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La Scavolini tra delusioni e speranze


Il bilancio stagionale

Nel settembre scorso scrissi un articolo sulla campagna acquisti della nuova dirigenza della Scavolini. Un po' per la stagione precedente molto deludente, un po' per quella ventata di aria fresca portata da Amadio e soprattutto per i forti giocatori che avrebbero vestito i colori biancorossi mi lasciai andare ad un commento entusiastico. Ora, conclusi i play-off, si possono incominciare a tracciare i bilanci della stagione. Senza ombra di dubbio Alphonso  Ford doveva essere la punta di diamante ed in effetti lo è stato: ha effettuato una regular season importante segnando 23,5 punti a partita, ma il suo apporto non si è fermato solo a questo; in 33,9 minuti ha subìto di media 5,8 falli (ma secondo molti ne subiva molti di più), distribuiva 2,6 assist e coglieva  3,3 rimbalzi con una valutazione media di 21,8 (la valutazione è la sottrazione aritmetica dalle cose positive - punti segnati, assist, palle recuperate ecc. - di  quelle negative: tiri sbagliati, falli commessi, ecc.). Unica nota stonata le quasi 4 palle perse, ma quando tocchi un'infinità di palloni capita; in più vanno sottolineate le sue prove nella Final Four di Coppa Italia dove la Scavo è giunta in finale. Tanto per capirci volete saper quanto è stato il suo massimo stagionale? 41 punti!
Una grossa mano Ford l'ha ricevuta dal professor Sale Djordjevic che, pur non essendo più negli anni d'oro (a Milano nel ‘93 viaggiò a 30,8 di valutazione!), ha contribuito con esperienza, classe e leadership donando alla causa 11,3 punti,  2 assist in 23,8 minuti, giocando 29 partite  che non sono poche per uno della sua età. Alla terza stagione in Italia l'ex Phoenix Suns Milic ha fatto vedere tutto il suo straripante atletismo unito a due mani da violinista che gli hanno permesso di segnare 12,2 punti in 26,7 minuti, conditi da 5 rimbalzi per un buon 14 di valutazione; ma l'impressione è che con tutto quello che ha disposizione si conceda troppe pause. La stagione di Elliott è contraddistinta da due periodi completamente diversi: la prima parte, terminata con la Benetton a Forlì, vede un giocatore presente, determinato, difficile da marcare perché porta i pari ruolo lontano da canestro dove risulta pericoloso col tiro da 3 che però non lo taglia fuori dalle dispute a rimbalzo (terminerà con 6,2 carambole, e 11,4 punti), insomma un vero e proprio “fattore”. Dopo quella gara è andato pian piano spegnendosi in modo tanto evidente quanto misterioso arrivando a subire persino i fischi del BPA. Un altro giocatore che ad inizio stagione si era rivelato un osso duro per gli avversari è Bud Eley (8,2 punti, 6 rimbalzi, 1,3 stoppate con 10,3 di valutazione nonostante un osceno 48,4 % ai liberi!) ma il suo calo durante l'inverno è stato la duplice conseguenza di un infortunio e di una psiche indecifrabile che lo portava a scatti d'ira incontrollabili subito individuati dagli arbitri che da quel momento non gliene hanno fatta passare neanche mezza, col risultato che Bud rimaneva in campo solo per 23,5 minuti.
Apporto sufficiente uscendo dalla panchina del veterano Frosini che oramai alla quattordicesima stagione in A1 ha contribuito con 6,3 punti, 3,7 rimbalzi ed una dose importante d'esperienza. Buone percentuali al tiro per German Scarone; l'italo-argentino ha chiuso con il 50% da 2 e il 40% da tre completando l'opera con un preciso 87,5 dalla lunetta che gli sono valsi 8,3 punti di media. Segnate dall'infortunio capitatogli in pre-stagione, le statistiche dello sfortunato Ranniko che in sole 14 partite ha raccolto la miseria di 3 punti in 16 minuti; ma credeteci, il vero Temuu non è questo visto perché nelle precedenti stagioni il finlandese ha viaggiato a quasi 12 punti, realizzando un massimo in carriera di 31 punti!  Pochissimo utilizzato Thomas  Ress che però ha mostrato nelle occasioni in cui è stato in campo di poter dare qualcosa alla causa (per la serie “strano ma vero”, il giovane bolzanino si segnala per un 2/2 in stagione da oltre la linea dei 6,25!). Unico pesarese in squadra, Matteo Malaventura, viene  utilizzato come mastino sugli avversari più pericolosi data la grinta che il ragazzo di Villa Fastiggi mette nella propria metà campo. Buon ultimo il mitico Gigena, cuore di capitano, che ha subìto il dimezzamento dei minuti in campo ma non ha perso la voglia di lottare e fare gruppo: per lui 5 punti in 10,6 minuti con 2,3 rimbalzi (ottimo il 57,1 da 3) e tutto l'amore del pubblico di Pesaro.
In conclusione la squadra ha chiuso la stagione regolare al 4° posto (23 vittorie con una media di 85,8 punti segnati) che ci ha permesso d'iniziare i play-off col fattore campo nello scontro con Napoli: risultato decisivo visto che la serie è terminata 3-2 per noi con regolare vittoria fra le mura amiche. La serie è stata molto combattuta e difficile, in larga parte a causa dell'infortunio occorso a Ford nell'ultima gara casalinga di regular season con Varese, e chi ci ha privato del nostro “bomber” per le prime due gare; e sofferente (ma utilizzato) nelle successive tre. Superati i partenopei, il tabellone ci ha messo contro la squadra più in forma del momento: la Montepaschi Siena: e qui la stagione pesarese trova il capolinea dato che nonostante una strenua resistenza in gara 2, la Scavo arriva cotta e infortunata (oltre a Ford si è fatto male anche Elliott) e esce con un secco 3-0 contro i futuri campioni d'Italia. La stagione è da ritenersi positiva viste le numerose vittorie, l'attaccamento alla maglia dei giocatori e il ritrovato amore del pubblico nostrano che è stato di gran lunga il primo in Italia.   

