Ricerca nel sito: Parola Esatta
Luglio-Agosto 2004 / Scienza
  Se si ricerca un testo con apostrofi non settare 'Parola esatta'  
  Home Page
  Aprile 2011
  Marzo 2011
  Febbraio 2011
  Gennaio 2011
  Dicembre 2010
  Novembre 2010
  Ottobre 2010
  Settembre 2010
  Luglio-Agosto 2010
  Giugno 2010
  Maggio 2010
  Aprile 2010
  Marzo 2010
  Febbraio 2010
  Gennaio 2010
  Dicembre 2009
  Novembre 2009
  Ottobre 2009
  Settembre 2009
  Luglio-Agosto 2009
  Giugno 2009
  Maggio 2009
  Aprile 2009
  Marzo 2009
  Febbraio 2009
  Gennaio 2009
  Dicembre 2008
  Novembre 2008
  Ottobre 2008
  Settembre 2008
  Luglio-Agosto 2008
  Giugno 2008
  Maggio 2008
  Aprile 2008
  Marzo 2008
  Febbraio 2008
  Gennaio 2008
  Dicembre 2007
  Novembre 2007
  Ottobre 2007
  Settembre 2007
  Luglio-Agosto 2007
  Giugno 2007
  Maggio 2007
  Aprile 2007
  Marzo 2007
  Febbraio 2007
  Gennaio 2007
  Dicembre 2006
  Novembre 2006
  Ottobre 2006
  Settembre 2006
  Luglio-Agosto 2006
  Giugno 2006
  Maggio 2006
  Aprile 2006
  Marzo 2006
  Febbraio 2006
  Gennaio 2006
  Dicembre 2005
  Novembre 2005
  Ottobre 2005
  Settembre 2005
  Luglio-Agosto 2005
  Giugno 2005
  Maggio 2005
  Aprile 2005
  Marzo 2005
  Febbraio 2005
  Gennaio 2005
  Dicembre 2004
  Novembre 2004
  Ottobre 2004
  Settembre 2004
  Luglio-Agosto 2004
  Giugno 2004
  Maggio 2004
  Aprile 2004
  Marzo 2004
  Febbraio 2004
  Gennaio 2004
  Dicembre 2003
  Novembre 2003
  Ottobre 2003
  Settembre 2003
  Luglio-Agosto 2003
  Giugno 2003
  Maggio 2003
  Aprile 2003
  Marzo 2003
  Febbraio 2003
  Gennaio 2003
  Dicembre 2002
  Novembre 2002
  Ottobre 2002
  Settembre 2002
  Luglio-Agosto 2002
  Giugno 2002
  Maggio 2002
  Aprile 2002
  Marzo 2002
  Febbraio 2002
  Gennaio 2002
  Dicembre 2001
  Novembre 2001
  Ottobre 2001
  Settembre 2001
  Luglio-Agosto 2001
  Giugno 2001
  Maggio 2001
  Aprile 2001
  Marzo 2001
  Febbraio 2001
  Gennaio 2001
  Dicembre 2000
  Novembre 2000
  Ottobre 2000
  Settembre 2000
  Luglio-Agosto 2000
  Giugno 2000
  Maggio 2000
  Aprile 2000
  Marzo 2000
  Febbraio 2000
  Gennaio 2000
  Dicembre 1999
  Novembre 1999
  Ottobre 1999
  Settembre 1999
  Luglio-Agosto 1999
  Giugno 1999
  Maggio 1999
  Aprile 1999
  Marzo 1999
  Febbraio 1999
  Gennaio 1999
  Dicembre 1998
  Novembre 1998
  Ottobre 1998
  Settembre 1998
  Luglio-Agosto 1998
  Giugno 1998
  Maggio 1998
  Aprile 1998
  Marzo 1998
  Febbraio 1998
  Gennaio 1998
  Dicembre 1997
  Novembre 1997
  Settembre-Ottobre 1997
  Luglio-Agosto 1997
  Giugno 1997
  *

