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I maestri della ceramica

Elso Sora: Madonna con Bambino.
Un ricordo dei meravigliosi anni ‘50

Si è tenuta a Pesaro a Palazzo Gradari, dal 3 al 28 giugno, la mostra “Ceramiche pesaresi dal 1950 al 1960, a cura dell'Associazione Amici della Ceramica di Pesaro presieduta da Silvio Picozzi: corredata da un bel catalogo di Leon Lorenzo Loreti, “Un'esplosione di forme e di colori”, che raccoglie opere e testimonianze significative di quel periodo.

Nell'articolo che segue, Claudio Sora rievoca le figure di tanti maestri che hanno lasciato un segno nella vita artistica pesarese degli anni '50.

Il 1950 è proprio l'anno in cui mio padre, Elso Sora, costituì insieme al fratello Nemorino, a Vittorio Benvenuti e al giovane Franco Ridolfi la ditta “A.M.A.” (Artigiani Maiolicari Associati) che divenne, poi, una vera fucina di ceramiche d'arte, sia tradizionali che moderne e che ebbe riconoscimenti e premi in mostre nazionali e internazionali. Naturalmente per mio padre non erano certo le prime esperienze: pensate che iniziò a lavorare a 12 anni, nel 1917, nella Fabbrica Molaroni, sotto la guida del famoso maiolicaro Telesforo Bertozzini; qui assimilò anche da un altro maestro, Pietro Turri, pittore argentino, la fantasia e la creatività, frequentando, contemporaneamente, la Scuola d'Arte e lo Studio del noto pittore Fernando Mariotti. Negli anni '20 mio padre era considerato il migliore artista della Molaroni; le sue opere furono elogiate dai critici durante la 2ª Mostra Nazionale della Ceramica svoltasi a Pesaro nel 1928.

Il 1950 per me, allora ragazzo (modellavo la creta e dipingevo da quando avevo sei anni), fu un periodo di grande creatività, di minuziosa ricerca: sentivo un'incessante voglia di inventare cose originali, diverse, nuove! E lavorando insieme a mio padre, sentivo e vedevo che era così anche per lui: allora aveva 45 anni, era nel pieno della sua maturità artistica.

Poi nel 1952 si tenne a Pesaro una grande “Mostra Nazionale della Ceramica”, a cui parteciparono tutti i migliori maiolicari d'Italia: Leoncillo Leonardi, Agenore Fabbri, Aligi Sassu… e tanti altri straordinari artisti. Anche se l'atmosfera che si respirava era quella felliniana de I vitelloni, gli anni ‘50, per Pesaro, furono un fiorire rigoglioso di molti talenti: Arnaldo e Giò Pomodoro, allora insieme a Giorgio Perfetti, purtroppo prematuramente scomparso, si erano uniti sotto la sigla “3P” e creavano bellissimi gioielli, collane e anelli molto moderni e originali. Per un periodo di tempo lavorò con loro un mio grande amico, Sauro Scavolini, ora sceneggiatore e regista cinematografico e televisivo, bravo anche come pittore; poi Sauro lavorò come giornalista al Resto del Carlino, pubblicando dei bellissimi articoli firmati “Sasca”. E qualcuno se lo ricorderà ancora! Allora Nino Naponelli, oltre che ceramista, iniziava la sua pittura surrealista, dopo aver eseguito quei magnifici “Ritratti della zia”. Ricordo che parlando con lui di quel periodo, mi confessava: “Sì, artisticamente sono stati anni straordinari, di grande e profonda maturazione ma... che fame nera!”. Miei amici erano e sono ancora Renato Bertini e Bruno Bruni, bravissimi entrambi: quest'ultimo lavora ad Amburgo con grande successo e torna spesso a Pesaro, nella sua villa sul San Bartolo. Ulrico Schettini (Montefiore), che ultimamente esegue delle bellissime vetrate per chiese e cattedrali in Italia e all'estero, allora dipingeva pezzi unici molto moderni nella fabbrica di mio padre.

Poi c'era Achille Wildi, straordinario sia nella pittura ad olio che come ceramista. Ricordo le risate che facevamo, quando prendevo la macchina e portavo lui e i miei a pranzo nelle trattorie dell'interno pesarese: Wildi era acutissimo nei giudizi e talvolta, con tre parole, distruggeva una persona, facendoci pure morire dal ridere! Spesso era in rotta di collisione quasi con tutti gli amici: per questa ragione si vantava che l'unica persona con la quale non aveva mai litigato era mio padre! Ah, il grande Achille, che nostalgia!

Come non ricordare Guglielmo Malato, ceramista di grande personalità, con la sua pittura un po' “naïf”: mi venne a trovare nella mia “Bottega” qualche anno fa, quando era a Lucca, preside di un Istituto d'Arte. C'erano e ci sono ancora l'abilissimo Valentino Angelini e il tecnicamente straordinario Luciano Vichi, che fino a poco tempo fa insegnava all'Istituto “Mengaroni”; poi i fratelli Lani, col loro stile grottesco che hanno insegnato per anni a Lecce. Vi era, negli anni ‘50, un proliferare di talenti come quello di Nino Caffè, di Werther Bettini, di Gallucci, di Piattella, di Tonti… Nino Caffè, che tutte le estati appena finite le mie tournée teatrali andavo a trovare nel suo studio di Pesaro; oppure ci incontravamo nella sua meravigliosa casa-studio di Roma, in Via Gregoriana, a Trinità dei Monti. Mi faceva vedere i suoi ultimi lavori con i suoi pretini arguti e spiritosi; e i cardinali dai visi flaccidi, tentati da seminascosti diavoletti rossi, e mi descriveva, dettagliatamente le sue originali idee per le opere future. Quando Nino Caffè scomparve, il mio amico Sauro Scavolini era in Venezuela per girare un film come regista e mi disse una cosa che mi stupì: normalmente i giornali venezuelani parlano dell'Italia solo all'indomani delle elezioni politiche; quando morì Caffè, quegli stessi giornali hanno messo la notizia in prima pagina, su quattro colonne perché Nino Caffè era conosciutissimo e molto stimato anche laggiù

