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  *

Franco Battisodo: il libero in serie A

L’ex calciatore con la maglia della Sambenedettese in compagnia di uno dei suoi due figli.

Primi anni ‘70, pomeriggio d'estate, campetto della parrocchia del Porto di Pesaro: alcuni bambini di 6-7 anni, fra cui il sottoscritto, stavano disputando un'accesa partita incuranti del sole cocente. All'improvviso si fermarono, additando alcuni adulti appena arrivati: fra loro Franco Battisodo, allora calciatore di serie A del Bologna. In pratica si materializzava davanti ai nostri occhi un campione delle mitiche figurine Panini: cominciò a palleggiare con gli amici e noi bambini restammo a bocca aperta a guardarli come fossero degli Ufo, come se da quei semplici palleggi avessimo potuto carpire i segreti per diventare dei veri calciatori!
Franco Battisodo, pesarese doc, oggi sessantenne, è stato protagonista di una splendida carriera di calciatore professionista: un centinaio di partite in serie A fra le fila del Bologna, altrettante in B con Potenza, Cesena e Sambenedettese, alcune con la nazionale Under 23. Tra le vittorie una Coppa Italia col Bologna, una promozione in A col Cesena di Gigi Radice, una in B col Parma di Cesare Maldini, un oro con la nazionale olimpica ai Giochi del Mediterraneo di Tunisi e un Torneo di Viareggio a livello giovanile.
“Quando ero bambino, gli svaghi erano limitati, dunque trascorrevo la maggior parte del tempo libero presso la parrocchia del Porto; fu proprio in quel campetto che cominciai a giocare. La prima società in cui militai fu la “Bruno Bedosti” di cui ricordo l'allenatore Tombesi”.
Quale fu il momento spartiacque per la sua carriera calcistica?
“Decisamente il provino che feci col Bologna a 15 anni. Andò bene e da lì cominciai tutta la trafila nelle serie giovanili. La cosa incredibile è che giocavo contemporaneamente a calcio e a basket: a distanza di un mese disputai il campionato italiano allievi di pallacanestro con la Delfino, vincendolo, e quello di calcio nelle fila del Bologna. Ovviamente dovetti prendere una decisione…”.
Esordì in serie A nel ‘68, a vent'anni, appunto nel Bologna; giocava nel cuore della difesa, nel ruolo di libero.
“Ero dotato di buona tecnica, ma allora i difensori dovevano appunto… solo difendere e, agli occhi dei miei allenatori, se solo provavo a superare la metacampo, erano guai. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto giocare nel calcio attuale, in cui i difensori partecipano attivamente alla costruzione del gioco”.
Fra i calciatori con cui ha giocato, chi l'ha maggiormente colpita?
“Fra i miei compagni Fogli, Perani ed Haller, veri campioni del Bologna. Degli avversari ne cito uno per tutti: Rivera, fuoriclasse straordinario, dotato di grande tecnica, intelligente in campo e fuori”.
Dopo aver speso la sua stagione calcistica sui campi di serie A e B, decise di ritirarsi a poco più di 30 anni.
“La mia famiglia aveva bisogno di una vita più tranquilla. Avevo già due figli ed eravamo sempre con la valigia in mano”.
Le ultime partite le ha giocate con la maglia della Vis Pesaro…
“Sostanzialmente avevo già smesso. Mi contattò Angelo Becchetti, allora allenatore della Vis, che navigava in fondo alla classifica della C1. Accettai e provai a dare il mio contributo, ma la squadra non c'era proprio e retrocedemmo. Se non altro posso dire di aver vestito anche i colori della mia città”.
Abbandonata l'attività agonistica, decise di uscire del tutto dal mondo del calcio per entrare in quello dell'imprenditoria...
“Quella calcistica è stata una bella parentesi della mia vita, ma appunto solo una parentesi. Una volta appese le scarpette al chiodo, ho aperto a Pesaro un negozio di articoli sportivi e mi sono gettato anima e corpo nella nuova attività, che peraltro in questi trent'anni ci ha dato notevoli soddisfazioni e che, con tutta probabilità, verrà proseguita da uno dei miei figli”.
Per chiudere: quanto è stato divertente giocare in serie A?
“E' stato stimolante e gratificante, ma se penso al divertimento il pensiero va alle partite delle giovanili e, soprattutto, a quelle da bambino. Ecco… il divertimento è quello!

Lamberto Bettini


 
 
 
 
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