Margherita Hack:
una ‘modella' del nostro tempo


Il ciclo “Le Modelle – Antiche donne e contemporanee”, si è aperto e si è chiuso in bellezza. Mentre il primo convegno del 22 aprile proponeva l'incontro, al Teatro della Fortuna di Fano, con la brillante scrittrice vicentina Sandra Petrignani a confronto con la sua “modella” Virginia Woolf (1882-1941), l'ultimo del 27 maggio, al Teatro Sperimentale di Pesaro, ha permesso di conoscere dal vivo la popolare astrofisica Margherita Hack, che si è presentata come ideale continuatrice dell'astronoma inglese Cecilia Payne Gaposchkin (1900-1979). Un bel finale per questa felice iniziativa nata dall'impegno congiunto della Provincia, dei Comuni di Pesaro e Fano e della “Casa delle Donne”, che ha organizzato, a Fano e a Pesaro, l'insolita sfilata settimanale non certo di top-models mediatiche – gambe di fenicottero e visi impietriti – ma di sei donne “vere”, con un percorso alle spalle fatto di sforzo e di impegno e un presente di meritato successo nel campo professionale: quindi “modelle”, appunto, per le giovani d'oggi e soprattutto antidoto a quei modelli falsi e superficiali che il marketing impone attraverso i mass-media.
Dunque, Margherita Hack allo Sperimentale: grande aspettativa nella sala straripante. Arrivata tra i primi, mi siedo in prima fila accanto a un gentile signore dai capelli argentei, e dopo qualche minuto di conversazione mi rendo conto di sedere al fianco del marito di Margherita: stesso accento fiorentino, stessa fluidità di parola. Non fatico a farlo parlare, mi racconta spontaneamente la bella storia di una bambina che, accompagnata da suo padre, veniva al parco vicino a casa, lo stesso dove giocava lui. Un vero “maschiaccio”, si arrampicava sugli alberi “come una scimmia”, seguita dallo sguardo amorevole di un papà che non la sgridava mai. Tre cose gli piacevano di lei: era bionda, e questo le dava un aspetto da straniera (solo più tardi seppe che il padre era di origine svizzera), era esuberante e sportiva, era determinata. Le loro strade si divisero quando con la famiglia Aldo dovette lasciare Firenze, ma quella ragazzina “diversa” lo aveva colpito, e ne parlava spesso col fratello: così fu un piccolo miracolo quando la rivide, alla Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze. Lei si era iscritta per far piacere ai genitori e agli insegnanti del Liceo, ma senza vera convinzione: e infatti, dopo un assaggio di lezione dell'illustre critico De Robertis, “scappò via”. Non da Aldo, però: perché da quel momento lui e Margherita furono sempre insieme, e se gli si chiede ora che lavoro fa, risponde argutamente che fa “il marito di Margherita”. Attraverso il suo veloce racconto, intuisco quanta dedizione deve aver caratterizzato la vita di questa coppia: insieme a Trieste, la città di adozione, dove lei sviluppa la sua carriera di astrofisica; insieme negli Stati Uniti, dove riceve molti riconoscimenti e dove stavano bene, ma poi decisero di tornare in Italia “perché i vecchi genitori avevano bisogno di lei”, così come decisero di comune accordo di non avere figli.

