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Lettere ad Alien

Nel numero scorso abbiamo pubblicato l'articolo “Una rabbia da urlare” scritto da un giovane, ex tossicodipendente, che ha scelto lo pseudonimo di Alien. Ci sono pervenuti, in risposta, i tre interventi che seguono.

TANTO NESSUNO CI ASCOLTA

Poche parole per Alien perché non mi sembra il tipo che sopporti le prediche.
E' strano che abbia avuto il tempo per drogarsi, e non una sola volta, uno che ha dovuto darsi tanto da fare per tirare a campare. Da giovane, quando le uniche droghe conosciute erano il pepe e la cannella, ma anche le possibilità di farsi avanti erano scarse, si viveva senza obbligarsi ad una rapida avanzata e senza subire, anzi soffrire, le migliori posizioni altrui, ben sapendo che l'evoluzione abbisognava di anni e non di giorni. E' forse proprio questo il dramma attuale: il non sapere aspettare.
Si dice che la vita si sia allungata, ma la si vive come se fosse brevissima, con l'ansia di arrivare presto anche accavallandosi l'uno sull'altro. Si dice che i ritmi vitali siano cambiati, ma la natura non se n'è accorta: sempre nove mesi per un pupo. Solo i mezzi a disposizione danno l'impressione del rivolgimento, tant'è che non è più necessario l'uomo forte che brandisca la durlindana: basta un bambino con il mitra!
Ma dentro l'umanità nulla è cambiato. Ed anche Alien non creda di rappresentare un fenomeno. Di gente come lui, o meglio di gente come noi, che non ha lesinato sforzi per emergere, per un verso o per l'altro, ne nasce ogni giorno, e conclude la propria parabola, sia che taccia sia che urli la rabbia a gente che tanto non l'ascolta.

Paolo Colicigno

L'AMORE COME TERAPIA

Carissimo Alien, ho letto sullo Specchio la tua lettera profonda, viva, chiara che mi ha fatto riflettere e capire tante cose di te. Io sono mamma di due figli sposati, normali (anche se non so più dove comincia e finisce la normalità) che hanno fatto il loro cammino di vita laureandosi e lottando con le difficoltà incontrate via via; ancora lottano per il lavoro, per la dignità delle loro famiglie (avendo creato due famiglie diversissime fra loro, pur avendo avuto gli stessi valori).
Questo, Alien, voglio dirti, e tu lo sai già meglio di me, la vita per tutti è una lotta, una lotta con se stessi, perché bisogna ogni giorno essere motivati dentro, ogni giorno bisogna svegliare dentro di noi lo stimolo a vivere. A volte si possono incontrare aiuti esterni, consolazioni, consigli, soldi, lavoro; ma se non c'è dentro di noi la voglia di vivere, è finita. Vivere per capire, per conoscere, per apprendere sempre, per soddisfare il bisogno di curiosità che c'è dentro di noi, non cercandolo con una pastiglia contro l'ansia o un bicchiere di vino; la voglia di vivere per amare gli altri, per amare le cose.
Ecco Alien, amando te stesso soprattutto, la tua compagna, potrai forse avere la voglia di amare un figlio tuo o adottato, un figlio che sarà per te la continuità, lo scopo di vita, la vita stessa, l'amore che fa girare il mondo. Auguri Alien, e su col cuore.

