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La Biblioteca Oliveriana: un patrimonio della città

Le recenti dimissioni di Antonio Brancati, direttore della Biblioteca e dei Musei Oliveriani dal 1974, segnano la fine di un'epoca. Ne parliamo con Riccardo Paolo Uguccioni, attuale presidente del consiglio d'amministrazione dell'Ente Olivieri.
“Per noi pesaresi un po' cambia il mondo: ma non completamente. Anzitutto perché la storiografia locale e nazionale dei prossimi decenni continuerà a confrontarsi con gli studi di Antonio Brancati (penso tra l'altro alla riscoperta di Terenzio Mamiani, da lui operata negli ultimi anni assieme a Giorgio Benelli); poi perché il prof. Brancati mantiene la direzione scientifica della rivista ‘Studia Oliveriana', fondata nel 1953 da Scevola Mariotti”.

Qual è l'attuale situazione dell'Ente Olivieri?
“Abbiamo due problemi: di immagine, anzitutto, poi di risorse e di struttura. Da alcuni anni l'Ente Olivieri è in una specie di cono d'ombra. Tutti sanno che a Pesaro esiste una biblioteca con splendidi fondi archivistici e bibliografici, ma molti non l'hanno mai visitata. Lo stesso vale per il museo. Il nuovo consiglio direttivo si è quindi proposto di aprire alla cittadinanza questi spazi della memoria, che non sono patrimonio identitario solo di Pesaro ma dell'intera provincia e – se mi consente – della nazione. Questa politica di apertura è già in atto: abbiamo aderito alla Stradomenica promossa dal Comune e stiamo invitando in sede diverse associazioni, portando gli ospiti non solo nelle sale più accoglienti ma anche nei depositi e nei sottoscala, perché si rendano conto dei problemi di struttura e della scarsità delle risorse”.

Tempi di vacche magre?
“Da noi le vacche sono magre da sempre, anche quando in giro altre giovenche erano assai paffute. Voglio dire che da ormai troppo tempo abbiamo risorse più che modeste, di semplice sopravvivenza – il che vuol dire, per una biblioteca, fare conservazione e nient'altro – e lo stesso palazzo Almerici che ci ospita ha urgente bisogno di interventi radicali”.

Sembra però che il Comune di Pesaro abbia in mente di destinarvi una certa somma derivante dalla vendita di palazzo Perticari.
“Ne sono lietissimo e molto grato: ma la cifra di cui i giornali hanno parlato – un milione di euro – avvierà il risanamento, non lo concluderà di certo. Tanto per capirci: le strutture portanti vanno verificate perché i libri hanno un peso specifico enorme e certe stanze sono utilizzabili solo al perimetro; un'ala del palazzo su via Giordani è di fatto in abbandono; una parte dei depositi non ha impianto di riscaldamento; mancano montacarichi, ascensore e servizi per i disabili; gli ambienti del museo sono umidi (la Soprintendenza archeologica sta avviando il restauro di un importante reperto bronzeo ma ci ha diffidato dal riporlo dov'era se l'ambiente non sarà risanato); il museo stesso non ha spazio per accogliere i ritrovamenti che ogni tanto si verificano, come di recente in via Negrelli. Detto in chiaro: non si tratta di turare le falle, ma di avviare la ristrutturazione organica e completa del palazzo, magari a stralci funzionali ragionevolmente scaglionati nel tempo. Anni fa il municipio ha predisposto l'ottimo impianto della San Giovanni, adesso sta ultimando i Musei civici, il prossimo intervento di grande respiro deve essere palazzo Almerici”.

Ma l'Ente Olivieri non può intervenire con risorse proprie?
“Non ne ha più, e non per colpa sua. Annibale Abbati Olivieri aveva lasciato un patrimonio immenso alla ‘congregazione oliveriana', ma nel corso di poco più di un secolo l'Ente è stato depauperato. Il municipio pesarese lo ha sloggiato dal palazzo Olivieri per metterci il conservatorio di musica, poi un pezzo alla volta ha assorbito tutto il patrimonio immobiliare – che era enorme – sempre promettendo di sostenerne le attività. Oggi le risorse dell'Ente Olivieri vengono quasi tutte dalla Assemblea dei fondatori costituita da Comune di Pesaro, Provincia di Pesaro e Urbino e Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro: nonostante una nuova attenzione, di cui do atto ben volentieri e che conforta parliamo di meno di 200 mila euro all'anno”.

Ha nominato prima la San Giovanni. Che rapporti intercorrono fra le due biblioteche di Pesaro?
“Ottimi. Qualche settimana fa sono andato a trovare la nuova direttrice, Emanuela Ena, anche per avviare una politica di buon vicinato e di sinergia, indispensabile tra due istituzioni che insistono su utenze contigue ma solo in parte sovrapponibili e che svolgono funzioni simili ma non identiche. Mi perdoni la precisazione: l'Oliveriana non è una biblioteca di Pesaro, è la biblioteca della provincia di Pesaro e Urbino, oltre a essere una delle più importanti delle Marche e dell'Italia centrale. Infatti, ai sensi della legge 106/2004, è istituto depositario per tutto ciò che si pubblica nel territorio provinciale: libri – ovviamente – ma anche opuscoli, spartiti musicali, video e grafica d'arte. Ma per adempiere a questo ruolo occorrono risorse e strutture: e così si torna al punto di partenza. Tra l'altro, intendiamo avviare uno speciale rapporto con l'università di Urbino, tanto più che Pesaro – anche se il fatto è ancora poco presente nel pensiero cittadino – ora è una città universitaria”.

Arcigno Bellacute


 
 
 
 
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