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Gruppi emergenti. I Rari Ramarri Rurali

I Rari Ramarri Rurali: da sinistra, Nino Finauri, Riccardo Marongiu, Claudio Tombini, Giacomo Pietrucci, Roberto Renzoni

“Sono provinciale e me ne vanto/qui si vive bene tanto e quanto/ So dla provincia d’Pesre e vado fiero/ C’è il brodetto e il tartuf/ c’è l’olio, il vino bianco e il vino nero”.

Queste parole, che costituiscono l’incipit di una delle loro canzoni, ben rappresentano i Rari Ramarri Rurali, gruppo eco-folk-blues-agri-barricadero. Loro si definiscono così!
L’incontro avviene a cena. Un invito accolto di buon grado ma con un avvertimento alla cuoca: “Guarda che i Ramarr è gent c’magna par daver!”. E’ stato un piacere dividere il desco con questi ragazzi un po’ attempati, cercando di seguirli nelle loro dissertazioni sui grandi temi della filosofia e dell’arte, attraversando, con la stessa disinvoltura e senza cadute di tono, la chiacchiera da bar. Eccoli qua i Rari Ramarri. Nino Finauri, il professore, per curriculum e forma mentis, è autore dei testi e suona la batteria. Riccardo Marongiu, il dottore, cura il corpo e l’anima della musica, suona il basso e, all’occorrenza la batteria, la chitarra, il piano, la tromba, la tammorra... Giacomo Petrucci, sax-appeal, per l’avvenenza del sorriso e l’intensità degli assoli, suona il sassofono. “La cantante scosciata non l’abbiamo trovata, in compenso abbiamo il sassofonista aitante”. Claudio Tombini, l’attore, è il cantante del gruppo (lui dice “parolante”). Sul palco dà voce, mimica e carattere ai suoi personaggi. Roberto Renzoni, il magister, esibisce un flemmatico distacco dal mondo. Suona la pianola ed è l’autore delle musiche.
I loro testi spaziano per lo più sul territorio della nostra provincia, descrivono personaggi improbabili, a volte realmente esistiti, come Filippo, lo spazzino di Monte Maggiore, capace di straordinarie imprecazioni mattutine; o el Si’Pietre, autoritario patriarca di una famiglia contadina. Talvolta riprendono pari pari articoli di giornale venati di involontaria ironia: “Mucca passeggia di notte sulla Flaminia. A dare l’allarme i clienti del bar dello sport”; o anche “Camionista si incastra nelle strade di campagna”. Oppure si rifanno alla storia: ne “La batajia del Metauro”, inno pacifista, ritornano sui luoghi della tenzone, trasformandoli in luoghi d’amore. La tradizione rurale (il Landini oramai lo ascoltiamo anche sulle suonerie dei cellulari) e le tematiche socio-ambientali affiorano sovente nelle loro canzoni, i cui contenuti sono sempre filtrati dall’ironia, marchio di fabbrica dei Ramarri, ed espressi attraverso l’utilizzo del dialetto della media Valle del Metauro. “La lingua italiana non può essere forzata più di tanto – spiega Nino Finauri – il dialetto, al contrario, si può piegare e storpiare. Inoltre ha una maggiore adattabilità musicale e un’enorme capacità espressiva”.
La genesi della canzone ramarra merita di essere descritta. Il professor Finauri, quando si sente ispirato, scrive il testo all’insaputa di tutti; poi, di persona, lo infila nella cassetta della posta del magister, che lo legge, “capisce quello che capisce” e d’istinto compone la musica. A questo punto entra in azione il parolante, che prova ad interpretarlo, smussandone gli angoli. Dulcis in fundo, l’apporto dei musici rifinisce il pezzo, ormai pronto per la sala di registrazione.
I RRR sono lontani da ogni logica di pianificazione e di marketing: c’è chi sale sul palco in giacca e cravatta e chi in tuta; c’è chi “si sbatte e fa gli atti da matti” e chi “suona svogliatamente la pianella”. Convivono le personalità più disparate, ma le diversità costituiscono un valore aggiunto. D’altra parte, continuando ad attingere nel loro repertorio: “Razza specie etnia genere o famiglia / L’amicizia più speciale/ E’ tra chi non si assomiglia”. Eppure, assistendo ad un loro concerto, si ha la sensazione di qualcosa che va verso la stessa direzione, di un senso complessivo, di un’armonia. Forse sarà che questi ragazzi hanno in comune le origini: “Veniamo tutti dalla campagna, tranne il magister che è un borghese… nel senso che è nato all’interno del borgo di Saltara”. E della tradizione rurale portano con sé semplicità e saggezza.

Lamberto Bettini


 
 
 
 
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