Ricerca nel sito: Parola Esatta
Giugno 2007 / Storia
  Se si ricerca un testo con apostrofi non settare 'Parola esatta'  
  Home Page
  Aprile 2011
  Marzo 2011
  Febbraio 2011
  Gennaio 2011
  Dicembre 2010
  Novembre 2010
  Ottobre 2010
  Settembre 2010
  Luglio-Agosto 2010
  Giugno 2010
  Maggio 2010
  Aprile 2010
  Marzo 2010
  Febbraio 2010
  Gennaio 2010
  Dicembre 2009
  Novembre 2009
  Ottobre 2009
  Settembre 2009
  Luglio-Agosto 2009
  Giugno 2009
  Maggio 2009
  Aprile 2009
  Marzo 2009
  Febbraio 2009
  Gennaio 2009
  Dicembre 2008
  Novembre 2008
  Ottobre 2008
  Settembre 2008
  Luglio-Agosto 2008
  Giugno 2008
  Maggio 2008
  Aprile 2008
  Marzo 2008
  Febbraio 2008
  Gennaio 2008
  Dicembre 2007
  Novembre 2007
  Ottobre 2007
  Settembre 2007
  Luglio-Agosto 2007
  Giugno 2007
  Maggio 2007
  Aprile 2007
  Marzo 2007
  Febbraio 2007
  Gennaio 2007
  Dicembre 2006
  Novembre 2006
  Ottobre 2006
  Settembre 2006
  Luglio-Agosto 2006
  Giugno 2006
  Maggio 2006
  Aprile 2006
  Marzo 2006
  Febbraio 2006
  Gennaio 2006
  Dicembre 2005
  Novembre 2005
  Ottobre 2005
  Settembre 2005
  Luglio-Agosto 2005
  Giugno 2005
  Maggio 2005
  Aprile 2005
  Marzo 2005
  Febbraio 2005
  Gennaio 2005
  Dicembre 2004
  Novembre 2004
  Ottobre 2004
  Settembre 2004
  Luglio-Agosto 2004
  Giugno 2004
  Maggio 2004
  Aprile 2004
  Marzo 2004
  Febbraio 2004
  Gennaio 2004
  Dicembre 2003
  Novembre 2003
  Ottobre 2003
  Settembre 2003
  Luglio-Agosto 2003
  Giugno 2003
  Maggio 2003
  Aprile 2003
  Marzo 2003
  Febbraio 2003
  Gennaio 2003
  Dicembre 2002
  Novembre 2002
  Ottobre 2002
  Settembre 2002
  Luglio-Agosto 2002
  Giugno 2002
  Maggio 2002
  Aprile 2002
  Marzo 2002
  Febbraio 2002
  Gennaio 2002
  Dicembre 2001
  Novembre 2001
  Ottobre 2001
  Settembre 2001
  Luglio-Agosto 2001
  Giugno 2001
  Maggio 2001
  Aprile 2001
  Marzo 2001
  Febbraio 2001
  Gennaio 2001
  Dicembre 2000
  Novembre 2000
  Ottobre 2000
  Settembre 2000
  Luglio-Agosto 2000
  Giugno 2000
  Maggio 2000
  Aprile 2000
  Marzo 2000
  Febbraio 2000
  Gennaio 2000
  Dicembre 1999
  Novembre 1999
  Ottobre 1999
  Settembre 1999
  Luglio-Agosto 1999
  Giugno 1999
  Maggio 1999
  Aprile 1999
  Marzo 1999
  Febbraio 1999
  Gennaio 1999
  Dicembre 1998
  Novembre 1998
  Ottobre 1998
  Settembre 1998
  Luglio-Agosto 1998
  Giugno 1998
  Maggio 1998
  Aprile 1998
  Marzo 1998
  Febbraio 1998
  Gennaio 1998
  Dicembre 1997
  Novembre 1997
  Settembre-Ottobre 1997
  Luglio-Agosto 1997
  Giugno 1997
  *