Noris Cametti Ponzana

OCCUPATEVI ANCHE DI NOI

Mi riferisco alla lettera pubblicata nello Specchio di aprile, intitolata “Una rabbia da urlare”. Mi trovo pienamente d'accordo su ciò che è stato scritto, soprattutto quando Alien chiama “maratona” quella che è la nostra vita. C'è chi sostiene che “la vita è un dono bellissimo” ma trovo questa affermazione troppo scontata, semplice e sbrigativa. Sono sempre stata abituata a guardare le cose come se fossero tridimensionali, cioè scrutandole da tutti i lati, mettendo i pro ed i contro su piatti distinti della bilancia e non credo di sbagliare affermando che “la vita è dura e faticosa”: non sono pessimista ma semplicemente realista.
Guardiamoci attorno. L'uomo con le sue capacità, è stato in grado di generare ogni cosa che ci circonda: il ‘900 è stato soggetto ad enormi cambiamenti che hanno rivoluzionato lo stile e il ritmo di vita di ogni essere umano. Possiamo godere di ogni comfort, il progresso sta facendo passi da gigante sfiorando quasi i limiti dell'impossibile. La ricchezza, le comodità, la disponibilità dei beni e servizi di cui ognuno può usufruire, sono stati come dei veri e propri paraocchi per gli uomini che non si rendono conto che “non è tutto oro ciò che luccica”. Domina il materialismo, non ci si accontenta mai, siamo insoddisfatti della nostra vita, abbiamo troppo spesso bisogno di novità per sentirci appagati. Il mondo è superficiale, è univoco e si continua a vedere solo ciò che si vuole.
E dei veri problemi? Chi si occupa di coloro che sono affetti da malattie gravi, croniche o “moderne”? A persone che come Alien stanno attraversando periodi in cui le emozioni sembrano indomabili come cavalli imbizzarriti, chi pensa? Ben pochi. Per quanto si possa scrivere, non ci sono parole per rendere l'idea della sofferenza e del dolore che un tossicodipendente può provare in sé. Chi soffre di cancro, leucemia, malattie gravi, ha un continuo bisogno di aiuto: non si parla mai abbastanza di chi è veramente sfortunato e costretto a subire un'esistenza drammatica; si fa leva sulla sensibilità della massa solo a Natale e Pasqua raccogliendo fondi a scopi benefici. Perché non c'è uno spazio sui giornali e su riviste anche per tossicodipendenti, alcolizzati, anoressici…? Perché non parlarne diffondendo informazioni a scopo preventivo nei riguardi degli adolescenti? Tutti, dai 12 anni in su, hanno il cellulare ma pochi conoscono le piaghe e le drammaticità provocate da certe “malattie moderne”; e poi ci stupiamo se li troviamo con uno spinello tra le mani!
Aprire gli occhi fa forse paura? È più facile parlare della collezione primavera–estate 2001, che di come evitare certi comportamenti che possono nuocere. Ascoltiamo il parere di esperti, di dottori, psichiatri e psicologi su come intervenire ed evitare conseguenze drammatiche; ma lo spazio maggiore va riservato alla gente comune che è passata o sta passando lungo la irta salita per venir fuori da tunnel profondi. Sono loro che meglio di chiunque, possono descriverci e renderci l'idea di cosa si prova a ritrovarsi vittime di certe patologie. Diamo loro il modo di urlare al mondo le proprie emozioni, dolori e gioie.
“Una rabbia da urlare”. Questo titolo ha reso benissimo l'idea che Alien vuole trasmetterci: non sarà mai troppo alto il tono di voce di chi vuole uscire da un guscio troppo buio e soffocante. Pirandello affermava che la massa è abile ad etichettare le persone sotto diverse categorie e oggi lo si fa nei confronti di tali vittime: la superficialità di chi gliene attribuisce è notevole. Andando per logica, “Alien = tossicodipendente; Valentina (la sottoscritta) = anoressica”. Ho passato momenti in cui ho sfiorato la morte; poi grazie alla grande forza, motivazione ed aiuto di una clinica specializzata, ho fatto grandi passi in avanti. Il problema è di natura psicologica e la superficialità della gente l'ho accertata in prima persona perché quando fisicamente stavo abbastanza bene, mi sentivo ripetere: “Ah, finalmente sei guarita dall'anoressia!” Non è così: occorre tanto tempo per poterne venire fuori. La superficialità può essere attenuata se solo si diffondessero informazioni, evitando di pensare: “Tanto a me non capiterà mai!” perché… anche io lo dissi: quattro anni fa!

Valentina Mattioli


 
 
 
 
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