Dopo aver elencato quasi tutti i talenti di allora a Pesaro, non mi pare di avere esagerato, parlando così bene degli anni ‘50. Personalmente poi non posso che essere contento dei risultati di quegli anni: a 16 anni scrivevo poesie; a 18 anni, per la prima volta, partecipo ad un concorso nazionale della ceramica e vinco il 1° premio ex-aequo con Nanni Valentini. Nel frattempo prendo anche un diploma di geometra per far stare tranquilli i miei: il famoso “pezzo di carta”! A 21 anni affronto il concorso d'esame d'ammissione all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “Silvio D'Amico” e lo vinco, anche con borse di studio. Dopo i tre anni d'Accademia vengo notato da Vittorio Gassman, il quale mi scrittura nella sua compagnia per due anni e mi affida la parte di Anfrido nell'Adelchi di Manzoni, con la quale riesco a ottenere anche “applausi a scena aperta”, vicino a quel “mostro di bravura” che era Vittorio Gassman. Come posso non parlare con entusiasmo di quegli anni?

Claudio Sora

La “piccola bottega dei capolavori” disegna il ROF

LA “SEMIRAMIDE” DI CLAUDIO SORA

La "Bottega d'Arte Sora" - Maioliche A.M.A., a Pesaro in Via Rossini 35, è uno dei negozi più antichi del centro storico: è stata infatti inaugurata nell'estate del 1950 da Elso Sora, grande protagonista della maiolica pesarese del ‘900. Alcune sue opere fanno parte del "Museo Civico" della città, del "Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza" e del patrimonio artistico dell'Istituto d'Arte "F. Mengaroni" di Pesaro. Dagli anni '80 del secolo scorso (come ormai bisogna dire, anche se suona così strano!), il figlio Claudio ha preso la direzione dell'attività artistica della “piccola bottega dei capolavori", come è stata definita dalla stampa, portandola a superare il traguardo del mezzo secolo di attività nel fatidico 2000.

A partire dalla XVI edizione del 1995, Claudio Sora accompagna le stagioni del Rossini Opera Festival con una sua creazione originale che si ispira allo spettacolo più importante del cartellone, dopo un attento studio dei libretti. Si tratta di piccoli piatti in ceramica, coniati in un numero limitato di esemplari, che fanno la gioia dei collezionisti e dei melomani riproducendo il motivo ispiratore dell'opera: quest'anno è in cartellone “Semiramide”, regina di Babilonia. Al centro del piatto è riprodotta la scena madre del melodramma tragico: l'uccisione di Semiramide, simbolicamente immersa in un ambiente assiro-babilonese.

Quest'anno i piccoli piatti delle opere del “Festival” sono in vendita, oltre che nella “Bottega d'Arte” di Claudio Sora, anche nella “Casa Natale di Rossini” e nel “Bookshop” del Museo Civico di Pesaro. Ma presso la Bottega di Claudio Sora sono disponibili centinaia di piccoli e grandi oggetti in maiolica, spesso decorati con la "Rosa di Pesaro", che è  diventata il simbolo della città: dalle scatoline souvenir di pochi euro, ai piccoli busti di Rossini, ai grandi piatti, sculture e vasi in raffaellesco bianco e blu che richiedono molte settimane di lavoro e possono costare anche 3.000 euro. Alcuni pezzi non sono in vendita: ad esempio le ultime ceramiche realizzate da Elso Sora a 86 anni, poco prima della scomparsa. Oggi tutte le creazioni nascono dai disegni di Claudio Sora, poi trasferiti su piatti di terracotta smaltata, e infine cotti a lungo nel forno a 920 gradi, dopo una spruzzata di “cristallina”, per arrivare allo splendore cromatico del risultato finale.

Claudio Sora è un artista a tutto tondo: pittore e scultore autodidatta fin dall'età di sei anni, è poi diventato attore teatrale, cinematografico e televisivo; si è diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico", quando gli insegnanti di recitazione erano Sergio Tofano, Wanda Capodaglio, Orazio Costa; ha lavorato accanto a grandi interpreti, tra cui Vittorio Gassman, Enrico Maria Salerno, Gino Cervi, Tino Carraro, Gian Maria Volonté, Giorgio Albertazzi, Adriana Asti, Lilla Brignone, Valeria Moriconi, Lina Volonghi. Ancor oggi continua ad essere presente nel mondo teatrale cittadino, anche come “direttore artistico” del Festival Nazionale dei Gruppi di Arte Drammatica, arrivato quest'anno alla 56ª edizione.

Come ceramista Claudio Sora ha vinto, giovanissimo, il 1° Premio per una pittura su maiolica, ex-aequo col bravissimo e compianto Nanni Valentini, alla III Mostra Nazionale della Ceramica nel 1952. Negli ultimi anni ha tenuto tre mostre personali a Roma con tele, disegni e incisioni - alla "Chair Gallery" e alla Galleria "Ieri e Oggi" - dove ha riscosso un bel successo di pubblico e di critica.

Le ceramiche del Festival

Guillaume Tell: agosto 1995
Matilde di Shabran: agosto 1996
Moise et Pharaon: agosto 1997
La Cenerentola: agosto 1998
Adina – Il Califfo di Bagdad: agosto 1999
Le Siege de Corinthe: agosto 2000
La Gazzetta: agosto 2001
La Pietra del Paragone: agosto 2002
Semiramide: agosto 2003


 
 
 
 
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