La battaglia di Pantelleria


Giugno-agosto 1942, lontana estate di guerra, con il Mediterraneo teatro di due aspre battaglie aero-navali nelle quali gli italo-tedeschi prevalsero, ma fu un cruento... canto del cigno, poiché – nel volgere di appena tre mesi – la sconfitta ad El Alamein e lo sbarco alleato nell'Africa Occidentale francese avrebbero impresso alle operazioni militari un deciso, irreversibile sviluppo a favore degli anglo-americani. A sessantacinque anni da quegli eventi, divenuti storia, è meritevole farne memoria anche per il rispetto dovuto a coloro che, nell'uno e nell'altro campo, ne furono partecipi con valore ed alto senso del dovere.
All'inizio di giugno, con Rommel saldamente in Egitto, attratto dal... miraggio delle Piramidi che gli sarà fatale e la piazzaforte di Tobruk sul punto di essere espugnata, per gli inglesi la situazione si presentava... “sconsolante”, come ha scritto il loro ministro Anthony Eden, aggravata inoltre dal ricorrente assillo di mantenere il possesso dell'isola di Malta, essenziale punto di riferimento nel cuore del Canale di Sicilia. All'entrata dell'Italia nel conflitto, Churchill si era autorevolmente battuto affinché l'Isola – strategico crocevia di importanti correnti di traffico – fosse “tenuta”, pagando qualsiasi prezzo, al fine di trasformarla in una minacciosa “spada fiammeggiante”. Nel maggio ‘42, mentre il premier britannico stava incontrando il russo Molotov, che sollecitava rifornimenti e l'apertura del “secondo fronte” in Europa, riceveva un estremo appello dal Governatore di Malta, lord Gort: viveri razionati, munizioni e carburanti in esaurimento; senza immediati reintegri, inevitabile il collasso e la resa. E Churchill, pur conscio che al momento le disponibilità erano ridotte all'osso, imponeva all'Ammiragliato di compiere ogni sforzo affinché l'Isola fosse subito rifornita sfidando il rischio – certo – di tirarsi addosso l'intero dispositivo aereo e navale nemico. Da mesi menomata la “Mediterranean Fleet”, fu necessario rastrellare ovunque piroscafi e unità di scorta, sottraendoli alle prioritarie necessità di alimentare l'URSS, per organizzare due convergenti operazioni. La "Harpoon", da Gibilterra, la "Vigorous", in partenza dall'Egitto, secondo il consueto piano studiato per costringere le forze avversarie a dividersi, o concentrare l'offesa soltanto su di un obiettivo, evitandola all'altro. Cinque mercantili, per 42 mila tonnellate, erano posti sotto carico a Glasgow-Clyde; altri dieci venivano approntati ad Haifa, Bejrut e Suez, mentre alcune unità, a rinforzo, affluivano dall'Oceano Indiano. L'operazione Vigorous – agli ordini dell'ammiraglio Harwood – era la prima a muovere, l'11 giugno, preceduta da un “falso” convoglio, guidato dall'incrociatore "Coventry", mandato in avanscoperta allo scopo di attirare la flotta italiana, esponendola all'insidia di sommergibili e aerosiluranti. A proteggere dieci navi da carico c'erano: la vetusta corazzata "Centurion", otto incrociatori, ventisei cacciatorpediniere, naviglio minore e i diciotto sommergibili in agguato lungo l'itinerario. Mancando le portaerei, la eventuale copertura era affidata ai cento "Spitfire" di Malta. A ponente, nella notte sul 12 giugno, aveva lasciato Gibilterra anche l' "Harpoon", al comando dell'ammiraglio Curteis. Ai cinque mercantili – stracolmi – si era aggregata la cisterna "Kentucky" con oltre 5 mila tonnellate di preziosissimi carburanti. La “Forza H” di scorta, comprendeva la corazzata "Malaya", cinque incrociatori, diciassette caccia, dragamine, corvette e soprattutto le portaerei "Eagle" e "Argus" che recavano venti caccia e tredici siluranti.
