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I vangeli apocrifi e il Codice da Vinci

Giotto, "Il bacio di Giuda".

Don Giorgio Giorgetti, licenziato al Pontificio Istituto Biblico, ha studiato col prof. Quecke la lingua copta traducendo insieme a lui il vangelo di Tommaso.

Di vangeli apocrifi si parla in questi giorni in occasione dell'uscita del film sul Codice da Vinci. Ma se ne parlò molto anche quando furono ritrovati a Nag Hammadi in una giara, 52 testi scritti in copto tra cui alcuni vangeli finora sconosciuti risalenti al  II-III secolo d.C. Di vangeli apocrifi ne abbiamo  tre tipi:
1) Quelli che si avvicinano nella forma letteraria ai nostri vangeli sinottici: il vangelo di Pietro, il vangelo degli Egiziani, il Papiro di Ossirinco, i vangeli giudeo-cristiani. Tutti questi vangeli sono simili ai vangeli canonici perché, come i canonici, sono stati scritti partendo dalla predicazione apostolica e dalla catechesi della chiesa primitiva che si adattava ai vari ambienti culturali.
2) Quelli a tendenza gnostica, che vogliono rivelare i segreti della costituzione del mondo. Non interessa qui il Gesù storico, ma il comunicatore di visioni e di una sapienza iniziatica. Le principali caratteristiche di questi scritti sono, in alcuni, il rifiuto della Incarnazione e della morte e resurrezione, in altri un eccessivo ascetismo. Sono il vangelo di Tommaso, il dialogo del redentore, l'apocrifo di Giovanni, la sofia di Gesù Cristo e - senza nessun collegamento coi sinottici - il vangelo della verità e il vangelo secondo Filippo.
3) Vangeli leggendari che vogliono integrare e arricchire i fatti della vita di Gesù con leggende ricorrenti della letteratura popolare. Esprimono la pietà popolare di quel tempo e hanno un influsso determinante sulla pietà popolare dei secoli successivi: sono il vangelo di Nicodemo e il Ciclo di Pilato.
Un consiglio che possiamo dare a chi si accosta a questi testi, che vengono da un  ambiente caldo e comunitario, è quello di leggerli con la passione del significato e della vita più che con la curiosità di chi vuol avvicinare fatti dall'esterno. E' consigliabile, come per la lettura della Bibbia, leggerli insieme ad altre persone per lasciarci interrogare e prender posizione subito davanti a parole che non possono lasciarci indifferenti.
Sono diversi anni che gruppi sempre più numerosi di persone utilizzano la tradizione apocrifa dei vangeli. Lo dicono due casi emblematici: La buona novella di De Andrè; e I giardini dell'Eden di D'Alatri, film che per espressa dichiarazione dell'autore, si richiama alla letteratura apocrifa e ai testi dei monaci di Qumran. Ma ad utilizzare abbondantemente questi testi sono tutti i gruppi che da tempo, senza eccessiva preparazione a livello storico e ermeneutico, si fanno portatori di verità segrete e attingibili in modo particolare solo all'interno del gruppo: è quindi il gruppo che fornisce l'orizzonte interpretativo di quello che si cita. Questo l'ho verificato più volte parlando con persone dell'area massonica e con persone ispirate dalla new e dalla next age; la citazione non è quasi mai frutto di una ricerca personale o di gruppo, ma parola che serve ad avvalorare un'immagine forte dell'ideologia del gruppo.
Questo è il motivo per cui, pur essendoci diverse edizioni dei vangeli apocrifi, non c'è ancora una grande conoscenza di essi. Qualcuno ha detto che il libro di Dan Brown sarà occasione di una nuova ricerca e stimolo alla conoscenza: ma questo a condizione che questi gruppi non si sentano confermati o attaccati ma abbiano la disponibilità a trattare questi temi in pubblico. Il modo  di accostarsi ai vangeli gnostici esige grande rispetto e simpatia ma anche una preparazione che porti ad allargare l'ottica e a sentire l'esigenza sia di un rinnovamento interiore, sia della volontà di crescere in un rapporto di responsabilità comunitaria. Questo è l'orizzonte e la preoccupazione più forte da cui partono questi testi antichi che non sono mai scritti da un autore inteso come lo pensiamo noi, ma come appunti e ciclostilati utili alla catechesi di gruppo.
Per consigliare una prima lettura, potremmo iniziare con il vangelo copto di Tommaso che è molto vicino ai nostri vangeli. Ma oltre la semplicità del testo, occorre fare attenzione al clima culturale in cui il vangelo è scritto (per questo ci vuole un buon commento!) altrimenti si interpreta il  bacio di Gesù a Maddalena del vangelo di Filippo come chiara espressione di un rapporto sessuale; mentre tutto il vangelo è impostato sul rifiuto della femminilità e della sessualità e la figura di Maddalena è simbolo della Chiesa.
Certo è che Dan Brown ha saputo raccogliere in un romanzo tanti  temi che sollecitano curiosità,  sensazionalismo e fantasia; e li ha offerti in pasto a gruppi che diffidano della Chiesa-istituzione  e delle sue verità ma che pur hanno bisogno di colmare il vuoto in cui si trovano. L'attuale rifiuto della Chiesa-istituzione ci richiama alla mente lo stesso atteggiamento degli gnostici dei primi tempi, ma con una differenza di fondo: gli gnostici si concentravano sull'esperienza personale e sul cammino formativo e spirituale della persona partendo da una grande esigenza di razionalità: per questo erano meno attenti alle esigenze della comunità e della carità. Oggi, al contrario, le persone che diffidano della Chiesa sono spesso consegnate alle mode culturali effimere della cultura di massa senza  verificare a livello razionale le radici della loro diffidenza.

