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I nuovi sindaci
di Pesaro e Fano

LUCA CERISCIOLI:
LA FORZA DEI NERVI DISTESI

Il sindaco si è rimesso la cravatta: questa è la novità politica più rilevante emersa dal cambio di amministrazione a Pesaro. Comunque, adesso che Ceriscioli c'è, andiamo a vedere com'è. Lo slogan vincente del “c'è”, che ha scandito tutta la sua campagna elettorale, richiama lo spot pubblicitario di una famosa birra, ma forse è stato ispirato anche da un tormentone del periodico Pesaro Express, che lo aveva definito “il Che Riscioli” a causa della sua dichiarata ammirazione per la figura romantica di Ernesto Guevara: ucciso in Bolivia nel 1967, quando questo sindaco aveva poco più di un anno. E' nato infatti il 16 marzo 1966 (sotto il segno dei Pesci) a Villa Fastiggi: il mitico quartiere di S. Pietro in Calibano dove il PCI, quando andava male, prendeva il 90% dei voti (oggi mantiene un buon 80%, anche se insieme alla Margherita e ad altri petali). Anche il nonno paterno si vantava di essere iscritto al partito fin dal 1921. In quegli anni il padre era un piccolo imprenditore artigiano di cucine componibili e aveva costituito la “Pro Domo”: un marchio aziendale poi ceduto alla Febal e tuttora esistente; la mamma era impiegata al Comune di Montelabbate.
Il ragazzo consegue il diploma al Liceo scientifico a Pesaro, seguito dalla laurea in Matematica all'Università di Bologna, il servizio militare in Fanteria e dieci anni di insegnamento in molte scuole superiori della provincia fino al 2000; quando si mette in aspettativa per assumere a tempo pieno l'incarico di assessore ai Lavori pubblici (cui si aggiungerà poi anche la delega all'Urbanistica), sostituendo Lorenzo Rossi che passa alla presidenza dell'Aspes. In questo incarico Ceriscioli esprime il meglio delle sue capacità politiche e amministrative, coronando una carriera cominciata a 23 anni come consigliere di Circoscrizione (che allora comprendeva Ginestreto, Villa Ceccolini e Villa Fastiggi) e coordinatore organizzativo di sezione; e proseguita come segretario comunale del PDS a partire dal 1995.
Nel frattempo trova il tempo di sposarsi con Lara, una sua compagna di scuola al liceo, da cui ha avuto una bambina e un maschietto: oggi rispettivamente di nove e di cinque anni. La moglie, laureata in Economia, è  impiegata da anni presso l'Ufficio del personale del Comune di Pesaro. Quindi, da qualche giorno, è anche una sua dipendente: con tutte le complicazioni del caso.

L'assessore delle rotatorie. Ha un fisico da marine americano, con una stazza di quasi un metro e novanta e 95 chili di peso, i capelli cortissimi sul castano rossiccio, il viso roseo e rotondeggiante, gli occhialini da miope. Ma è un marine pacifista e un po' ingrassato, che ha messo la sua prestanza atletica solo al servizio della pallacanestro, anni fa, giocando come robusto difensore nella “Lupo” di Pantano. Soprattutto è poco marziale il suo stile, improntato alla più assoluta imperturbabilità, che lo distingue dalla controllata aggressività di Giovanelli. Si ha l'impressione che se crollasse improvvisamente il soffitto durante una riunione, si limiterebbe a guardare con interesse quell'insolito fenomeno strutturale. I suoi biografi riferiscono che è impossibile litigare con lui: come succede per Gianni Letta, sottosegretario e consigliere di Berlusconi, che viene chiamato “Smorza Italia”. Platee inizialmente ostili si acquietano di colpo quando comincia ad argomentare sui problemi della città con le capacità logiche del matematico, la sua calma olimpica e la forza dei nervi distesi (che, se ricordo bene, era la pubblicità di una camomilla). Sostiene, giustamente, che per un politico è molto meglio parlare a un pubblico che lo contesta, piuttosto che a uno di simpatizzanti: perché nel primo caso ha almeno la possibilità di recuperare qualche consenso, mentre di fronte a una platea amica conserva – bene che gli vada – gli stessi voti. Non deve essere un calcolo sbagliato, viste le proporzioni del suo successo elettorale: passaggio al primo turno col 56% dei voti (massimo storico da quando esiste l'elezione diretta del sindaco) e 32.886 preferenze, quasi mille voti in più della coalizione. Forse gran parte del suo successo lo deve al fatto di essere stato percepito come un segno di rinnovamento; ma soprattutto all'azione svolta dal suo assessorato sulla viabilità, che rappresenta uno dei parametri più visibili per giudicare l'operato di una pubblica amministrazione, rispetto ad altre questioni più tecniche (“Una volta impiegavo venti minuti per andare da Muraglia a Villa Ceccolini, adesso ne impiego sei”, gli ha riconosciuto un automobilista felice). Cavalcando l'Interquartieri, le rotatorie e le aiole fiorite, si è confrontato con i cittadini nel corso di una campagna elettorale caratterizzata da una ritrovata voglia di partecipazione e di impegno da parte della gente: forse anche grazie ai nuovi stimoli prodotti dalla scesa in campo di Liberi x Pesaro.
Considera la priorità numero uno quella di favorire la crescita del nostro sistema produttivo, perché solo un'economia che funziona può garantire ricchezza e occupazione. Gli imprenditori chiedono la formazione di risorse umane in grado di inserirsi nei processi produttivi avanzati; e si aspettano che i tempi dell'amministrazione si avvicinino ai tempi operativi delle aziende. A suo parere, l'unico, vero “potere forte” è il Comune; ma solo in un certo contesto economico può dare risposte ai bisogni sociali della comunità.

