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La palazzina dell'Enel di Viale Buozzi


Lettera inviata dal presidente della sezione locale di Italia Nostra al soprintendente per i Beni Architettonici e  per il Paesaggio delle Marche, architetto Luciano Garella e a tutte le autorità competenti.

L'associazione Italia Nostra è vivamente preoccupata per le segnalazioni che le giungono da privati cittadini e dalla stampa, relative alla imminente demolizione di una palazzina del primo Novecento in Viale Buozzi a Pesaro. Già  sede storica dell'UNES (Unione Esercizi Elettrici) e della Direzione provinciale dell'Enel, l'edificio è da considerare bene di interesse culturale ai sensi del Decreto legislativo del 22/02/2004, n. 42 e successive modificazioni, in quanto “opera di autore non più vivente, la cui esecuzione risale a oltre cinquanta anni”. In occasione della vendita a privati inoltre avrebbe dovuto essere oggetto di segnalazione come proprietà di ente pubblico,  per consentire un'eventuale prelazione. Si tratta di un immobile a due piani con un fronte di circa cento metri, dal classico impianto edilizio dell'inizio del secolo scorso, che ha dato l'impronta a tutto il quartiere. Sul lato opposto del viale prospettano edifici a due piani, case a schiera e un lato dell'ex Palazzo dell'Agricoltura, ora sede del Genio Civile, di poco più alto, ma affacciato sull'ampio spazio di Piazzale Matteotti.
Se le voci di una prossima variante al Piano regolatore, che attualmente in quell'ambito prevede solo ristrutturazione vincolata, fossero vere, sul sedime della palazzina dell'Enel dovrebbero essere edificati cinque piani, per un totale di trentamila metri cubi, più due piani interrati. Un'enormità inaccettabile sul piano urbanistico e del traffico, in un'area già congestionata dalla presenza delle sedi dell'INPS, della Provincia di Pesaro e Urbino, dell'Ufficio IVA e del Genio Civile, della scuola e della palestra Carducci, di numerosi esercizi commerciali,  e non distante dai palazzi cresciuti come funghi attorno al nuovo Tribunale.
Si mette in evidenza che l'intervento comporterebbe uno scavo di consistente profondità nel sedime del vallato delle mura roveresche, di cui si possono tuttora osservare alcune parti nel piano interrato del palazzo del Genio Civile. Si tratta peraltro di un'area, adiacente al tracciato della Via Flaminia, di notevole importanza archeologica, come dimostrano i numerosi reperti romani rinvenuti nel 1958 tra Viale Cialdini e Viale Buozzi in occasione degli scavi per la costruzione del palazzo d'angolo, oggi conservati al Museo Oliveriano.
Per scongiurare tale scempio e per evitare l'abbattimento della palazzina in oggetto, si richiede il riconoscimento di interesse culturale in base alle leggi vigenti, che sono state del tutto ignorate nel caso della palazzina di fine Ottocento, sede della Direzione dell'Azienda municipale del Gas, recentemente demolita, in contrasto con le norme di tutela e con scarsa considerazione  del patrimonio edilizio storico della città.

Federica Tesini
presidente Italia Nostra
Sezione di Pesaro e Fano

 
La memoria di Viale Umberto

La tesi della Tesini (Federica) presidente di Italia Nostra, apparsa sui quotidiani locali, è interessante ed allarmante: non è lecito stravolgere un angolo storico e architettonico della nostra città. Parliamo dell'edificio già dell'Enel, in Viale Buozzi che viene definito “palazzina del primo Novecento”; ma pensiamo sia qualcosa di più.
Umberto, Re d'Italia, fu assassinato dall'anarchico Bresci durante le manifestazioni ginniche di Monza nel 1900. Dunque, per chiamarsi Viale Umberto, la strada su cui si affaccia la palazzina doveva essere lì prima del Novecento; altrimenti si sarebbe chiamata Viale Umberto I, a distinguerlo dal principe già nato (futuro Umberto II). Infatti, consultando l'Archivio di Stato, ci risulta che all'inizio del Novecento si chiamava così il viale che, costeggiando le mura roveresche, circondava una parte della città prolungandosi fino ai Bastioni di Santa Chiara (l'attuale Piazza Carducci) e su ancora fino a porta Garibaldi (cioè più o meno alla stazione). Nel mappale che stiamo citando risulta anche che sui due angoli di Via d'Azeglio esistevano già due costruzioni: una a sinistra, più piccola e dotata di giardino (futura dimora della famiglia Peroni); l'altra di dimensioni più ragguardevoli, sulla destra, e dotata anch'essa di grande giardino sul retro (Mappa XIX aggiornamenti. Conservata all'Archivio di Stato sede di Pesaro).
Se andiamo ancora indietro ritroviamo la stessa situazione già nell'anno 1887, quando la strada non era ancora intitolata ma figurava come “Strada extra Mura”: il che la dice lunga sulla solerzia dei funzionari dell'Archivio Pontificio nell'aggiornamento delle mappe catastali, che durarono ben oltre l'unità d'Italia.
Ebbene in tale data risultano già le due costruzioni anche se, mancando i disegni, non si può dire se avessero già l'aspetto odierno.
Sta di fatto che se un pesarese a passeggio per Londra si trovasse di fronte ad una palazzina analoga, che definirebbe del periodo vittoriano, sosterebbe con interesse e compiacimento a sottolineare il garbo delle linee, delle dimensioni, delle cornici di cotto, del giardino (che nel nostro caso si estende fino all'angolo di Via Giusti) ombreggiato da alberi sul lato sud e adornato perfino da palme. Ma siccome non siamo a Londra lo sguardo passa distratto e ci sembra normale una richiesta di modifica al Piano regolatore che oggi prevede “solo ristrutturazione vincolata” (e ne sanno qualcosa i proprietari delle costruzioni attigue).
Piacerebbe anche a noi avere abbondanza di posti auto nei pressi del centro. E' vero che le costruzioni portano lavoro e quindi accresciuto benessere, ma forse si possono recuperare altre aree esteticamente e storicamente meno interessanti, sospendendo il massacro del povero Viale Umberto: già provato negli anni passati dalla costruzione di edifici condominiali inopportuni, atti a cancellare la memoria storica di un viale che abbelliva il contorno della città “extra mura”.

Giuliano di Santa Colomba

 


 
 
 
 
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