Giorgio Giorgetti

Il vangelo di Giuda

Si è fatto un gran parlare, proprio nell'imminenza della Pasqua cristiana, della figura di Giuda: un personaggio decisamente scomodo. Ma così scomodo che il suo nome è diventato sinonimo di “traditore, infido…”, cosa che non farà piacere ai migliaia di Giuda che stavano in Giudea (appunto), visto che in quei tempi e da quelle parti chiamarsi Giuda era come chiamarsi Palazzi o Vitali a Fano. Il tutto parte dal ritrovamento (negli ormai lontani anni '50) di una copia - ritenuta autentica - di quel manoscritto.

Gli gnostici
Cerchiamo di tracciare rapidamente alcuni punti-chiave. Nel suo vangelo Giuda, o chi per lui (ma non ci si scandalizzi, non c'era il copyright; e poi neppure i quattro vangeli canonici furono scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni ma solo attribuiti ad essi) racconta l'arresto di Gesù e quel che ne è seguìto. Ma chi fu a redigerlo? Gli gnostici. Un curioso gruppetto di persone che circa dall'anno 100 d.C. andavano dicendo, con ferma convinzione, che Gesù avrebbe confidato notizie speciali solo a chi poteva capire, che avrebbe predicato a “livelli diversi di comprensione” destinando parabole o poco più al popolino e concetti molto più profondi agli altri, quelli che potevano “conoscere”. Manco a farlo apposta gli altri erano loro, gli gnostici.
Ma cosa dice il vangelo di Giuda di tanto impertinente per la gerarchia cristiana (cattolica in primis) se addirittura il Papa si è sentito in dovere di metterci voce? Dice che il Giuda si trovò costretto a decretare la condanna di Gesù perché era l'unico in grado di comprendere certe verità. A giudizio di chi? Di Gesù stesso. Fu proprio Lui a conferirgli quel triste compito, anche perché - dovendo morire per espiare i peccati di tutti - qualcuno doveva pur provvedere alla bisogna. E non solo: secondo questo vangelo il predestinato non aveva altra possibilità di scelta, così come Gesù non aveva altra chance che finire in croce. Qualcuno doveva denunciarlo e toccò a Giuda, l'unico in grado di capire l'intima essenza di quell'atto. Sotto questo aspetto, per gli gnostici Giuda si sarebbe sacrificato prima di Cristo; il che è tutto dire…
Il Messia lo scelse come delatore e Giuda lo denunciò. Ma a chi? Ai Romani o agli Ebrei? I vangeli canonici sostengono che venne denunciato agli ebrei. Saul Paolo di quel del Tarso lo sostenne per primo, anche perché, mirando ad evangelizzare Roma, ben difficilmente avrebbe visto aprirsi le porte capitoline col sindaco in testa se fosse andato dicendo in giro che erano stati i romani. Era politicamente più corretto addossare la colpa agli ebrei, già che i laziali li odiavano per la testardaggine che quelli ci mettevano nell'ostinarsi a non riconoscere l'Imperatore come un dio; per di più neppure Saul ci spassionava troppo, datosi che probabilmente lui era di origini turche e che per almeno due volte gli ex datori di lavoro avevano tentato di ammazzarlo. Una versione che contemplasse un Giuda traditore e falso, come tutta quella gente rivoltosa di là del mare, andava a pennello per quei buzzurroni di Roma! A Paolo potrebbe non esser mai passata per la testa questa mossa politicamente corretta, ma è anche difficile credere alla iconografia storica, che mostra un Ponzio Pilato nell'atto di assecondare gli ebrei facendosi addirittura venire qualche scrupolo prima di uccidere un ebreo. Innocente secondo lui ma non secondo gli ebrei. E ci risiamo! Emerge la figura di un Pilato che decisamente poco si confà ad un combattente romano, uno che in tuta mimetica e gladio pronto si prodiga per accontentare i collaborazionisti ebrei, quando da un tipo così era lecito pensare che l'unico favore che ci si potesse aspettare vertesse sulla scelta del tipo di legno per costruire la propria croce; perché come non erano pacifisti gli Zeloti certo non lo era quel brav'uomo di nome Pilato, con sullo stomaco almeno tremila persone appese “ad ypsilon” con l'accusa di aver ordito contro Roma.

