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La prevenzione dell'ictus cerebrale

Nei paesi industrializzati, fra cui l'Italia, l'ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie essendo responsabile del 10-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale causa d'invalidità. Ogni anno si calcola che in Italia s i verifichino oltre 200 mila nuovi casi di ictus (incidenza 2-3 pazienti/1.000 abitanti) e che i soggetti che hanno avuto un ictus e sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti (prevalenza), siano circa 900 mila. Colpisce più frequentemente le persone anziane, di età superiore ai 65 anni. La diffusione di questa malattia è relativamente omogenea in tutto il mondo occidentale.
Il cervello è una macchina complessa che governa il sistema nervoso e, tramite esso, tutte le funzioni dell'organismo. Per funzionare, ha bisogno di un apporto costante di ossigeno e glucosio: uno zucchero che costituisce l'unico carburante del cervello. Questo apporto è assicurato dal circolo sanguigno. A differenza di altri organi, il cervello non è in grado di accumulare scorte di glucosio per poter sopravvivere in caso venga momentaneamente meno il flusso sanguigno. Bastano pochi minuti di interruzione del regolare apporto di ossigeno e glucosio al cervello per causare la morte delle cellule cerebrali (neuroni) nella zona non irrorata dal sangue. Il fatto che il funzionamento del cervello sia così strettamente dipendente dalla regolare circolazione del sangue fa sì che malattie del cuore e delle arterie siano spesso associate all'insorgenza di un ictus.

I fattori di rischio

Ci sono due tipi di ictus: quelli causati da emboli o trombi, chiamati "ictus ischemici", e quelli causati da rottura di arterie, chiamati "ictus emorragici" . Gli "emboli" possono originare dal cuore o dalle arterie del collo che portano il sangue al cervello (arterie carotidi e vertebrali), occludono i vasi, bloccano il flusso del sangue ed impediscono all'ossigeno di arrivare al cervello. I "trombi" sono invece coaguli di sangue capaci di restringere o occludere le arterie del cervello. L'ictus ischemico rappresenta la forma più frequente di ictus (80% circa), mentre le emorragie intraparenchimali riguardano il 15%-20%.
Alcune abitudini di vita e malattie rappresentano dei fattori di rischio per l'ictus cerebrale. La loro presenza, cioè, comporta un aumento della probabilità che avvenga un disturbo circolatorio al cervello. Il fattore di rischio più importante, e purtroppo non modificabile, è l'età. Le persone più anziane, infatti, hanno un rischio più alto di avere un ictus. Esiste tuttavia una numerosa serie di fattori di rischio sui quali invece è possibile intervenire efficacemente. Le malattie più importanti che rappresentano fattori di rischio modificabili per l'ictus sono l'ipertensione arteriosa ed il diabete. Alcune abitudini di vita sbagliate, quindi pericolose, per l'insorgenza di un ictus sono l'obesità, un eccessivo consumo di cibi grassi, di carne e di alcool, una ridotta attività fisica e soprattutto il fumo. Uno studio condotto nel Regno Unito dal 1951 al 2001 ha dimostrato che i fumatori hanno un rischio di morte per malattie cerebrovascolari del 4.32/1000 uomini/anno contro il 2.75 dei non fumatori. Il rischio aumenta con l'aumentare del numero di sigarette e declina dopo la sospensione del fumo. Tutte le condizioni sopracitate favoriscono l'aterosclerosi dei vasi cerebrali. Evitare queste abitudini e curare le malattie sopra indicate significa quindi fare prevenzione dell'ictus, cioè ridurre il rischio che si possa verificare un disturbo circolatorio cerebrale.

Lo stile di vita

Oltre all'aterosclerosi, le cause dell'infarto cerebrale sono numerose, ma quelle più comuni sono le malattie cardiache (alterazioni del ritmo cardiaco, infarto, malattie delle valvole, difetti congeniti), i disturbi della coagulazione e le malattie del sangue.
È pertanto importante seguire un corretto stile di vita (indicato anche dalle linee guida italiane Spread per la prevenzione ed il trattamento dell'ictus), come smettere  di fumare e  fare ogni giorno una passeggiata a velocità moderata per almeno mezz'ora. E' consigliata una alimentazione equilibrata: la dieta deve includere soprattutto pesce (almeno 2-3 volte alla settimana), verdura e frutta, limitando il più possibile l'uso del sale e il consumo di cibi grassi, utilizzando come condimento l'olio extravergine di oliva, soprattutto a crudo. La carne deve essere limitata a 2-3 volte alla settimana. L'assunzione di vino deve essere limitata ad un bicchiere al giorno nella donna e a 2 bicchieri al giorno nell'uomo. È necessario controllare la pressione arteriosa e se questa è alta bisogna assumere dei farmaci antipertensivi. Le persone che presentano elevati livelli di glicemia devono sottoporsi a controlli periodici e assumere farmaci ipoglicemizzanti. E' necessario inoltre che i soggetti che presentano elevati livelli di colesterolo seguano una dieta adeguata, oltre che assumere farmaci, come le statine, in particolar modo in presenza di altri fattori di rischio. Se è presente fibrillazione atriale è necessaria una valutazione cardiologica per poter scegliere nel singolo caso il trattamento migliore (ripristino del ritmo sinusale, anticoagulanti orali, antiaggreganti).

Silvia Giuliani
(Tratto dal periodico “Difendi il tuo cuore”, della Fondazione per la lotta contro l'infarto)


 
 
 
 
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