Un sindaco cattolico. I suoi hobbies (oltre alla politica) sono l'informatica e le nuove tecnologie, che segue da appassionato lettore di riviste specializzate.
Sarà per lui inevitabile il continuo confronto con i dodici anni di governo del “padre padrone” Giovanelli, autore della prima rivoluzione organizzativa della macchina comunale: 800 impiegati e 20 dirigenti ai quali è stata affidata la gestione manageriale. Ma la cosa non sembra preoccuparlo più di tanto. Vuol provare a re-interpretare questo ruolo in modo ancor più partecipativo, creando nuovi strumenti, luoghi e occasioni di incontro; e non limitarsi a rendere conto del suo mandato solo al termine dei cinque anni.
E' il settimo sindaco del dopoguerra, dopo Fastigi, De Sabbata, Stefanini, Tornati, Amati, Giovanelli; e probabilmente il primo sindaco cattolico praticante. Frequenta regolarmente la messa e di recente, presenziando una cerimonia a Candelara per il restauro della cornice lignea di una Pala d'altare del Pandolfi, ha preso la comunione dalle mani del nuovo arcivescovo. Non a caso ha un eccellente rapporto con le gerarchie ecclesiastiche. Il 17 gennaio, festa di Sant'Antonio abate, protettore degli animali, si tiene anche alla Casa del Popolo di Villa Fastiggi la tradizionale “cena dei coloni”. Mi raccontano che nel corso della serata un distinto signore di mezz'età continuava a tessere le lodi di Ceriscioli, rivolto ai suoi vicini di tavolo, anticipando di qualche mese la sua personale campagna elettorale. Si è poi scoperto che era il parroco del quartiere.

STEFANO AGUZZI:
LA DOPPIETTA DEL CACCIATORE

Nel numero di gennaio dello Specchio, intervistando il sindaco uscente Cesare Carnaroli (detto Caesar), abbiamo scritto: “Per sua fortuna la legge elettorale lo farà scendere definitivamente da cavallo: mettendolo al riparo da eventuali tentazioni delle Idi di marzo e da qualche novello Bruto, magari sotto le sembianze del suo ex compagno di partito Stefano Aguzzi”. Adesso il Fato si è compiuto, ma a farne le spese è stato l'incolpevole Valentino Valentini, che si era pure dimesso dalla presidenza della Fondazione Cassa di Risparmio. Perché Fano è forse l'unica città al mondo in cui può succedere che un banchiere rappresenti la sinistra e un operaio la destra.  E' vero che il mondo è cambiato, ma pensare a un'amministrazione con un sindaco comunista (presumibilmente non pentito) e un vice sindaco di Alleanza Nazionale fa ancora una certa impressione. E' come se negli anni '80 si fosse costituito un governo con Giancarlo Pajetta presidente del Consiglio e Almirante vice presidente.
In realtà la storia di questo successo elettorale viene da lontano. Nasce infatti da una specie di diaspora (mi sembrerebbe inopportuno parlare di un regolamento di conti) nella sinistra fanese: una vicenda esplosa con lo scontro politico sulla designazione di Adriana Mollaroli al Consiglio regionale, e proseguita con le note vicende legate all'Aset e con le polemiche sul Piano regolatore e sul porto turistico. Ma forse era entrato in crisi un certo modello decisionista di gestire i rapporti con la città e aleggiava una diffusa voglia di cambiamento che andava oltre la logica degli schieramenti tradizionali: segnali fiutati nell'aria non solo da Aguzzi (che poteva avere qualche sassolino nelle scarpe) ma anche da personaggi come Enzo Cicetti, ex sindaco socialista e vero regista dell'operazione, e il diessino Davide Rossi. Sono stati loro, insieme ad altri quattro soci fondatori, a dar vita alla lista civica “La tua Fano”; e poi a promuovere l'eterogenea coalizione vincente degli “Uniti per Fano” (tutti insieme appassionatamente: ma ci sono voluti sei mesi di trattative per convincere AN, la fidanzata più riluttante all'abbraccio con l'ex comunista). “La nostra lista – aveva dichiarato Aguzzi nel dicembre scorso durante la presentazione ufficiale all'Hotel Elisabeth – vuol marcare una differenza tra continuità e discontinuità: non si tratta di una scelta fra centro-destra e centro-sinistra”.

