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Ricostruita in laboratorio la vita artificiale?


MicroFrankestein

Vi ricordate i primi film su Frankestein impersonato da Boris Karloff dove lo scienziato prendeva pezzi di cadavere, li ricuciva insieme e volendo poi dar vita al nuovo supercadavere (montato come i mobili “Ikea”) gli spediva nelle orecchie una scarica elettrica così forte, questa sì, da svegliare un morto? Subito dopo, con movimenti robotici, Frankestein si alzava dal suo lettino per andare a commettere i suoi delitti dato che gli mancava un pezzo fondamentale, l’anima, che nessuno scienziato riuscirà mai a riprodurre.
Ma prima di inoltrarmi nel discorso scientifico non posso non rimarcare alcune strabilianti affermazioni di chi – in preda a una follia di potere – non si ricorda neppure il significato delle parole che gli hanno insegnato a scuola. Così è per il corrispondente da New York de La Stampa, Maurizio Molinari quando scrive “Il pioniere della genetica è riuscito a creare in laboratorio la prima forma di vita sintetica, cogliendo un risultato che rende possibile la creazione dal nulla di nuovi organismi”. Ma sa cosa vuol dire creare dal nulla? Se lo sa fare si dia alla politica e risolva la crisi economica mondiale. Elena Dusi, di Repubblica, riporta poi la parole di Craig Venter di due anni fa: “Sto per creare un essere vivente sintetico”. Avrebbe dovuto dire “Sto per realizzare un essere vivente dotato di un Dna sintetico”: infatti ciò che ha realizzato non è un intero batterio sintetico ma un batterio a cui è stato sostituito il suo originario Dna con uno identico realizzato sinteticamente in laboratorio. Fin qui sarebbe solo una grande scoperta tecnologica e non scientifica perché le scoperte scientifiche sono le scoperte delle leggi con cui è costruito e organizzato questo Universo. La scoperta della ruota o del fuoco non sono scoperte scientifiche ma scoperte tecnologiche che potevano fare anche gli animali; la differenza tra l’essere umano e l’animale sta proprio nel carpire le leggi della natura, il logos immateriale che ci permette di andare nello spazio conoscendo la legge di gravità senza averne dovuto fare prima esperienza sensibile.

Oggi i nostri sensi, così come al CERN ed in qualsiasi campo scientifico, sono i sofisticatissimi strumenti tecnologici di cui sono dotati i grandi Laboratori. Ma la parte scientifica nella scoperta di Craig Venter dovrebbe essere quella sottolineata dal giornale quando riporta le parole dei suoi collaboratori “…quando parlano della loro difficoltà principale, gli scienziati di Rockville citano proprio l’accensione dell’interruttore”, cioè il collegamento che permette al batterio svuotato del suo Dna originario di innescare i processi riproduttivi seguendo il programma scritto nel Dna sintetico. Se è stata trovata questa legge allora si tratta di scoperta scientifica e non solo tecnologica ma di questo non se ne parla. Se si vuol fare informazione è bene che tutti sappiano, che il Dna non è la vita, ma è solo il programma con cui la vita si manifesta nella sua infinità di forme. Leggiamo ancora nell’articolo della Dusi: “E' partito da quattro bottiglie di sostanze chimiche, le ha mescolate in laboratorio e ha creato quella che è stata definita la prima ‘vita artificiale’. Craig Venter, il controverso scienziato americano che da vent'anni lavora smontando e rimontando i ‘mattoni’ del Dna, lo aveva annunciato due anni fa: ‘Sto per creare un essere vivente sintetico’. Ieri lo ha fatto davvero”. Innanzitutto non contengono sostanze chimiche ma bensì le quattro basi del Dna (i mattoni) C,G,T e A, e come le ha ottenute Venter, partendo da atomi inanimati o spezzettandole da Dna preesistenti? E la parte di batterio svuotato mentre attendeva di essere riempito dal Dna sintetico era mantenuto in condizioni di “vita” o era già “morto” ? Per poter dire che il soffio vitale è in mano all’uomo occorre partire da materia disgregata ed inanimata per costruire un essere vivente, anche un solo batterio. Fino ad allora, costruiremo sempre dei microFrankestein: sicuramente utili all’umanità ma dove ancora una volta sarà sempre l’uomo a decidere come usare i frutti dell’albero della Scienza del Bene e del Male, sapendo comunque che per lui, come per qualsiasi essere dell’Universo, è impossibile raggiungere l’immortalità.

Francesco Grianti


 
 
 
 
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