Dallo sport all'astronomia

Si fa buio in sala. Le tre studentesse, come di rito, leggono con sentimento brani dalle Memorie dell'astronoma inglese Cecilia Payne, emigrata negli Stati Uniti dove, nel 1925, fu la prima persona a ricevere un dottorato in Astronomia ad Harvard. Poi, segnato da un applauso lungo e caloroso, l'ingresso sul palco di Margherita, dal sorriso cordiale e dal liscio caschetto di capelli grigi, che si siede nell'ampia poltrona e, con la sua ben nota voce dal forte accento fiorentino, ci fa entrare nel mondo della sua vita di donna che, con un pizzico di fortuna e tanta determinazione, si è conquistata un posto importante nella storia dell'astronomia universale. Tanto da arrivare a festeggiare i suoi ottant'anni  pubblicando, nel 2002, una “Storia dell'Astronomia dalle origini al 2000 e oltre” scritta per così dire a “quattro mani” con Giacomo Leopardi.
Non si può non provare un'immediata simpatia per la semplicità con cui parla dei suoi esordi. Puntualizza le sue differenze da Cecilia, di cui pure si riconosce una continuatrice, come questa lo era stata di Annie Cannon. “Cecilia aveva la passione dell'astronomia fin da bambina, io avevo quella del gioco sfrenato e dello sport”: seguiva il ciclismo, praticava pallacanestro, vinse due campionati universitari nazionali di atletica e salto in alto. Da ragazzina sognava di fare l'esploratrice; quando frequentava il ginnasio i suoi pensavano che avrebbe fatto la giornalista. Dopo la fuga dalla Facoltà di Lettere, si iscrisse a Fisica, perché più di tutto le piaceva la matematica. Il suo destino si rivelò quando alla fine, scontenta della tesi compilativa che le era stata assegnata, decise di cambiarla e ottenne una tesi sperimentale all'Osservatorio astrofisico di Arcetri sulle Cefeidi, una classe di stelle variabili. Poter usare il laboratorio, osservare le stelle, fu determinante per appassionarla alla ricerca. “E' stata una tesi “sotto le schegge”, racconta Margherita con il suo humour sorridente: mentre i ponti sull'Arno venivano sistematicamente fatti saltare dai tedeschi in ritirata, lei scriveva a lume a petrolio, nella casa dei nonni in collina dove si era rifugiata con i genitori e Aldo. Firenze era al buio, e lei alternava il lavoro sulla tesi con il fare legna e pompare l'acqua del pozzo. Finita la guerra, si laurea e si impiega alla Ducati, che costruiva piccole macchine fotografiche, finchè la chiamano all'Osservatorio di Arcetri dove inizia una carriera che, in venti anni movimentatissimi, nel 1964 la porterà alla cattedra di Astronomia presso l'Istituto di Fisica teorica dell'Università di Trieste, dove al tempo stesso dirige l'Osservatorio Astronomico dal 1964 al 1987.
“Vinsi la cattedra a 42 anni, mentre Cecilia la vinse a 56, perché avevo più titoli dei miei colleghi: avevo lavorato negli Stati Uniti con borse di studio, e avevo avuto riconoscimenti da grossi nomi dell'Astrofisica.” Il trattato “Stellar Spettroscopy”, scritto a Berkeley nel 1959 con Otto Struve, è tuttora ritenuto un testo fondamentale. Ancora una volta le circostanze l'aiutarono: l'Osservatorio di Trieste era in condizioni penose, e dovette partire da zero, ma era sostenuta da un crescente interesse dell'ambiente scientifico per la ricerca, e favorita dalla nuova capacità contrattuale ottenuta dai ricercatori degli Osservatori, grazie ai movimenti studenteschi del '68. In dieci anni l'Astrofisica italiana si sviluppò fino a diventare una delle migliori d'Europa, e i ricercatori italiani potevano inserirsi nei gruppi di ricerca internazionali.
E qui Margherita dà l'aere al suo spirito combattivo: “Proprio in questi tempi in cui si tende a criminalizzare la ricerca italiana – dice con passione – senza saper niente di ciò che sta facendo, è importante conoscere le più recenti iniziative, dal satellite Bepposacs costruito con tecnologia italiana e olandese, alle scoperte fatte con il pallone stratosferico boomerang, che hanno coronato un esperimento internazionale capeggiato da un astrofisico dell'Università La Sapienza con materiale costruito in Italia; dall'apporto italiano agli esperimenti della sonda europea in orbita intorno a Marte, fino al radar che scandaglia il sottosuolo di Marte per dirci se vi è acqua”. Infervorata, la scienziata spezza una lancia in favore della ricerca italiana, che anziché essere sostenuta economicamente, si vede tagliare i fondi, magari per dirigerli verso dubbie istituzioni come l'Istituto Italiano di Tecnologia, varato a Genova senza neppure consultare la base, per il quale sono stati stanziati cento milioni di euro all'anno per dieci anni.