Sino dal giorno 12, l'efficiente servizio informazioni italiano aveva segnalato al Comando supremo l'avvenuta partenza dei convogli, consentendo di predisporre le contromisure più consone. Trecentocinquanta erano i velivoli della Regia Aeronautica e un centinaio quelli del "CAT", il forte Corpo Aereo Tedesco, schierati in Sardegna, Sicilia, Pantelleria, Libia, Grecia e Creata. In allarme anche le Divisioni della Regia Marina, all'erta i sommergibili già in mare e mandati in volo numerosi ricognitori con la consegna di individuate gli schieramenti nemici valutandone la consistenza precisandone la posizione. Insiti, in un quadro generale siffatto, i prodromi di un durissimo scontro, oggi ricordato come battaglia di “Mezzogiugno” o di “Pantelleria”.
Primo ad essere avvistato era il complesso "Vigorous" che, la sera del 13, subiva i violenti attacchi dei tuffatori del "CAT": “Stuka” e Ju.88 provenienti dalla Grecia. Era centrato il “cargo” "City of Calcutta", che cercava di riparare a Tobruk, mentre il "Coventry" incassava una rosa di schegge. L'offensiva della Luftwaffe continuava il mattino e il pomeriggio del 14, assieme ai bombardieri italiani “Cant.Z”. Lievi danni subivano la "Centurion" e la corvetta "Primula". Più serie invece le conseguenze per i mercantili: danni gravi al "Potaro"; affondati, l'olandese "Aagtekirk" e il "Bhutan". Quanto al complesso "Harpoon", i ricognitori lo avvistavano soltanto il 13 giugno, senza più abbandonarlo. La prima grande azione di contrasto la producevano, in forze, gli aerei della Regia Aeronautica, il mattino del giorno 14. Otto caccia-bombardieri Fiat, biplani, si lanciavano – in attacchi quasi suicidi – contro le navi da guerra piazzando le bombe vicinissime alla Argus e all'Incrociatore Charybdis. Li avevano guidati sugli obiettivi, con compito di “radiofaro”, due trimotori S.M.79, uno dei quali al comando di un pesarese, il giovane ed esperto Tenente Alberto Leonardi. Trattenutosi scientemente in zona per assolvere al meglio il proprio compito, il suo velivolo era ripetutamente mitragliato dai caccia Hurricane – frattanto levatisi dalle portaerei – che lo facevano precipitare in fiamme, senza superstiti. Anche i Fiat pagavano il loro coraggioso slancio con sei apparecchi perduti e quattro piloti caduti. Condotte con estrema decisione anche le successive  ondate di aerosiluranti S.M. 84 e “79”, incuranti dell'infernale fuoco di sbarramento. Colava a picco il piroscafo Tenimbar ed era gravemente danneggiato l'incrociatore Liverpool, costretto a rientrare a Gibilterra. Sette gli aerosiluranti italiani abbattuti ed il sacrificio dei loro equipaggi. Può farsi risalire a questa azione l'inizio della battaglia vera e propria che si accendeva nelle ore successive – sia contro l'Harpoon che contro il Vigorous - senza soluzione di continuità, da un estremo all'altro del Mediterraneo. Nella notte sul 15, motosiluranti tedesche, uscite da Derna, colpivano l'incrociatore Newcastle ed il caccia Hasty che gli stessi britannici erano costretti ad