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Lo Zen: la meditazione terapeutica


Lo Zen significa meditazione e deriva dal buddismo giapponese, Shan, secondo la rielaborazione del buddismo cinese. E' una forma di meditazione del vuoto, senza un proprio oggetto, perseguìta e affinata con esercizi apparentemente paradossali per raggiungere l'illuminazione, cioè lo stato di assoluta trasparenza di chi si sente perfettamente realizzato in vari sensi: religioso, artistico, spirituale. Il cuore umano si è purificato da tutti i desideri e può entrare nel Nirvana (uno stato di beatitudine terrena e poi ultraterrena). Normalmente per giungere a tale stato di contemplazione ci sono varie tappe.
1) Preparazione: Seduti a gambe incrociate, busto eretto, mani sulle ginocchia, occhi chiusi, respirazione lenta.
2) Fissazione della mente su un'immagine, per non far divagare il pensiero; dopo una lunga fissazione la mente rimane vuota perché si stacca dall'immagine.
3) Illuminazione. Il corpo resta immobile, il cuore gode di una grande tranquillità che diventa contemplativa e l'uomo arriva all'illuminazione, cioè all'estinzione di tutti i desideri, delle passioni, delle illusioni dei sensi, un annullamento della propria individualità, uno stato di serena beatitudine spirituale: il Nirvana.
Fare 30 minuti di corsa lenta al giorno per 7 giorni realizza un'azione antidepressiva più rapida e più evidente dei 15 giorni necessari per ottenerla con i farmaci; ci si sente come se buona parte della corsa fosse avvenuta sorvolando la strada, perché non ce ne siamo accorti. Si sa che nella corsa si attiva la meditazione Zen; vengono migliorati i flussi di alcune aree del cervello per quanto riguarda la percezione dello spazio e della distanza; la parte frontale del cervello, con gli atteggiamenti meditativi attivati dalla corsa, elimina gli stimoli nervosi e quindi migliora e regola il ritmo cardiaco, c'è meno affaticamento. Chi fa lo Zen ha meno acido lattico nei muscoli e in circolo, con un migliore e rapido recupero durante e dopo una prova muscolare. Ci sentiamo in uno stato generale diverso, sia nei comportamenti nella corsa che nella vita in genere. Si è scoperto che chi pratica lo Zen registra una notevole riduzione di sostanze ossidanti (radicali liberi) che determinano l'invecchiamento psico-fisico, ottenendo così un ringiovanimento delle varie parti del corpo e della mente e migliorando la qualità della vita per molti anni ancora.

Il “non pensiero”

Il Buddismo nasce 600 anni prima di Cristo, come una religione con le sue Scritture, la rigidità dei precetti, i suoi simboli; e con una rapida diffusione nei Paesi orientali come Cina, Giappone, India. Lo Zen sorge 600 anni dopo Cristo e rappresenta quasi un'eresia nei confronti del Buddismo che, pur avendo un notevole contenuto di meditazione, ha anche un patrimonio di letture, preghiere, riti. Secondo lo Zen, invece, si deve svuotare il nostro “Io” dalle nebbie dell'egoismo, dalla schiavitù del pensiero. Lo Zen è un “non pensiero”, un fatto istintivo, una spontaneità dei gesti.
Un maestro a un allievo che gli chiedeva cosa fosse lo Zen rispose: “Quando mangio, mangio. Quando dormo, dormo”. L'allievo non capiva, perché anche lui faceva la stessa cosa. Il maestro rispose: “Non è vero, asini che non siete altro! Quando mangiate pensate a tutt'altro, e quando dovete dormire vi crogiolate in mille pensieri e non siete dentro a ciò che state facendo”. Quindi lo Zen con la meditazione diventa non una attività di pensiero, ma di “non pensiero” e nessun praticante si sentirebbe di imporre le proprie idee e convinzioni ad altri per aumentare il numero dei seguaci.

Il corpo e la mente

Noi siamo permeati dalla cultura del chiedere. Per correre forte pensiamo al doping e non all'allenamento; se siamo depressi cerchiamo qualcosa che ci faccia sorridere e non lo troviamo perché è dentro di noi. Se abbiamo un disturbo pensiamo alle medicine, quando potrebbe sparire con un po' di riposo e mangiando meno.
Liberarsi dai pensieri, non essere disturbati dalle mille cose futili che ci circondano significa essere concentrati sul proprio corpo senza le influenze nefaste della nostra mente. Corpo e mente sono allora una cosa sola; quando corriamo è il corpo che va interrogato e valutato attraverso continui messaggi come la stanchezza, la fatica, qualche dolorino; ma la mente, già liberata dai troppi pensieri con la pratica Zen della meditazione, è in grado di far esprimere al corpo quanto di meglio è possibile. Si arriva a mente libera a sorridere: al punto che un valente maratoneta in fuga con un compagno è riuscito a staccarlo parlando, scherzando, quando era cotto anche lui. Sono citati altri esempi simili; a parità di allenamento, ma sereni e allegri con la voglia di divertirsi, si possono ottenere risultati imprevisti, perché la mente ha lasciato libero il corpo di agire in totale libertà.

Gli esercizi

E' utile la concentrazione sulla respirazione che viene usata anche in altre pratiche come lo yoga, il training autogeno ecc. Il respiro ce lo dimentichiamo per tutta la vita, ricordandocene solo quando diventa difficoltoso come nell'asma in certi raffreddori; e allora proviamo a sentire il piacere dell'aria ricca di ossigeno che entra dalla bocca socchiusa e gonfia la pancia che si alza; poi espiriamo piano per eliminare l'aria pesante ricca di anidride carbonica che abbandona i polmoni mentre il ventre si svuota. Potete ripetere questo esercizio più volte senza forzare.
Potete provare a sentire i battiti del cuore, toccarvi gli arti, i muscoli. Provate a guardare per cinque secondi ogni cosa su cui si posa il vostro sguardo; la meditazione allontanerà ogni pensiero e nel nostro corpo affiorerà un'energia superiore, pura, imprevista, un benessere diffuso. Avremo anche una ridotta sensazione della fatica e quindi tanta più resistenza quanto più ci siamo liberati dai pensieri. Questo è lo Zen!

Carlo A. Angelucci


 
 
 
 
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