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Il bicentenario di Darwin


Non è possibile contestare Darwin perché nel novembre dello scorso anno, nell'Accademia Pontificia delle Scienze in Vaticano, si è discusso se Dio è intervenuto una sola volta o più volte a creare il mondo. Sarebbe a dire che l'idea della evoluzione, su cui tanto insistette Darwin, può essere utilizzata. Papa Ratzinger “senza sposare in toto le teorie del creazionismo, difese in America dai fondamentalisti evangelici, ha detto che l'opera del Creatore non può avere riguardato solo l'inizio della Storia del mondo” (dal Messaggero del 1° novembre 2008). Addirittura il Papa ha parlato di diverse forme assunte via via dalla realtà dell'universo. Darwin da laico non intravvide forse un divenire – lui diceva una evoluzione – delle specie vegetali ed animali? Una evoluzione non cieca ma sollecitata da un adattamento all'ambiente, perché altrimenti queste specie sarebbero scomparse. Che Bergson nel 1907 chiamerà, filosoficamente, “l'elan vital”.
Anche i Testimoni di Geova, solitamente ostinati ripetitori del dettato letterale biblico, hanno cominciato ad accogliere interpretazioni più libere: i giorni creativi di cui si parla nel Genesi non durano 24 ore; Dio creò animali e piante secondo le loro specie, ma nell'ambito di ogni specie si potrebbero ravvisare  trasformazioni che però sono state minime. I Testimoni, quasi pentendosi di modernizzare troppo la lettura del dettato biblico, poi dicono che le parole solenni da Dio pronunziate dopo la creazione di un maschio e di una femmina: “Dio li benedisse e disse loro…” (Genesi 1-28) non possono riferirsi che ad un uomo storico, Adamo: così nella loro rivista “Svegliatevi” del settembre 2006. Invece prima di Adamo e di Eva ci fu una evoluzione: dapprima il Peticantropo, più scimmia che uomo; e poi l'Ominide, più uomo che scimmia, grazie al miglioramento delle capacità craniche, della deambulazione, della vita in comune. L'uomo più evoluto, forse con capacità artistiche (i graffiti) l'uomo di Cro-Magnon 40 mila anni fa. Queste osservazioni Darwin le raccoglierà nel 1871 in un opera che resta fondamentale: “The discent of man”, l'origine dell'uomo.
Darwin nacque in Inghilterra nel 1809, sicché quest'anno è il suo anniversario. Per utilizzare le conoscenze botaniche acquisite a Cambridge, a soli 22 anni fece un viaggio nei mari del Sud America, toccando coste ed isole, al servizio dell'Ammiragliato britannico. Da  qui le tante osservazioni fatte su animali e piante. Le trasformazioni che vedeva a volte nelle piante per innesti domestici, o negli animali da cortile per accoppiamenti – si chiese – erano le sole ad essere esistite? Si accorse allora dei movimenti delle piante verso la luce e di una grande varietà fra gli animali della stessa specie. In un suo viaggio in Australia restò colpito dalla varietà dei marsupiali, a seconda dell'ambiente, erbivori o carnivori, saltatori o arrampicatori. Se non fosse stato così piante ed animali sarebbero sopravissuti? Il doversi tenere in considerazione l'ambiente lo aveva letto in Malthus (1776-1834): la pianificazione della popolazione deriva dalla disponibilità delle risorse dell'ambiente. L'ambiente modifica il profilo delle specie animali. Le giraffe per poter strappare le foglie di alberi molto alti, il collo se lo sarebbero stirato muscolarmente, passandolo in “eredità” alla prole. Così aveva sentenziato Lamarck (1744-1822). Ma tutto questo non lo convinse. La trasmissione poteva solo avvenire – lui pensò – per l'accoppiamento di esemplari che avessero caratteri genetici forti o simili, in modo che sommandosi profilarono dei colli più lunghi.
Le trasformazioni, a volte, non sfociavano in forme totalmente nuove ma miste. Così le tartarughe di mare lo incuriosirono perché gli sembravano per metà uccelli, per il becco, e per metà pesci perché le zampe in acqua si trasformavano in pinne. Le trasformazioni impiegavano tempi lunghissimi. I “giorni creativi” del Genesi erano stati in realtà delle ere. Stinton nel 1940 affermò che l'età degli equidi si dovette svolgere in 50 milioni di anni. Però oggi sfrutteremmo ancora le possibilità dell'Homo Sapiens, apparso più di 40 mila anni fa. Rostand nel 1932 disse che l'evoluzione per l'uomo si è conclusa. Huxley lo ha confermato ma limitatamente alle specie animali, non per l'uomo. Chi vivrà, vedrà…

Alessandro Casavola


 
 
 
 
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