affondare. Le incursioni riprendevano alle prime luci del 15 giugno allorquando aerei del CAT centravano la petroliera americana Kentucky provocando un vasto incendio. Colpita una seconda volta, gli inglesi – loro malgrado – ne provocavano la fine. Altre bombe dei “picchiatori” affondavano i mercantili Burdwan e Chant. Nuove formazioni subentravano accanendosi specialmente sull'ormai scompaginato convoglio Vigorous, danneggiando la vecchia corazzata Centurion, l'incrociatore Arethusa e, molto più seriamente, il Birmingham ed i caccia Airedale e Nestor. Il primo subito a picco il secondo affondato – per ordine superiore – da una unità “amica”. La notte successiva, il sommergibile tedesco U-205, che seguiva i “resti” del Vigorous, silurava e affondava l'incrociatore Hermione. Infine, a causa di malintese procedure, nei pressi di Malta, alcune navi entravano in campi minati pagando l'errore con l'affondamento del cacciatorpediniere polacco Kujawiak. Intanto, dal pomeriggio del 14, era scoccata l'ora della Regia Marina. Da Taranto salpavano le corazzate Littorio e Vittorio Veneto con gli incrociatori Garibaldi, Duca D'Aosta, Gorizia e Trento, accompagnati da dodici caccia. Al comandante, ammiraglio Jachino, fu affidato il compito di sbarrare la strada per Malta al complesso Vigorous. Da Palermo, era la volta della 7^ Divisione Incrociatori dell'Ammiraglio Da Zara con l'Eugenio di Savoia, il Montecuccoli e cinque cacciatorpediniere. Rotta, su Pantelleria per intercettare l'Harpoon. Giunto in zona senza alcun incontro, Da Zara proseguiva puntando a Sud ma ignorando che Curteis, temendo il peggio, aveva disposto il rientro a Gibilterra di alcune unità, lasciando l'ingrato compito di far giungere a Malta i cinque piroscafi rimasti, all'incrociatore Cairo ed uno stuolo di caccia e dragamine. All'alba del giorno 15, la 7^ Divisione avvistava questo gruppo di navi e le impegnava con un'azione a fuoco che proseguiva per alcune ore. Immobilizzato il caccia Bedouin, centrato il Partridge, danneggiato il Cairo. Nel corso dello scontro gravi danni subiva il caccia Vivaldi che comunque riusciva a tornare a Taranto assistito dal Malocello. Quando poi la brillante azione di Da Zara era conclusa, un aerosilurante italiano affondava il già malandato Bedouin. Di conserva, ma in altre acque, il gruppo Littorio e gli incrociatori avevano continuato la navigazione notturna, subendo infruttuosi attacchi di aerosiluranti. Anche a Jachino, il mattino del 15 giugno riservava sorprese e suscitava dubbi; nessuna nave del Vigorous era alle viste. Il motivo l'avrebbe appreso più tardi da un ricognitore che aveva scorto gruppi di navi dirigere verso Alessandria. Di fatto, viste le perdite e l'impossibilità di passare, il comando inglese aveva ordinato il ripiegamento generale, rinunciando definitivamente a raggiungere l'Isola dei Cavalieri. L'imprevista situazione imponeva anche alla Squadra italiana di volgere la prua verso casa ma costretto ad offrirsi, quale ghiotta preda, ai sommergibili e ai coriacei aerosiluranti Beaufort. Ed era proprio un sommergibile – l'Umbra - a silurare e affondare il Trento, purtroppo con la perdita di quasi metà dell'equipaggio. Poi, tornavano i Beaufort e, la notte sul 16, siluravano anche la Littorio che, seppure a velocità ridotta, entro il pomeriggio era di nuovo a Taranto.