Il presidente operaio. Incontro Stefano Aguzzi nella sede del  quartier generale di “La tua Fano” (due locali a piano terra, con vetrina, accanto a Piazza XX Settembre), mentre continua la processione dei fan che vengono a congratularsi: fra questi corre a baciarlo una bella ragazza mora in bikini, forse di ritorno dalla spiaggia, drappeggiata in una tunica dalle vertiginose trasparenze. Il neo sindaco, visibilmente compiaciuto, fa guizzare i muscoli sotto la maglietta Polo d'ordinanza. Appare in piena forma, col suo fisico asciutto di 73 chili distribuiti su un metro e ottanta di altezza (pare che la campagna elettorale gli abbia fatto perdere sette chili). “Quando è stata decisa la mia candidatura – mi dice – valutavo al 30% le mie possibilità di andare al ballottaggio e al 5% quella di vincere le elezioni. Poi ho cominciato a parlare con tutti i cittadini di Fano, uno ad uno, con tutti quelli che conoscevo. Ho parlato dei loro problemi, perché anch'io sono un cittadino come tutti gli altri, che vive ogni giorno del suo lavoro. La gente ha cominciato a salutarmi, e a sorridermi, per strada; e allora ho capito che potevo farcela”. Mi racconta la sua frugale campagna elettorale: con una stanza in affitto, un telefono cellulare e un computer in prestito. E poi tanti incontri, solo manifesti e spot radiofonici, senza pubblicità sui giornali, cene elettorali, segretarie stipendiate. Come finanziamento sono bastati i 23 mila euro raccolti con una specie di azionariato popolare costituito da amici e piccoli imprenditori; e altri 20 mila euro personali che deve ancora restituire alla banca. Le prime due cose che si propone di fare sono l'eliminazione delle barriere architettoniche e la revisione del Piano del traffico. Poi ce ne sarà per tutti: dai festival musicali all'aeroporto, dall'Ente manifestazioni al Parco tecnologico.
Ha iniziato l'attività politica a 26 anni, come organizzatore di una sezione del PCI. A 28 anni è eletto consigliere comunale; diventando poi assessore ai Servizi sociali quando Baldarelli passa alla direzione regionale del partito. E' rieletto nel 1995, ma deve dimettersi per incompatibilità quando Carnaroli lo designa alla presidenza dell'Amaf (l'azienda municipalizzata di trasporti), che poi diventerà Aset, con un consorzio di 17 Comuni. Ma il patatrac arriva a fine 2000, quando Aguzzi (che l'anno prima era stato il primo degli eletti a Fano) entra in rotta di collisione col sindaco e col segretario DS, non viene confermato alla presidenza dell'Aset S.p.A., rifiuta sdegnosamente altri incarichi e se ne va in fabbrica a fare l'operaio di fonderia: un gesto degno di Cincinnato che però, nel 459 a.C., tornò in campagna.

Il carabiniere naturalista. Dalla sua biografia privata ricaviamo che è nato il 27 aprile 1962 in una famiglia di agricoltori di Falcineto: sotto il segno del Toro che, secondo alcuni, spiega la sua implacabile determinazione. Si diploma come perito meccanico all'Istituto professionale “Volta” e a 19 anni presta il servizio militare nei Carabinieri, svolgendo servizi di ordine pubblico su un vasto territorio: dal supercarcere di Bergamo durante il processo ai NAR, alla squadra antiscippo di Rimini. Ricorda con un po' di nostalgia quel periodo e forse gli dispiace di aver rinunciato a una promettente carriera nelle forze dell'ordine: ma i motti dell'Arma (“Nei secoli fedeli” e “Usi a obbedir tacendo e tacendo morir”) non mi sembrano così congeniali a questo personaggio.
A vent'anni sposa Claudia, una ragazza conosciuta in una discoteca di Cagli, e già con due gemelli in arrivo (oggi hanno quasi 22 anni e studiano all'Università di Bologna). Prima di passare alla politica, lavora per otto anni come facchino in una ditta di trasporti perché gli piacciono i mestieri in movimento: non a caso dedica tuttora il tempo libero a lunghe escursioni a piedi nell'Appennino insieme ai suoi tre cani. Dichiara una grande passione per la Natura, che vive sotto due aspetti (per me) piuttosto sorprendenti: come appassionato ornitologo, che studia amorevolmente le migrazioni degli uccelli, e come cacciatore. Ad ogni buon conto, è meglio stargli lontano quando imbraccia la doppietta: visto il modo in cui ha impallinato senza pietà un gruppo di potere che sulla carta sembrava invincibile.

Alberto Angelucci


 


 
 
 
 
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