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Dona gli organi: il trapianto è vita

Si è svolta a maggio, anche quest'anno, la settimana della donazione di organi: un'iniziativa voluta dal Ministero della Salute per sensibilizzare gli italiani a manifestare consapevolmente la propria volontà alla donazione di organi. In 10 anni le donazioni in Italia sono raddoppiate ed altrettanto è avvenuto per i trapianti, ma sono ancora migliaia, secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti, i pazienti in lista di attesa (10.260). Per quanto riguarda le Marche, dopo il risultato eccellente del 2004, che ha visto la nostra regione al 1° posto in Italia, nel 2005 si è verificata una debole flessione: da 36,0 a 30,6 donatori per milione di popolazione.
La dichiarazione della volontà di donare gli organi è regolamentata dalla legge n. 91 del 1° aprile 1999 e dal decreto ministeriale dell'8 aprile 2000. La legge, introduce il principio del “silenzio assenso”, in base al quale a ogni cittadino maggiorenne viene richiesto di dichiarare la propria volontà sulla donazione dei propri organi e tessuti, dopo essere stato informato che la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione. Tale principio non è ancora in vigore. In questa fase transitoria, prima dell'applicazione del silenzio-assenso, la manifestazione della volontà è regolamentata dall'art. 23 della stessa legge, che introduce il principio del consenso o del dissenso esplicito. A tutti i cittadini viene data la possibilità (non l'obbligo) di esprimere la propria volontà in merito alla donazione dei propri organi.
Attualmente sono queste le possibilità per esprimere la volontà:
1. Una dichiarazione scritta che il cittadino porta con sé con i propri documenti. A questo proposito il Decreto legislativo 8 aprile 2000 ha stabilito che qualunque nota scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, è considerata valida ai fini della dichiarazione.
2. La registrazione della propria volontà presso le AUSL di riferimento o il medico di famiglia.
3. La compilazione del tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio del 2000 che deve essere conservato insieme ai documenti personali.
4. L'atto olografo o la tessera dell'AIDO o di una delle altre associazioni di volontariato o di pazienti.

Il Centro Nazionale Trapianti
Quando la volontà di donare viene registrata alla AUSL, i dati vengono inseriti in un archivio del Centro Nazionale per i Trapianti che è collegato con i Centri interregionali. In caso di possibile donazione in un soggetto in cui venga accertata la morte, i medici rianimatori verificano se il soggetto ha con sé la dichiarazione o ha registrato la volontà nell'archivio informatico.

La dichiarazione: a che serve
Attraverso la dichiarazione di volontà ogni singolo cittadino ha la possibilità di esprimersi liberamente, facendo in modo che, in caso di morte, la sua volontà non venga violata dalle decisioni altrui.

Se un cittadino non si esprime
Se un cittadino non esprime la propria volontà, al momento attuale la legge prevede la possibilità per i familiari (coniuge non separato, convivente, figli maggiorenni e genitori) di opporsi al prelievo durante il periodo di osservazione di morte. Pertanto è bene parlare anche con i propri familiari, poiché in assenza di dichiarazione, essi vengono interpellati dai medici circa la volontà espressa in vita dal congiunto.

Per i minorenni chi decide
Sono sempre i genitori a decidere. Se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.

Se un cittadino ci ripensa
Il cittadino può modificare la dichiarazione di volontà in qualsiasi momento. Sarà ritenuta valida, sempre, l'ultima dichiarazione prestata secondo le modalità previste.

Per riassumere:
in caso di morte possono verificarsi tre casi:

· Il cittadino ha espresso in vita la volontà positiva alla donazione: i familiari non possono opporsi.
· Il cittadino ha espresso la volontà negativa alla donazione: non c'è prelievo di organi.
· Il cittadino non si è espresso: il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono.

Le domande più frequenti

Come fanno i medici a stabilire che una persona è morta?
L'accertamento di morte è un adempimento previsto dalla legge in ogni caso, non solo quando c'è un donatore. Per farlo esistono norme che non lasciano spazio a dubbi. La morte è causata da una totale assenza di funzioni cerebrali dipendenti da un arresto della circolazione protratto per almeno 20 minuti o da una gravissima lesione che ha colpito direttamente il cervello. In questi casi, detti di “morte encefalica” i medici seguono accurati accertamenti clinici e strumentali (elettroencefalogramma, angiografia cerebrale ecc.). Per la legge il momento della morte coincide con la simultanea presenza di tutti i parametri di riferimento per un periodo non inferiore a 6 ore per gli adulti; 12 e 24 ore per i bambini (a seconda delle diverse fasce d'età). La morte non può essere accertata da un solo medico, è necessaria una commissione di tre professionisti, nominata dalla Direzione sanitaria dell'ospedale. Comprende un medico legale, un rianimatore e un neurofisiopatologo, ognuno con specifiche funzioni e competenze. A loro, prima di dichiarare la morte del paziente, spetta il compito di svolgere e registrare tutti gli esami per almeno tre volte nelle ore di osservazione previste dalla legge. Sono assolutamente esclusi da tale commissione i medici che dovranno eseguire il prelievo e il trapianto.

Che differenza c'è tra morte cerebrale e coma?
Nella morte cerebrale tutte le cellule cerebrali sono morte e non è possibile rilevare alcuna attività (vitale). Nel coma il paziente è vivo, anche se la coscienza è assente; i riflessi sono presenti, l'attività elettrica è rilevabile, così come la risposta agli stimoli dolorifici. Il paziente in coma viene curato, spesso con ottimi risultati, e riprende una vita normale. Non è possibile confondere il coma con la morte cerebrale.

Fino a quale età si possono donare organi e tessuti?
Non esistono limiti di età: in particolare le cornee e il fegato, prelevati da donatori di età superiore ad 80 anni, sono frequentemente idonei ad essere prelevati e trapiantati.

Attraverso organi e tessuti possono essere trasmesse gravi malattie?
Ogni potenziale donatore viene obbligatoriamente sottoposto ad alcuni accertamenti clinici, laboratoristici e strumentali che garantiscono ampi margini di sicurezza.

In una persona morta il cuore può battere ancora?
Sì, la morte di una persona è determinata esclusivamente dalla morte del cervello, indipendentemente dalle funzioni residue di qualsiasi organo. Per questo motivo in un soggetto deceduto in condizioni di “morte encefalica”, se si mantiene una ventilazione meccanica il cuore può battere per alcune ore. La donazione di organi può essere effettuata solo in questi casi.

I pazienti pagano per ricevere un organo?
No, è illegale comprare o vendere organi umani: la donazione è sempre gratuita ed anonima. I costi del trapianto sono a carico del Servizio sanitario nazionale.

E' possibile decidere a chi verranno trapiantati i propri organi dopo la morte?
No, gli organi vengono assegnati ai pazienti in lista di attesa in base alle condizioni di urgenza ed alla compatibilità clinica ed immunologica del donatore con le persone in attesa di trapianto.

(a cura dell'ASUR Marche, Zona Territoriale 1 – Pesaro)

 


 
 
 
 
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