*  *  *



Al termine della battaglia erano i britannici a doversi confrontare con un esito che il loro ammiraglio Vian ebbe a definire... “un penoso fallimento”. Infatti, se gli italo-tedeschi lamentarono l'affondamento del Trento, i danni subiti dalla Littorio, dal Vivaldi e la perdita complessiva di cinquantaquattro apparecchi, per Londra, oltre alla falcidia di navi e ai trenta aerei non rientrati, soprattutto pesò il dato essenziale: dei sedici partiti, soltanto due erano stati i piroscafi “survived” approdati a Malta, recando “appena” 25 mila tonnellate di materiali, assolutamente insufficienti. Premessa per reiterare l'impresa e dare luogo ad una nuova ed ancor più dura battaglia, dopo due mesi. Ve ne parleremo nel prossimo numero del giornale.



Cesare Gori  
     



Nelle foto:
1) Velivoli italiani incrociano sopra un piroscafo affondato da un autosilurante nel Mediterraneo occidentale.
2) Il Tenente Alberto Leonardi, pilota pesarese caduto nella battaglia.
3) Il 13 ottobre 1941, durante un attacco contro unità inglesi, il trimotore del Capitano Giulio Cesare Graziani (asso degli aerosiluranti e protagonista anche della battaglia qui rievocata) non poté evitare il sorvolo a bassissima quota della corazzata Barham, uscendone miracolosamente indenne.



 


 
 
 
 
FattiNostri  
  Lotto
<
  Redazione
<
  Hanno collaborato a questo numero
<
  Profilo degli autori di questo numero
<
  Come si collabora
<
  Dove si trova
<



Speciale 10 anni  
  Lo Specchio della città:
una scommessa da rinnovare

<
  I messaggi istituzionali
<
  Le statistiche
<
  Auguri e… ad multos annos
<
  Mal “Spechj dla cità”
<
  Lettera all'amico di penna
<
  Va' lumaghéna
<
  Chi li ha visti?
<
  Una sfida per i poeti dialettali
<
  Lezioni di giornalismo
<



Speciale  
  La Festa della Polizia a Pesaro
<



PrimoPiano  
  Maria Rocchi Gaio:
la maestrina di Romagna

<



TuttoPesaro  
  Bellezze in bicicletta
<
  Nostalgia degli Orti Giuli
<
  Due cuori e una macchina fotografica
<
  Lavori in corso... che non corrono
<
  Il platano offeso
<
  La lettera: Il granatiere
di Dio

<
  La Stanza dei Pensieri a Baia Flaminia
<
  ‘N antre referendum
<



TuttoFano  
  Il Monumento ai Caduti
di Fano

<
  Nuove speranze per Piazza Avveduti
<
  San Costanzo: i cerchi nel grano
<



Storia  
  La battaglia di Pantelleria
<
  L'altra faccia dello sbarco in Normandia
<



Opinioni e Commenti  
  Visti da (vicino) lontano: Bruno Vespa
<
  Il dilemma della sindone
<
  I 100 anni della Camera del Lavoro
<
  Rifkin e il “sogno europeo”
<
  La vita di Luna
<
  Cani pericolosi
<
  La crisi idrica
<
  “Mappa delle opportunità” della Provincia di Pesaro
<
  Gran finale della Festa dell'Artigiano
<



Ambiente  
  Il riscaldamento della Terra
<
  Allergie di primavera
<



TuttoSport  
  Basket: L'apoteosi della Scavolini-Spar
<
  La maledizione dei play-off
<
  L'orgoglio rossonero
<
  Club Nautico Pesaro
<
  Un uomo, un kayak
<
  The Fuxia Race
<
  Laura Giordano, quinta al mondo nel duathlon
<



Lettere e Arti  
  400°anniversario della morte di Guidobaldo Del Monte
<
  Le seducenti vibrazioni di Lucia Ferrati
<
  Storia e miseria di Palazzo Perticari
<
  Hugo Aisemberg:
il re del tango

<
  Spazioimmaginevallato 2007
<
  Una mostra di Ferruccio Ferroni
<
  Park Hotel
<
  La bèla fjola di Amedeo Bertùccioli
<
  Omaggio a Nino Pedretti
<
  Questioni di lingua:
La congiuntivite cronica

<
  Segnalazioni editoriali
<



 
 
 
 

Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

Continuando la navigazione si accetta che possano essere usati cookie per migliorare l'esperienza di navigazione e a scopo statistico. Informativa completa