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Volley rosa sul tetto d'Italia. E' arrivato il tris!

Il coach Riccardo Marchesi

Robur-Scavolini nella storia. Si conclude così il 65esimo campionato serie A1 di volley femminile. Un'annata che ha visto un’ Italia spaccata in tre: a Bergamo la Champions League, a Villa Cortese la Coppa Italia, a Pesaro scudetto e Supercoppa Italiana.
Una stagione trascorsa tra colpi di scena e ribaltoni: chi l'avrebbe mai detto che Bergamo avrebbe eliminato la Scavolini dalla manifestazione europea più importante e che a sua volta venisse battuta in finale di Coppa Italia da una Villa Cortese affamata che a sua volta avrebbe dovuto cedere, un mese dopo, il tricolore 2009/2010 a una Scavolini rinata e ritrovata?
Che confusione, ma che bel concatenarsi di storie di pallavolo, tra trame fantasiose e reali. Il campionato si chiude con la vittoria della Scavolini, per la prima volta da qualche anno a questa parte contro il favore dei pronostici; ed è il terzo scudetto consecutivo, con tre allenatori differenti (Zè Roberto, Vercesi e Marchesi) accomunati dalla stessa mentalità vincente e la stessa fame di vittoria. É il terzo sigillo italiano per Guiggi, il capo banda, il capitano di mille avventure, per Ferretti, l'architetto della squadra, per Costagrande la regina indiscussa, per Garzaro dedizione e ottimismo fatte persona, per Wijhnoven la saetta del taraflex, per Marchesi, da scenografo/coreografo a regista, per Matteo Solforati, punto fermo prezioso di questa realtà con l'occhio lungo. È il terzo scudetto per la Società che ci ha sempre messo la faccia, nel cattivo e brutto tempo; è lo scudetto dei tifosi e degli appassionati, quelli che per niente danno tutto, quelli che per un nonnulla compiono imprese mirabolanti sia dalla curva di casa sia dalla curva della trasferta.
Quello contro Villa Cortese è lo scudetto di un'intera città. Le tre gare sono nate e cresciute sotto la stella di ognuna delle dodici giocatrici, senza distinzioni tra titolari e non; tre gare sul piano tecnico e tattico vicine alla perfezione, con sei gladiatrici in campo pronte a tutto per alzare per l'ennesima volta la coppa tricolore. Hanno funzionato, al solito, muro e rigiocate, con un “effetto-pipe-Costagrande” che ha lasciato la sfidante a terra, tramortita. Ed è proprio lei, Carolina, insieme a Senna Usic, la rivelazione (senza nulla togliere alle altre) il vero simbolo di questa finale di stagione: l'argentina, alla quale tutte le palleggiatrici del mondo consegnerebbero l'ultima palla e la croata, equilibrio e costanza, quella che sai ce la metterà tutta, sempre, comunque, dovunque.
Lo scudetto è nato dalla forza che il gruppo ha saputo mettere nel corso dell'intera stagione, a tratti tortuosa e incomprensibile. La fame questa volta non è venuta mangiando, ma da un digiuno forzato che mai come quest'anno ha fatto apprezzare alla Scavolini la pietanza finale.

Alice Mazzarini


Hanno detto

“Troppo bello! Abbiamo sofferto tanto durante l'anno, ce lo meritavamo”.

Carolina Costagrande

“Non ho ancora la consapevolezza per la grande cosa che abbiamo fatto. É stata un'impresa che vale come lo scudetto vinto tre anni fa”.

Riccardo Marchesi

“Una bella risposta a chi diceva che questa non era la vera finale. Dedico la vittoria al nostro gruppo, sempre unito anche nei momenti di difficoltà”.

Martina Guiggi

“Nessuno quest'anno ci dava per favorite e questo forse ci ha fatto bene. Abbiamo dimostrato che non eravamo finite. É ancora più bello vincere quando tutti non credono in te. La vera forza di questa squadra è il gruppo”.

Francesca Ferretti


E adesso il mercato

E’ è finito un ciclo. Il mercato acquisti è già iniziato e la Robur-Scavolini sta andando incontro a grandi rivoluzioni: il campionato italiano da settembre dovrà fare a meno della regina Costagrande che emigrerà in Russia dove incontrerà Simona Gioli (i rumors parlavano della brasiliana Pequeno come sua erede, ma credo che rimaranno solo voci, visto il costo del cartellino quasi pari a quello dell’italo-argentina); e si parla di una Skowronska attratta dalle luci della ribalta turche. Se ne ritornerà a casa, in Olanda, la Wijnhoven, per voglia di famiglia e maternità (degli ultimi giorni la notizia dell'acquisto del libero Monica De Gennaro, classe ’87, fresca vincitrice della promozione con Aprilia).
Per quanto riguarda il reparto centrali, Garzaro e Marinkovic dovrebbero far parte di questo nuovo disegno societario anche per la prossima stagione. Comunque la novità più rilevante dell’ultima ora è l’arrivo sulla panchina (dopo un lungo corteggiamento) dell’ex nazionale Paolo Tofoli, molto simile, come mentalità di gioco, a quello della regista pesarese, affiancato naturalmente da Riccardo Marchesi. Quello che è certo è che la Ferretti e capitan Guiggi (seppure adulata da compagini di spessore) saranno il perno attorno al quale la futura Scavolini sarà costruita.
La Scavolini continua a sognare, perché sa sognare. Senza bacchetta magica, ma con sudore e coraggio. Bisogna essere eroi, nella sconfitta come nella vittoria. Cadere, rialzarsi, imparare, crescere: il senso della vita.

A. M.


 
 
 
 
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