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Erotismo e fantasie
dei nostri nonni

Maggio 2001
Quando Alessandro Manzoni scrisse il capitolo dei “Promessi Sposi” dedicato alla Monaca di Monza non si proponeva di certo intenti pruriginosi: e tuttavia quello fu l'effetto prodotto su una moltitudine di lettori. Non conosciamo le intenzioni del prof. Paolo Sorcinelli, docente di Storia all'Università di Bologna, con la sua nuova ricerca sul costume degli italiani raccolta nel libro “Storia e sessualità - Casi di vita, regole e trasgressioni tra Ottocento e Novecento (editore Bruno Mondadori). Il risultato è comunque un affresco di alta tensione erotica, attraverso la descrizione delle fobie, le ossessioni, gli orgasmi, i sistemi anti-concezionali, gli adulterii dei nostri nonni: basato peraltro su una dovizia di documenti, verbali e atti di procedimenti giudiziari rigorosamente autentici. La protagonista di un processo, che è al centro del libro, si chiama addirittura Geltrude, come l'illustre religiosa; ed è indicata come “la disgraziata giovane”, quasi una parafrasi de “la sventurata rispose” di Manzoni: che, riferita a una suora, costituisce la frase più erotica di tutta la letteratura mondiale.
Riportiamo di seguito il capitolo introduttivo dell'opera.


Questo saggio, incentrato su due storie a sfondo sessuale, propone alcune ipotesi di lettura che spero possano servire a capire meglio un passato che il comune senso storiografico ha ingabbiato entro gli schemi fissi e rigidi di un passivo adattamento alla morale corrente. Forse, invece, nella realtà dei fatti, i nostri predecessori erano sessualmente più disinvolti di quanto noi siamo abituati a credere.
Innanzi tutto bisogna distinguere fra prima e dopo il matrimonio. Gli amori prematrimoniali del passato erano più trasgressivi di quanto non lo fosse poi la vita intima coniugale, almeno per quanto riguarda braccianti, contadini e operai. Fra questi ceti sociali, malgrado i condizionamenti e le regole morali e religiose, funzionava la grande spinta delle nozze riparatrici che allentava notevolmente le difese e i freni. Il sesso assumeva infatti la funzione di “strumento di comunicazione”, poiché consentiva di porsi in relazione con la società e di acquisire in qualche modo un ruolo sociale. Insomma per le ragazze in età da marito perdere la verginità e rimanere incinte significava spesso accorciare i tempi d'attesa per il matrimonio e per la collocazione nella società. Nella condizione coniugale invece, dopo il primo o il secondo parto, il trasporto sessuale si trovava a dover fare i conti con il rischio di altre eventuali gravidanze indesiderate che, anche con il ricorso alle tecniche antifecondative e abortive conosciute, non potevano essere mai del tutto scongiurate.
Il coitus interruptus fu un sistema anticoncezionale diffuso almeno dalla seconda metà del Settecento e la sua pratica forse ebbe all'inizio un forte radicamento soprattutto negli strati sociali più bassi. Lo dimostrano gli esempi che ho riportato e le preoccupate testimonianze di fonte ecclesiastica dei primi decenni dell'Ottocento. Lo stesso Paolo Mantegazza ricorda poi a chiare lettere e con ben altri toni che, nel 1877, ormai tale pratica aveva contagiato anche la sessualità coniugale dei ceti borghesi.
La società italiana, dopo il 1880, mostra nel suo complesso la tendenza a un progressivo contenimento della fertilità. Il fascismo cercherà invano di opporvisi con l'esaltazione della famiglia, le campagne demografiche, la demonizzazione del celibato e la messa al bando di qualunque ipotesi contraccettiva.
L'immaginario sessuale collettivo degli italiani subirà profondi scossoni nel primo ventennio del Novecento con l'avvento del cinematografo e con i fotoromanzi fra gli anni quaranta e cinquanta. Ma, a mio parere, fu soltanto con la chiusura delle case di tolleranza, nel 1958, che vennero a meno i presupposti culturali e comportamentali che avevano permesso il trionfo della doppia morale nella pratica sessuale degli uomini e delle donne. Malgrado all'epoca la maggior parte delle donne si dimostrasse di tutt'altro avviso, quel provvedimento sanciva definitivamente la liberazione femminile da un dominio sessuale degli uomini che aveva raggiunto il suo acme nell'Ottocento sull'onda di quelle scoperte mediche che avevano tolto alla donna anche la prerogativa orgasmica, in quanto non necessaria alla procreazione.

Paolo Sorcinelli


 
 
 
 
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