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Luglio-Agosto 2004 / Opinioni e Commenti
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Il terrorismo islamico viene da lontano

Il fenomeno del terrorismo di matrice islamica sta coinvolgendo a macchia d'olio quasi tutti i Paesi musulmani. In una vasta area che va dal Marocco all'Indonesia e alle Filippine, ai Paesi industrializzati del G8 (comprendenti l'Unione Europea, Nord America, il Giappone e la Russia). Tutti questi Paesi sono collegati tra di loro da un cordone ombelicale di oleodotti e navi petroliere: da un lato i Paesi medio-orientali produttori di petrolio e gas naturali, e dall'altro lato, i grandi consumatori di idrocarburi.
Per conoscere le ragioni d'esistenza di questo fenomeno è necessario uno studio a trecentosessanta gradi. Partendo dai rapporti commerciali ed economici tra questi due blocchi di Paesi, questo compito diventa un po' più facile. Infatti se si esamina un quarto di secolo di import-export tra Unione Europea e Medio Oriente, scopriamo che il prezzo delle materie prime (tra queste anche il petrolio greggio e manufatti esportati in Europa) è costantemente calato, mentre quello delle importazioni di prodotti industriali e tecnologie è sempre aumentato. Questo divario, ha prodotto in una vasta area povertà e degrado. I governi nazionali dittatoriali, incapaci di invertire questa tendenza rovinosa, per continuare a governare, aumentarono la repressione. In queste condizioni, le organizzazioni estremistiche trovarono l'ambiente ideale per lo sviluppo. Queste, nei Paesi dove ancora sono forti il credo e le tradizioni religiose, per diffondersi si sono immedesimati nei movimenti religiosi. A causa della povertà, dell'ignoranza e dell'analfabetismo, diffuse tra le popolazioni medio-orientali, e della corruzione e tirannia dei loro regimi, l'estremismo religioso trova terreno fertile per il suo sviluppo. Dopo il fallimento del nazionalismo e partito unico, con aspirazioni socialistiche e nazionalistiche (come il Ba'ath iracheno o siriano, sperimentate dopo la liberazione in Egitto, Siria, Iraq, Algeria, Libia e Yemen) per molta gente la religione diventa la speranza che finisca l'era della povertà, della dipendenza nazionale, della corruzione e dell'autoritarismo dei governi monarchici e dei presidenti a vita ed ereditari, molti dei quali voluti e protetti dagli stessi anglo-americani.
Come le altre religioni, anche l'Islam ha i suoi fanatici: coloro che non accettano e non sopportano chi non pensa e non crede come loro, ed hanno progetti politici per la conquista del potere, non attraverso le vie democratiche, ma a mezzo di una strategia di terrore e d'annientamento degli attuali e futuri oppositori. I terroristi musulmani sono una minoranza esigua, su una popolazione di un miliardo e cento milioni di persone; malgrado questo, sono attivi e nefasti. Essi danneggiano i musulmani, la causa dell'Islam, e l'intera umanità. Intervengono in nome dell'Islam, ma sono persone che non hanno studiato il Corano ed altri testi e sono strumentalizzati, a loro volta, da quelli che hanno studiato qualche cosa qua e là, senza peraltro capire la filosofia di questa religione di pace e di tolleranza. Loro citano, solamente, i versetti ed i detti del Profeta convenienti alla propria propaganda politica ed al proprio interesse di parte.
I terroristi sono favoriti anche dalle immagini trasmessi dalle tv satellitari di una realtà tremenda, al di fuori di ogni legalità internazionale. La guerra in Iraq, il bombardamento di un matrimonio da parte dell'esercito americano dell'amministrazione Bush in un villaggio della regione di Al-Qaem nell'ovest di questo Paese con 41 morti (tra i quali molti bambini), i massacri, le torture e le umiliazioni dei prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghorib, e quella della Striscia di Gaza, la distruzione delle case dei civili (dall'inizio della seconda Intifada ne sono state distrutte 3.000) ed il massacro dei pacifici manifestanti a Rafah bersagliati dai missili, con 12 morti e 70 feriti da parte dell'esercito israeliano del governo di Ariel Sharon non aiutano di sicuro l'isolamento dei terroristi e la causa del dialogo e della pace in questi Paesi. Fatti accaduti o venuti alla luce solo nel mese di maggio 2004. Come si può parlare di modernità, democrazia e diritti umani, quando è la più grande potenza mondiale ed uno delle democrazie più antiche, ad infrangere sistematicamente i diritti basilari dell'uomo? Mi rendo conto dei gravi motivi che stanno alla base di questa escalation di violenza nel Medio Oriente, come i tremendi attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e gli attentati degli uomini-bomba palestinesi contro i civili in Israele (le vittime del conflitto israeliano– palestinese: 3.124 palestinesi, 920 israeliani e 72 altre vittime, dal 28 settembre 2000 inizio dell'intifada al 23 giugno 2004. Fonte: Agenzia France Press.) Per questo, bisogna tornare al più presto a una reale strategia di pace in quest'area turbolenta del mondo.

Hossein Fayaz

 


 
 
 
 
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