I trenta vangeli
Si può benissimo non esser d'accordo con gli gnostici circa la versione data (peraltro senza timore di essere contraddetti, poiché gli ultimi sono stati bolliti o grigliati nei secoli bui), tuttavia non si può non tener conto che la loro fede era profonda, così come fermamente credevano quelli che venivano sbranati al Colosseo in nome di Cristo o magari quegli altri, seguaci del culto di Mitra, presi a cornate da qualche grosso bovino non consenziente con certe pratiche sacrificali. Si può rigettare in toto una dottrina, ma è da dubitare che il contenuto di tutti i vangeli rispecchi la “cronaca vera” dei fatti, perché ogni storia è intrisa con proprio modo di pensare, col comune pensare ed inquinato da ciò che la gente vuol sentirsi dire; esempio, quest'ultimo - se non altro - di pessimo giornalismo. Certi servizi giornalistici e certe pubblicazioni (vedi il Codice Da Vinci) fanno presa sulla gente perché è diventata sospettosa, e guarda con occhi aperti e disincantati ciò che ieri accettava come verità colata. Un disincanto che investe tutti i campi, dalla medicina alla politica alla finanza, financo allo sport. Non risparmia la religione nella misura in cui questa non è mai stata veramente super partes alla politica ed alla finanza. In molti vogliono sapere, dagli addetti, come in passato la Chiesa ha gestito le proprie gnosi, le proprie conoscenze, non mancando di citare che “la verità vi renderà liberi”. Non ha mai detto, la Chiesa, che i quattro vangeli furono scelti fra una rosa di almeno trenta, e che la selezione fu operata in base alle necessità di mettere ordine a tutto quel guazzabuglio di notizie sulla vita di Cristo, originatosi dal fatto che in quei tempi scrivevano in pochi e la tradizione orale la faceva da padrona con abbellimenti e giri di giostra a non finire. C'era un gran bisogno di chiarezza, ed i primi illuminati cristiani (i Padri della Chiesa) scelsero quattro vangeli, con l'accortezza di promuovere quelli che non evidenziassero incongruità di contenuto e che (ma questo lo si può solo supporre) fossero in sintonia con i tempi e le strategie politiche in cui tale selezione venne operata. Ovviamente provvidero a promulgare il promulgabile (come gli gnostici), tacendo il resto e distruggendo quello che non gli garbava (come non fecero gli gnostici). Magari sfuggì loro di penna qualche regola decisamente strana: non s'è mai capito perché Dio avrebbe preferito l'uomo alla donna (ch'era pur sempre opera Sua). E adesso i loro successori si trovano nel problema di tutti coloro che - in buona fede o in considerazione di un machiavellico “bene comune”- hanno taciuto i fatti.

Fede e dogmi
In seguito i vari Concili, Encicliche e Bolle papali accrebbero chiarezza e confusione ed in qualche momento di spiccata euforia (si era deciso sin dall'inizio che Dio ispirasse ogni delibera) non mancarono di saltar fuori altre norme decisamente demodé per i giorni nostri. Ed anche ai giorni “loro”, considerando le varie chiese cristiane che nacquero di conseguenza. Per cautelarsi contro prevedibili contestazioni, le regole divennero dogmi, confidando - ad ogni buon conto - sulla Fede, che avrebbe cementato e garantito l'obbedienza dei fedeli. Se non fosse bastata quella, si poteva pur sempre contare sul Tribunale del Santo Uffizio (leggi Inquisizione). Giordano Bruno ne sa qualcosa, Copernico ancora trema, Galilei, appena graziato, si è chiuso in un riservato no comment.
Oggi il livello di conoscenza non è più quello di mille anni fa (maledetto Internet!) ed il gregge - prima ben tenuto assieme dal dogma, dall'autorità e dalla minaccia di sanzioni esemplari - comincia sparpagliarsi. La gerarchia cattolica lo sa bene, ma non sa se far cantare in chiesa anche le donne stonate (gli uomini sono tutti intonati, è ovvio) o riabilitare Lefèbvre; se portare come esempio i frati missionari giù da piedi all'Africa oppure l'Opus Dei; se difendere il cardinal Marcinkus e/o condannare il comportamento di quel simpaticone di Milingo; se invitare a lasciar perdere le madonnine che piangon sangue oppure organizzare pellegrinaggi da Padre Pio, visto che non ci va più nessuno. Ed in tal contesto tirar fuori la faccenda di Giuda sortisce un effetto devastante.
Alla luce di questi pontifici silenzi, per replicare al vangelo di Giuda non basta più il timbro “apocrifo”. Per spiegare oggi a gente smaliziata perché quello è un apocrifo e l'altro no, ci vuole autorevolezza. Ce l'ha la ancora la Chiesa cattolica questa autorevolezza? L'autorità sì, ma l'autorevolezza? Questa la domanda sollevata dalla lettura del vangelo di Giuda.

Maurizio Lodovichetti

 


 
 
 
 
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