenti, di alleanze e di inquietudini sullo sfondo delle “guerre d'Italia” che contrapponevamo da decenni Spagna e Francia: uno sfondo nel quale gli Stati italiani si illudevano di svolgere ancora un ruolo da comprimari. Invece quando nel 1584 il Barignani si spense (…“morì messer Fabio Barignano, dottor di legge molto eccellente, uomo buono, prudente e fedele: Iddio l'abbia nel suo santo regno, come spero” scrisse di lui Francesco Maria II della Rovere) l'Italia era ormai entrata nell'inverno della pax hispanica.

Luciano Ceccarelli è l'autore dei libri “La cappella gentilizia degli Albani” e “…poi che la gente poverella crebbe”. Alessandro Cioppi è l'autore dello studio “Presentazione delle ricerche sui misteri della cappella degli Albani di Urbino emersi a seguito dei restauri”. Queste pubblicazioni sono dedicate alla cappella di Urbino che già dal 1995 versava in condizioni precarie ed hanno impegnato i Frati minori del convento in un significativo intervento di recupero. Proprio in seguito ai lavori di restauro e al ritrovamento della cripta dell'ultimo cardinale degli Albani, Giuseppe, morto nel 1834, è aumentata la curiosità del progettista e dei suoi collaboratori. Si è indagato così in maniera più approfondita sia sulla nascita della cappella, sia sulle opere d'arte conservate, sui materiali e sulle tecnologie utilizzate all'epoca. Il percorso di studio, durato 10 anni e non ancora terminato, e gli stessi lavori di restauro si sono trasformati in una miniera di conoscenze che ha portato a una serie di ipotesi d'importanza storica, architettonica e culturale.

Nel segno di Barocci. Allievi e seguaci tra Marche, Umbria, Siena” (Federico Motta Editore) è un ponderoso volume curato da Anna Maria Ambrosini Massari e Marina Cellini per la Banca Marche. Federico Barocci ha un ruolo particolare nella storia d'arte italiana perché rappresenta sotto il dominio di Francesco Maria II della Rovere) l'ultimo periodo di autonomia e unicità della civiltà urbinate. Il grande artista urbinate è riuscito a creare anche una scuola da cui scaturiscono le diversificate esperienze dei tanti pittori che finirono con l'assorbire le infinite suggestioni della sua arte. Il volume riporta in maniera sistematica il ruolo dell'artista e dei suoi allievi, fra cui il saggio di Grazia Calegari su Giovan Giacomo Pandolfi: un pittore che sentì l'influsso del Barocci, ma che poi riuscì a sviluppare un linguaggio originale.

Pesaro romana: archeologia e urbanistica” a cura di Pier Luigi Dall'Aglio e Ilaria Di Cocco (Ed. Ante quem) è un libro-ricerca che affronta il tema della ricostruzione del disegno urbano di Pesaro romana e tardo-antica. E in questo studio che presenta numerosi contributi di archeologi e studiosi (Dall'Aglio, Baldelli, De Marinis) vi è anche una sezione sull'aspetto geo-fisico in collaborazione con l'Università di Urbino. E proprio le conclusioni di questa ricerca scientifica hanno evidenziato come le mappe della Pesaro romana sono diverse rispetto a quelle finora conosciute.

 


 
 
 
 
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