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  *

Nel nome di Rossana

Nascerà un’associazione a favore dei bambini cardiopatici
Nel febbraio scorso Rossana, una bambina pesarese affetta da una grave cardiopatia, si è spenta poco prima di affrontare il terzo intervento chirurgico della sua breve vita. Nel momento del distacco i genitori, Nicoletta e Maurilio Manzani, hanno espresso il desiderio di dar vita a un'associazione, o una fondazione, intitolata al suo nome per aiutare altri bambini e altre famiglie in situazioni analoghe. Vorremmo rilanciare l'idea, attraverso le pagine dello “Specchio”, pubblicando questa testimonianza di un'amica.

Una bambina, un fiore, un angelo? Ognuna di queste parole può, da sola, rappresentare una risposta; tutte insieme evocano, con delicatezza e poesia, quello che è stata Rossana.
Nella sua breve esistenza terrena ho avuto modo di incontrarla tre volte. La prima quando, nella cucina di Via Baldi a Pesaro, esprimeva nell'unica maniera consentita ad un neonato (il pianto) il disagio per delle comunissime quanto fastidiose “coliche gassose”. La seconda, circa un anno dopo, per le vie del centro a passeggio con la mamma: aveva le fattezze di una bambola e l'eleganza di una principessa. La terza nel negozio di Via Milano, dove metteva a dura prova la resistenza della madre (in visibile attesa di Sebastiano, il fratellino) con inesauribile vivacità ed energia.
L'ultima volta, invece, mi sorrideva dalle pagine di un giornale: gli occhi profondi ed espressivi, quel cappellino così particolare, la luminosità del sorriso: sembrava l'immagine stessa della vita. La didascalia che accompagnava la foto ne comunicava, invece, la morte sopraggiunta (a poco più di 2 anni e mezzo) nell'ospedale di Palermo qualche ora prima di essere sottoposta al terzo intervento al cuore della sua vita.
E' passato del tempo ed ora Nicoletta, la madre, è qui davanti a me. Mi conferma la sua intenzione di fondare un'associazione a nome e con l'immagine di Rossana. Vuole raccogliere fondi per piccoli cardiopatici, scrivere un libro sulla sua esperienza, coinvolgere quante più persone possibile (medici, psicologi, genitori che abbiano vissuto o vivano esperienze analoghe) con l'intento di rendere più accogliente e sereno l'ambiente ospedaliero per i bambini (con tante immagini, oggetti colorati, ecc.), istituire una giornata per i genitori (con cadenza annuale), soprattutto per quelli che hanno vissuto l'esperienza della perdita di un figlio.
E' un vulcano, un fiume in piena. La invito a distaccarsi un po', a riordinare, organizzare le idee, a dare loro un ordine prioritario: lo spirito dell'insegnante si è svegliato in me. Già, perché Nicoletta è stata una mia allieva. Aveva 15 anni: era una ragazzina curiosa, avida di apprendere. Mi aveva, in qualche modo, già colpita. Ora so il perché.
Sono tornata a casa; qualcosa mi si agita dentro, prendo un foglio e scrivo… Penso a Nicoletta, agli ostacoli, alle difficoltà che l'aspettano. È così giovane... Eppure sento che ce la farà. Ce la farà perché ha creatività da vendere, ha forza, coraggio, ce la farà perché ha cuore ma, anche, per qualcosa d'altro. “Vedi – mi ha detto dandomi per la prima volta del tu e in quel momento mi sono sentita più giovane, come più leggera – in genere ci si ferma alla morte. Ma allora la resurrezione? Dov'è?”. E qui sta il punto. Il dolore: questo male oscuro, dai mille volti, che ti aggredisce quando meno te lo aspetti. Di fronte ad esso c'è chi si dispera e si chiude in una solitudine tremenda, chi si affanna e si agita freneticamente per non pensare, chi, per dignità o orgoglio, indossa la maschera quotidiana e recita sul palcoscenico della vita e chi, ancora, mente a se stesso e finge di non vedere. Ma, forse, l'unico modo per vincere il dolore è quello di attraversarlo. Illuminarlo. Offrirlo. Ci deve, pure, essere un senso nelle cose. “Illusioni”? E anche se fosse? Comunque voglio continuare a pensarla diversamente. Ormai mi sembra, quasi, di vederla: seduta su una nuvola mi sorride e dice “Sai, signora, quelle parole tanto belle che hai letto in chiesa per me, per la mia morte non fanno parte di una favola, sono vere. Vedo davvero bellezze che l'occhio dell'uomo non ha visto mai, sento musiche che non ho sentito mai… Ciao! Ti aspetto! Senti, dillo tu a chi mi ama di non preoccuparsi per me. Io sto bene...”.
Mentre scrivo una folata d'aria spalanca la finestra accostata. Mi fermo, rileggo tutto d'un fiato. Poi, all'improvviso, un brivido… Certo deve essere il vento. E se, invece, fosse il lieve tocco di un angelo...?

Evelina Borrelli Carlini

LETTERA DAL NONNO

In così poco tempo ci hai dato tanto. Buon viaggio Rossana e grazie di essere stata con noi. Mai potremo dimenticarti. Eri troppo speciale per restare in questo mondo.
Eri piccina, piccina, ma immensamente grande. Ovunque tu sia o sarai il bene che ti abbiamo voluto sarà sempre e solo tuo; e rimarrà in eterno nei ricordi del mondo. Niente e nessuno potrà più farti del male!
Do Re Mi Fa Cchià Cchiò Cchiò; le tue manine sul pianoforte; aspettavi l'applauso del nonno. Ti battevo le mani e tu, compita accennavi, con la tua testolina, un inchino.
La tua presenza era il Paradiso. All'orizzonte c'è solo tristezza. Le albe ed i tramonti sono senza luce. Da oggi in poi ti cerco e piango in questa mia vita che non finisce mai! Il tuo cuoricino malato si è consumato nel volerci bene. Ho finito le lacrime. Un giorno con la tromba rivolta verso il cielo ti suonerò un pezzo di jazz e tu lo ballerai e canterai lassù tra gli angeli.
Tutto ciò che farò fino al mio ultimo giorno sarà dedicato a te! Ciao tesoro! Nel tuo nuovo, piccolo o grande mondo ricordati di nonno Sergio.

Ti chiamo e mi risponde il silenzio.
Ti cerco e trovo il nulla. E' impossibile però dimenticarti. E' tanto triste volerti bene alla memoria. Però è sempre meglio di niente.


 
 
 
 
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