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Basket: L'apoteosi della Scavolini-Spar


Pesarobasket è di nuovo in serie A. La vita è più bella. In una notte di bruciante passione la Scavolini-Spar la chiuso la serie finale stendendo perentoriamente, in casa sua, un'indomabile Edimes Pavia. Tripudio irrefrenabile del popolo biancorosso, trasferitosi a centinaia sulle tribune del PalaRavizza. Impazziti di entusiasmo, i pesaresi si sono riversati sul campo al fischio finale, seppellendo di abbracci gli stremati ragazzi di Ramagli.
“Una gioia immensa! – ha commentato a caldo il presidente Vellucci – In soli due anni abbiamo centrato un traguardo storico. Le tante critiche rivolte alla squadra nel corso della stagione si sono dissolte in questi stupendi play-off. La nostra arma migliore? L'attaccamento alla maglia di tutti i nostri giocatori”.
Ramagli si schermisce tra le tante lodi: “Il merito è tutto dei nostri grandi giocatori, che sono venuti fuori al momento giusto. La chiave della vittoria è stata sicuramente riuscire a mantenere il controllo emotivo anche in un ambiente incandescente e meraviglioso come il Palasport di Pavia”.
Spenti i riflettori, e riconosciuti i meriti della dirigenza e del coach, ci sembra tuttavia doveroso ricordare Valter Scavolini: il nume tutelare del basket pesarese, che ha mantenuto ancora una volta la sua promessa: riportare la squadra nella massima serie.


***


Siamo stati facili profeti a dipingere questi play-off come una montagna assai ardua da scalare. Dopo le prime uscite dei biancorossi contro Ferrara, era infatti apparso subito evidente il disagio della band di “Ale” Ramagli a

 

misurarsi contro squadre compatte e decise, graffianti in difesa e sempre con le mani addosso in ogni zona del campo: nonostante il vistoso divario a favore dei pesaresi, in termini di classe pura e di talento offensivo, rispetto a tutte le avversarie. Le sfide tirate allo spasimo contro Rimini, e più ancora le battaglie durissime contro l'Edimes Pavia dell'implacabile Giancarlo Sacco, hanno confermato che non fosse nel Dna del team biancorosso cimentarsi nel basket-aggressione che ha spopolato in questa serie A2 dai mille non-protagonisti; e che questa Scavo-Spar fosse squadra ben più adatta ai confronti assai più “tecnici” della massima serie, coi suoi lunghi tutti genio e compostezza, coi suoi esterni poco inclini a sbranare in difesa, con l'età media non più verde dei suoi tanti campioni. Così abbiamo assistito a partite perennemente punto-a-punto, sempre decise mentre scorrevano i titoli di coda, con una Scavo-Spar mai in grado di ammazzarle a causa del suo endemico vizio della “cineseria”, del bello prima che dell'utile, della palla “sporca” mai raccattata nella spazzatura, del passaggio decisivo gettato al vento in nome di Sua Eccellenza lo Spettacolo. Se tanti incontri, alla fine, si sono chiusi colorati di biancorosso, il merito va attribuito alla gran caratura tecnica dei singoli (la classe non è acqua, diceva il vecchio Nereo Rocco!), e anche alla valida organizzazione di gioco che coach Ramagli ha saputo mettere in piedi, specie sul fronte offensivo, dopo l'enigmatica “era Calvani”. Il recupero in extremis di Carlton Myers, dopo una stagione quanto mai travagliata, ha inciso decisamente in positivo sul rendimento del gruppo; così come l'innesto del secondo regista Robert Fultz, che ha permesso a Ramagli di schierare quasi costantemente due portatori di palla, con tutti i vantaggi che ne sono derivati in termini di fluidità di gioco e di varietà di soluzioni offensive. Encomio solenne per l'affidabilità e la continuità di Michael Hicks, perenne spina nel fianco per ogni avversario, e menzione doverosa anche per la disponibilità di Minda Zukauskas a sacrificarsi sempre per la causa comune: uno dei pochi determinato a difendere duro, grinta spianata e culo basso, in ogni zona del campo. Perplessità ha invece destato Rodney White, francamente assai deludente quanto a continuità di rendimento, ma con lampi di gran classe nella sfida finale. Restano Podestà e Morri: ovvero la formica e la cicala. Decisivo l'apporto del pivot contro i mezzi lunghi di Pavia, grazie al suo semi-gancio “anni Settanta”, ma soprattutto alla sua presenza perentoria nell'area colorata. Decisivo, ma per tutt'altre virtù, anche il genialoide riminese nelle sfide all'ultimo respiro. Mauro ha incarnato per tutti i play-off l'anima stessa di questa Scavo-Spar scintillante e fatua come un bengala. Croce e delizia del trascinante pubblico biancorosso, che alla fine, si è confermato il sesto, decisivo protagonista di ogni vittoria pesarese.


Alberto Pisani

 

Nelle foto:
1) Si chiamerà anche “Inferno biancorosso”: ma solo con questo pubblico si può andare in Paradiso.
2) Rodney White, parzialmente resuscitato nella sfida decisiva, in una sospensione vincente.


 
 
 
 
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