Matteo Spinaci

E ADESSO L'EUROLEGA

Pesarobasket di nuovo sull'Olimpo. E' stata ufficializzata infatti, lo scorso 29 giugno, l'ammissione della Scavolini all'Eurolega 2004, ovvero il rientro della formazione biancorossa nell'élite delle più grandi, titolate e prestigiose squadre del continente. Traguardo raggiunto? Certamente sì. Ma a ben guardare, i problemi più spinosi cominciano ora.

Perché, diciamocelo francamente, avrebbe poco senso rientrare nel "salotto buono" in braghe di tela, o giù di lì. Partecipare all'Eurolega senza una formazione veramente valida e competitiva significherebbe non solo rinunciare a priori al traguardo massimo (e questo ci potrebbe anche stare, tutto sommato), ma comporterebbe una caduta d'immagine e di credibilità per il basket pesarese che nessuno, ne siamo certi, potrebbe accettare. Soprattutto non potrebbe accettarla Valter Scavolini, il cui nome, stampato ben largo sulle canotte dei nostrani, verrebbe portato in giro per tutto il Vecchio Continente. Magnifica pubblicità su nuovi mercati potenzialmente assai promettenti: ma anche, in caso di magre ripetute, un indubitabile riflesso negativo sul marchio.

E allora? Allora c'è un solo modo di procedere: mettersi a livello competitivo (al Porto direbbero: "T'avùd la bicicletta? Adèss pedèla!"). Per farlo, occorre necessariamente adeguare il budget. E se Amadio ha lasciato intendere di aver già fatto di tutto e di più, Scavolini, a quanto si dice, sarebbe anche disposto ad affrontare qualche sacrificio aggiuntivo, per gli ovvi motivi che abbiamo testé illustrato, oltre che per il fatto che rimane proprio lui, il grande Valter, il primo e più ardente tifoso della vecchia Vuelle. Senza dire della possibilità, con l'Eurolega in saccoccia, di agganciare qualche altro sponsor di buon livello a caccia di pubblicità internazionale.

Quali gli obiettivi da perseguire nel confezionare il roster per l'Europa? Innanzitutto una coppia di lunghi d'assoluto affidamento. Uno dovrà essere non americano (perché in Eurolega sono solo due i non comunitari ammessi e il posto di Ford non si tocca); per cui occorrerà vagliare attentamente il mercato dell'Europa dell'Est, visto che Van Der Spiegel se l'è già beccato Roma e Gregor Fucka appare fuori portata. Dei due lunghi, il "numero quattro" dovrà avere gran tiro da fuori, per bilanciare le lacune nel settore di un Milic che però va considerato comunque titolare inamovibile per le sue eccezionali doti di atletismo e mobilità. Ci sarà poi da coprire il ruolo di seconda guardia, ricambio indispensabile per dar fiato a Ford (ci si decide per Vukcevic?), e pensare anche ad un elemento di esperienza che possa affiancare Djordjevic e Ranniko nel reparto esterni. A questi nuovi arrivati, dovranno far posto alcuni dell'attuale rosa, anche se si tratta di gente tutta sotto contratto.

Come si vede, problemi né pochi, né facili da risolvere. Ma il nodo cruciale, inutile ripeterlo, rimane quello dei..."verdoni".

Alberto Pisani

 


 
 
 
 
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