Le notti del Cile

La Signora delle stelle risveglia nel pubblico – in gran parte giovanile – che l'ascolta dalla platea con attenzione, un'impressione di sincerità, forza di carattere e grande giovinezza di spirito. Rivolgendosi alle nuove generazioni, parla delle stelle. Fino a cinquanta anni fa, la cultura del firmamento era diffusa: guardando il cielo, si riconoscevano le costellazioni, si seguiva con lo sguardo la meraviglia della Via Lattea. Oggi si vedono quasi solo la Luna e Venere, il buio totale non lo si trova che in zone remotissime, le città sono troppo illuminate e invase dallo smog. Si contano sulle dita i luoghi del pianeta dove è stato possibile collocare i grandi telescopi, tanto complessi e costosi da dover essere finanziati e gestiti da consorzi internazionali. Il più grande si trova in Cile, in una zona impervia che però offre la vista del cielo più ricco di stelle e dove si può contare su più di cento notti serene all'anno. In Europa non restano che le Canarie, dove si trovano i telescopi europei, tra cui quello italiano. La scienziata non dimentica infine l'appassionata osservazione del cielo degli astrofili: prezioso tassello che si aggiunge alla grande ricerca.
Scendendo sulla terra, ci parla anche dei suoi hobbies, la bicicletta, le passeggiate con Aldo e gli amici, i suoi gatti e cani. Pratica tuttora lo sport – dice – e legge “quando ha tempo”. In realtà, pur essendo in pensione dal '97, è tuttora attivissima: dirige il Centro per l'Astrofisica e la Cosmologia di Trieste (CIRAC), scrive, partecipa a convegni. E continua a ricevere attestati e premi (tra gli altri, è membro dell'Accademia dei Lincei e della Royal Astronomical Society, e nel 1987 ha ricevuto il premio Cultura della Presidenza del Consiglio). Ma è soprattutto una donna che dallo sguardo sul cielo ha ricavato una visione completa della vita, e che dall'osservazione delle stelle ha appreso la varietà della natura, la sua vita straordinaria che rende appassionante scoprire il mistero di oggetti così lontani, e da ultimo la mutabilità di tutto e il senso del tempo. Vale per lei ciò che la sua maestra e modella Cecilia Payne ha lasciato scritto nelle  sue memorie: “Non intraprendete la ricerca scientifica alla ricerca di fama e soldi, ma solo se niente altro vi soddisferà.” Il premio, afferma Margherita, è l'allargarsi dell'orizzonte, il piccolo mattone che si aggiunge all'edificio della conoscenza.
E le donne? “Ci sono ancora notevoli disparità”, dice, “Persino negli Stati Uniti le scienziate sono tuttora emarginate dai colleghi, nonostante ci siano tante donne in posizioni di prestigio in ogni campo professionale. Sta alle giovani donne educare i loro compagni”.

Milena Milazzo

 


 
 
 
 
FattiNostri  
  Lotto
<
  Redazione
<
  Hanno collaborato a questo numero
<
  Profilo degli autori di questo numero
<
  Come si collabora
<
  Dove si trova
<



Stelle d'estate  
  Sipario d'estate 2004
<
  Arti e mestieri al castello di Candelara
<
  Il “poker” d'assi di Claudio Sora
<
  L'Università nel Bosco
<
  Musei Pesaro: Le iniziative 2004
<



Primo Piano  
  I nuovi sindaci
di Pesaro e Fano

<



Scienza  
  Margherita Hack:
una ‘modella' del nostro tempo

<



TuttoPesaro  
  La campana di Guidubaldo
<
  L'autostrada sulla spiaggia
<
  E la banda suona il Riz
<
  Il parcheggio del “Curvone”
<
  Corsi e correrò
<



TuttoFano  
  Traffico: Quando la rana scoppia
<
  Il raduno degli ex allievi
del “Don Giuseppe Gentili”

<



Opinioni e Commenti  
  Il popolo ebraico e il suo tragico destino
<
  Il terrorismo islamico viene da lontano
<
  I nuovi Paesi dell'UE: la Polonia
<
  Il test d'intelligenza
<
  Pensieri e dubbi
<
  Personaggi allo Specchio:
volata finale a 5 euro

<
  Pace
<
  Soluzioni del test
<



Salute  
  I dolori fisici e la giusta “postura”
<
  Chi mangia sano... va lontano
<
  Una scuola di vela molto speciale
<
  L'Associazione Sindrome di Williams
<



TuttoSport  
  La Scavolini tra delusioni e speranze
<
  USAV: Victoria più Adriatico calcio
<



Consumatori  
  L'Europa nel mare in tempesta
<
  Il Caso: Il concessionario nervoso
<
  ACU – Informazione fiscale
<
  Banche e Assicurazioni
<
  Brevi
<



Lettere e Arti  
  La scaltrezza del nonno
<
  Un rabdomante scopre il delitto
<
  L'Actors Studio di Pesaro
<
  L'ultimo regalo di Giò Pomodoro
<
  Leonardo Nobili come Indiana Jones
<
  Film: L'amore infelice di Danielle
<
  L'eredità di Carlo Bo
<
  Questioni di lingua: Spalmare i debiti sulle veline
<
  Marietta Alboni:
un eccelso contralto rossiniano

<
  Segnalazioni editoriali
<
  Poesie
<



 
 
 
 

Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

Continuando la navigazione si accetta che possano essere usati cookie per migliorare l'esperienza di navigazione e a scopo statistico. Informativa completa