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L'altra faccia dello sbarco in Normandia

L’isola di Cézembre, poco al largo di Saint-Malo, dipartimento d’Ille-et-Vilaine

Comincia l'affluenza massiccia alle agenzie di viaggi alla ricerca di località possibilmente esotiche e lontane per fare invidia agli amici, alla faccia dello sbandierato impoverimento, dell'effetto-euro e frescacce simili. Curiosando nelle offerte di viaggi mi sono imbattuto in una locandina dedicata a coloro che ricercano posti isolati, lontani dai clamori e dalle folle stile riminese di Sharm El Sheik, amanti della quiete che più quiete non si può. Ho pensato ad isolette del Pacifico o a località della Siberia; invece la locandina prospettava di visitare un'isoletta poco al largo di Saint-Malo, dipartimento d'Ille-et-Vilaine, chiamata  Cézembre. Superficie di soli 18 ettari, lunga 750 metri e larga 300, spiaggia finissima dal lato sud rivolto alla costa, rocciosa e scoscesa dal lato oceano, totalmente disabitata.
Il nome mi era noto, così sono entrato per controllare che si trattasse proprio dell'isola più bombardata della Seconda guerra mondiale. Già rifugio di eremiti, poi sede di un monastero e quindi di pirati, ospitò un reclusorio militare ad inizio del XX secolo, poi abbandonato. La costa settentrionale della Francia balza agli onori della cronaca ai primi di giugno del 1944, per quello che ormai in tutto il mondo è noto come il D-Day, il giorno dell'invasione della fortezza-Europa e dell'inizio della fine del sogno di dominio nazista. Ma quello che pochi sanno è che, sulle coste della Normandia, c'erano anche gli italiani: una piccola armata di italiani che per scelta (come quelli della 1^ Divisione Atlantica, composta da marò provenienti  dalla base sommergibilistica di Bordeaux) o per convenienza o per obbligo (come i prigionieri di guerra inquadrati nell'organizzazione Todt) erano impegnati lungo il “Vallo atlantico”. Ed erano davvero tanti (le stime più recenti indicano fra 20.000 e 40.000) gli italiani che, con compiti diversi a seconda della affidabilità, contrastarono lo sbarco alleato sulle famose spiagge di Omaha, Utah, Juno e Gold. Ricordiamo, per tutti, la 4^ batteria del 1261° reggimento artiglieria (personale italiano e comando tedesco) che dal forte di Marcouf, distrusse un cacciatorpediniere alleato. Ma la nostra battaglia più sanguinosa fu combattuta proprio a Cézembre, trasformata in isoletta-bunker per la difesa di Saint-Malo con  postazioni di cannoni e difese in cemento armato. Il comando era affidato al Oberleutnant Seuss, del 608° artiglieria, affiancato da due ufficiali italiani, il presidio era composto da soldati tedeschi, russi, ucraini e marò italiani.
Lo sbarco in Normandia ebbe inizio il 6 giugno 1944, il 3 agosto gli Alleati assediano Saint-Malo e l'isola di Cézembre viene coinvolta nei primi combattimenti. La città cade il 17 agosto per opera delle forze americane che intimano la resa anche alla guarnigione della prospiciente isola, ottenendo non solo il rifiuto ma la spavalda risposta a cannonate. Comincia un quotidiano, incessante martellamento, fatto di bombardamenti diurni e notturni, la guarnigione è costretta come talpe nei rifugi sotterranei, con feriti incurabili, acqua potabile sempre più scarsa. Ancora il 28 agosto i bunker rispondono con l'artiglieria a una nuova richiesta di cedere le armi. Il generale Patton si infuria, ed ordina si spazzare via Cèzembre e due giorni dopo l'apocalisse si scatena: 265 bombardieri sganciano migliaia di bombe perforanti e, per la prima volta nella storia, un liquido destinato a divenire famoso, il napalm. Da terra, centinaia di cannoni devastano l'isola e la mantengono sotto tiro costantemente. Il napalm brucia tutto, contorce anche le canne dei cannoni ma una sola batteria, quella gestita dai marò italiani, continua ogni giorno a sparare sempre alla stessa ora, con caparbietà e spavaldo senso di sfida. Il 1° settembre arrivano dal mare anche due corazzate inglesi che aggiungono il fuoco dei loro cannoni da 381. Un inferno, nel vero senso della parola. Il tenente Seuss, terminate ormai le munizioni, senza speranza di rifornimenti, chiede ed ottiene l'autorizzazione alla resa. Il 2 settembre, distrutte le armi ancora funzionanti, la guarnigione di Cèzembre si arrende: escono dai tunnel i tre ufficiali (fra cui i due italiani), 320 uomini di cui 69 italiani (54 morti sono stati sepolti sull'isola e fra essi 14 italiani). Sono imbarcati su mezzi da sbarco alleati e trasferiti a Saint Servant e qui, in ordinata colonna, marciano silenziosi attraverso la città diretti ai campi di concentramento. Di fronte alla chiesa di Notre Dame, un reparto di fanteria della 83^ Divisione USA rende l'onore delle armi. Al di là di ogni considerazione politica, mi piacerebbe che Cézembre fosse ricordata, anche dai turisti del 2000, come l'isola del valore italiano.

Paolo Pagnottella

 


 
 
 
 
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