Prova a chiedere a Pesaro, ad uno che ha superato gli “anta” ma anche a qualche “enta”, chi è il ragno. L’interrogato ti guarderà altezzoso e supponente come a dire: ma che domande fai? Il nostro ragno cittadino è Franco Bertini. Perché a Pesaro, la Basket City italiana, lo soprannominarono così da quando, negli anni ‘60, divenne uno dei migliori cestisti italiani. Da ragazzo era magro, dagli arti lunghi e sottili, un contorsionista dalle giunture eccezionalmente snodate. Ecco perché riusciva a dribblare gli avversari e quasi ad arrampicarsi sul tabellone per fare canestro. Per la sua squadra, poi, sapeva tessere reti di gioco imprevedibili. Sembra abbia appreso la sua tecnica giocando presso l’oratorio di San Giovanni, dove infilava il pallone in un setaccio da farina attaccato alla grata di una finestra del muro. Recentemente, a sua insaputa, il Circolo della Stampa della nostra città lo ha premiato. Il “ragno” è caduto in una tela che qualcun altro ha preparato per lui. All’Auditorium di Palazzo Montani Antaldi, dove il Circolo della Stampa assegnava i suoi premi per il 2010, sono venuti a fargli una sorpresa Bulgheroni e Cosmelli, suoi amici da sempre. I due, oggi signori distinti, il primo in quel di Varese (uno dei proprietari della Lindt, l’azienda dolciaria) ed il secondo in quel di Livorno, furono avversari ed amici del nostro Franco. Così insieme a Gianni D’Elia, Ivano Dionigi, Leone Pantaloni, Marcello Signoretti, anche il nostro ragno cittadino è stato attorniato dall’affetto dei suoi concittadini presenti. L’emozione è stata palpabile perché i pesaresi la pallacanestro ce l’hanno nel sangue. Così i ricordi di tutti sono volati a quei tempi eroici in cui i palloni erano imbevuti di acqua e di polvere (il vecchio Aldo Giordani li chiamava “pallonesse”) perché, anche in serie A, all’inizio si giocava all’aperto con qualsiasi tempo. Ancora oggi Franco Bertini tesse le sue tele, ma di altra natura; arguto giornalista è sempre pronto a cogliere e sottolineare gli aspetti più singolari della nostra vita cittadina. Grazie di cuore, caro “ragno”
Stefano Giampaoli
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