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La macchina del parroco

Talacchio era allora un paesino di poche anime (700 circa con la campagna) che vivevano in poche case raccolte intorno alla chiesa e in molti cascinali, sparsi nelle floride e verdi campagne del piano, proprietà di due signorotti: Cesare Balestrieri e Renato Cesarini Romualdi detto Blanson (da Belanzoni) che viveva a Pesaro: nella sua grande casa, vicino alla chiesa, viveva il fattore con la sua famiglia. Dalle case più lontane a quelle più vicine, ogni giorno, una quarantina di bambini uscivano per andare a scuola a piedi, con qualsiasi tempo, al suono della campana del campanile. Alle cinque del mattino invece uscivano i grandi, infreddoliti, nel mese dei morti, per la S. Messa per tutti i defunti.
La vita era semplice, gli abitanti formavano una sola famiglia, nella quale le gioie e i dolori di uno erano gioie e dolori di tutti. Era un paese piccolo, feudo di Colbordolo, dove c'erano Comune, farmacia, ambulatorio medico, ufficio postale, esattoria, caserma dei carabinieri con prigione nel castello, scuole con 5 classi, teatrino, negozietti e proprietari di auto. Si camminava a piedi, pochissimi avevano la bicicletta: solo il parroco, caro buon don Vandini, aveva la macchina, ma aveva paura di guidarla, tanto che avanti a lui, a piedi, correva il suo "garzone" Pepon per avvisare i pochi passanti di stare attenti e di lasciare libera la strada. Tutto questo per poco tempo; più tardi, quando il silenzio era rotto dal rumore di una macchina, sapevamo che era del medico che abitava a Colbordolo e – preoccupati – ci chiedevamo chi stava male in paese. Caro medico dott. Andreoni! Eri burbero, ma affabile, premuroso, preparato, disponibile... Arrivavi con ogni tempo e ad ogni ora anche se non eri chiamato, perchè prima di tornare a casa tua passavi a vedere i tuoi ammalati, e da me sei venuto tante volte. Poi scoppiò la guerra, quella guerra che doveva durare 3 mesi e che invece è durata 5 anni! E le cose cambiarono, cambiarono le usanze, le amicizie, gli affetti, i rapporti sociali.
Quando poi arrivò la politica, si rivoluzionò sempre in peggio e addio semplicità, solidarietà, comprensione. Al loro posto arrivismo, invidia, vendetta, confusione. Quella Talacchio di allora è solo un ricordo nel cuore e nella mente di quei pochi che sono vissuti in quegli anni: e fra questi ci sono io anche se non sono nata a Talacchio ma a Colbordolo. Sì, perchè sono nata in settembre, quando le scuole erano ancora chiuse e durante le vacanze la mia famiglia abitava a Colbordolo in una casetta di due stanze, sopra un enorme garage, davanti all'edificio comunale e scolastico. Era come andare in vacanza in un luogo turistico. Per 30 anni sono vissuta a Talacchio in un grande appartamento sopra l'unica scuola del paese, dove mia mamma ha insegnato per più di 40 anni a quattro generazioni. La mia casa era una delle quattro più di lusso del posto: scala di marmo, pavimenti di mattonelle bianche e rosse, camere, cucina, sala, ripostiglio, gabinetto senza acqua, finestroni enormi anche senza vetri. Le altre case, più o meno povere, erano tutte senza acqua in casa e senza gabinetto, con pavimenti sconnessi di mattoni, piccole finestre, poche stanze, senza sala e spesso camera da letto unica per tutti.

Gabriella Arceci Testasecca


 
 
 
 
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