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I consigli del dietologo. I rischi degli obesi (2°)


Proseguiamo la nostra serie sull’obesità e sulle malattie a essa correlate, con l’evidente invito, per chi ne avesse bisogno, di “mettersi a dieta”!

Iperlipemia
Sia per gli eccessi alimentari di cibi ricchi di colesterolo (uova, formaggi grassi, grassi animali, fegato, crostacei) o ricchi di trigliceridi (grassi animali e vegetali), sia per l’eccesso di zuccheri e di alcol, che nell’organismo sono trasformati in trigliceridi, il sangue degli obesi ha spesso un eccesso di grassi circolanti detto “iperlipemia” o “dislipidemia”.
Sia subito chiaro che la maggior parte del colesterolo del sangue è sintetizzata dal fegato e solo il 30% circa proviene direttamente dall’alimentazione. La causa principale del “colesterolo alto” sta quindi in una tendenza genetica ereditaria mentre i trigliceridi sono maggiormente influenzati dall’alimentazione ricca di grassi, dolci e alcol. Ridurre comunque colesterolo e trigliceridi circolanti mediante una dieta ipocalorica è un salvagente per cuore e arterie. Già una perdita di peso di 10 kg determina un calo importante dei livelli di colesterolo LDL, con aumento del rapporto HDL/LDL. Una diminuzione del 10% del colesterolo (ad es. da 300 mg/dl a 240), che si ha facilmente con la dieta, riduce il rischio di infarto cardiaco del 20%.
L’iperlipemia si riscontra spesso nelle persone obese con distribuzione del grasso “ a mela” ed è in relazione con un aumento del rischio di malattie coronariche. Il colesterolo è comunque una sostanza indispensabile alla vita: fa parte dei lipidi delle membrane cellulari, rende più solubili gli altri grassi nel sangue; molti ormoni e vitamine derivano dal colesterolo. Non va perciò demonizzato, anzi un colesterolo troppo basso può significare una denutrizione grave o un fegato malato che non riesce più a sintetizzarlo. Un eventuale aumento del colesterolo poi va inquadrato nell’insieme dei “fattori di rischio” per il cuore: fumo, ipertensione, diabete, obesità, vita sedentaria. Se la sola dieta non bastasse a ridurre il colesterolo sotto 220 mg/dl circa, diviene indispensabile una terapia con i farmaci (statine e fibrati), oggi numerosi, efficaci e con rari effetti collaterali.

Colesterolo
Il valore ottimale del colesterolo nel sangue di un adulto è inferiore a 200 mg/dl. Il colesterolo si deposita sulla parete interna delle arterie costituendo una placca fibrosa (arteriosclerosi) che ostacola il passaggio del sangue. Quando poi sulla placca si forma un coagulo di sangue (trombo) l’arteria si chiude del tutto e le cellule nutrite dal quel ramo arterioso muoiono (infarto). Più dannoso per le arterie è il colesterolo trasportato da particolari lipoproteine del sangue dette LDL o lipoproteine a bassa densità: il colesterolo LDL, o “colesterolo cattivo” deve essere inferiore a 130 mg/dl (o almeno inferiore a 160 mg/dl se non vi sono altri fattori di rischio). Il colesterolo legato invece alle lipoproteine HDL, o lipoproteine ad alta densità o “colesterolo buono”, ha la funzione di “spazzino” delle arterie, le ripulisce dalle incrostazioni di colesterolo, più è alto quindi meglio è: deve essere superiore a 40 mg/dl. Anche l‘attività fisica comporta un aumento dei livelli del “colesterolo buono” o HDL, proporzionale alla quantità di esercizio compiuto.
I cibi più ricchi di colesterolo o che comunque fanno sintetizzare più colesterolo e da considerare pertanto proibiti sono:
- grassi animali: lardo, strutto, pancetta, grasso dei salumi e della carne, latte e yogurt interi, burro, panna, formaggi grassi (quelli che ungono la carta e quelli secchi in genere),
- grassi vegetali solidi: margarine, avocado
- frattaglie (fegato, rognoni, cervello)
- fritti, specialmente se con olio usato più volte
- dolci grassi con panna, crema, cioccolata o con molto burro
- superalcolici
L’uso di oli vegetali contenenti acidi grassi insaturi (acidi grassi omega-6: olio d’oliva, olio di mais, di soia, oli di semi) e di grassi del pesce (che contengono acidi grassi polinsaturi o “grassi omega-3”) specialmente del pesce “azzurro”, riduce la sintesi di colesterolo “cattivo” (LDL) a favore del “buono” (HDL) e protegge dall’ossidazione le pareti delle arterie. I grassi polinsaturi andrebbero meglio consumati crudi: poiché non tutti amano il pesce crudo, si possono introdurre i semi oleosi (girasole, sesamo, mandorle, noci e nocciole) e i relativi oli non raffinati crudi (il più ricco di omega -3 è quello di vinacciolo). Le uova contengono parecchio colesterolo nel tuorlo (circa 300 mg a uovo, il bianco è invece tutto proteine) ma anche fattori protettivi (lecitine, fosfolipidi) per cui basta limitarle a 2-3 la settimana non fritte. Un po’ di vino, circa un bicchiere a pasto (meglio se rosso), ha azione antiossidante e protegge le arterie. Un supplemento di grassi vegetali insaturi e ricchi di fosfolipidi (fanno bene anche al cervello!) si può aggiungere assumendo lecitina di soia o noci e mandorle alcune volte la settimana. Nel complesso la cosiddetta dieta mediterranea (pane, pasta, olio, pesce, verdura, frutta, vino), tipica delle popolazioni rurali del Mediterraneo sulle cui sponde nacquero le civiltà del grano, della vite, dell’ulivo, è la più idonea a difenderci dall’arteriosclerosi.

Trigliceridi
Il valore ottimale dei trigliceridi circolanti è inferiore a 180 mg/dl, anche se essi sono molto influenzati dall’alimentazione della sera precedente l’esame e, tutto sommato, sono meno pericolosi del colesterolo. Il grasso del corpo è un grande deposito di trigliceridi perché le goccioline di grasso contenute nelle cellule adipose sono costituite da trigliceridi, cioè da un’associazione di una molecola di glicerolo e tre molecole di acidi grassi (di solito acido oleico, palmitico e stearico). Una corretta dieta dimagrante, con meno grassi nel loro complesso, in particolare grassi animali e fritti, fa di per sé ridurre i lipidi del sangue.

Luciano Baffioni Venturi


 
 
 
 
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