L'articolo "Odio gli Stati Uniti", pubblicato nel numero di aprile, ha provocato numerose reazioni da parte dei lettori: telefonate, lettere, e-mail; quasi tutte di dissenso e alcune anche coraggiosamente anonime. Qualcuno si è lamentato perché il nostro giornale concede spazio a tesi così estremistiche. Vorrei ricordare che Lo Specchio della città è nato con una precisa scelta editoriale: quella di dar voce a tutti i cittadini e a tutte le opinioni, nei limiti della legge, senza censurare né privilegiare alcun punto di vista. Riportiamo in questa pagina alcuni dei commenti pervenuti.
Mi fa rabbrividire
Ho letto l'articolo "Odio gli Stati Uniti" scritto da una persona che ritengo non appartenente al genere umano. Sapere che circola per il nostro Paese un essere ripieno di tanto odio bestiale, mi fa rabbrividire.
Antonio Tempesta
Un articolo offensivo
Vi scrivo indignato per la pubblicazione dell'articolo "Odio gli Stati Uniti". Si possono avere opinioni diverse ed anche negative nei confronti degli Stati Uniti, ma il signor Giovanni del Monte ha scritto: "Ho gioito quando questo Paese (USA) è stato colpito al cuore, col rammarico che il quarto aereo non abbia raggiunto l'obiettivo". E anche: "Speriamo che qualche saudita gli faccia cadere altri due grattacieli".
Queste frasi non solo difendono gli atti terroristici, ma li fomentano! Ho sempre letto con stima ed ammirazione il vostro periodico, ma questo articolo è altamente offensivo e non rispecchia assolutamente il "diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola". Se permettiamo questo, legittimiamo anche i terroristi!
Sammy Marcantognini
Gli americani diversi
Non penso che un'alternativa credibile all'imperialismo americano si possa costruire gridando "Odio gli Stati Uniti" e "Speriamo che qualche saudita gli faccia cadere altri due grattacieli" (Lo Specchio n. 53). L'11 settembre scorso a New York non sono state semplicemente abbattute delle strutture di vetro, acciaio e altri materiali, ma sono stati distrutti corpi di carne, corpi di persone innocenti o comunque non così colpevoli come quella "Intelligence" che ad un certo punto ebbe l'idea di servirsi di Bin Laden e dei Talebani per contrastare i russi in Afghanistan e di Saddam Hussein per tenere a bada l'Iran di Khomeini. Tra le vittime dell'eccidio delle Twin Towers c'erano lavapiatti e lavavetri, cuochi e cameriere, sacerdoti e pompieri, passanti e persone generose che, invece di scappare, hanno cercato disperatamente di portare soccorso: probabilmente c'erano anche persone che, sulla guerra del Vietnam, sul Cile e sul Nicaragua, sull'embargo a Cuba e all'Iraq, sulle prepotenze e gli abusi della NATO, la pensavano come tanti anti-imperialisti.
Non dimentichiamo che statunitensi sono anche tante persone che non si sono riconosciute e che non si riconoscono neppure oggi nelle scelte della Casa Bianca. E' statunitense Cassius Clay, una delle bandiere del movimento degli obiettori di coscienza, il pugile che accettò la galera e la revoca del titolo di campione dei pesi massimi pur di non rinnegare la sua scelta pacifista. E' statunitense Noam Chomsky, professore del Mit (il celebre Massachusetts Institute of Technology), autore di innumerevoli pamphlet contro il neoliberalismo e la deregulation e solido punto di riferimento per chi, anche in Italia, si batte contro la flessibilità selvaggia, contro la desindacalizzazione, contro il tentativo della classe padronale e dei politici cosiddetti "moderati" di innescare una perniciosa guerra tra poveri. E' statunitense Julia Hill, più nota come Julia "Butterfly" Hill per i due anni trascorsi sulla cima di "Luna", il magnifico esemplare di sequoia che ha difeso fino alla fine dalle motoseghe della Timber Pacific in una delle ultime foreste californiane. E' statunitense Ron Kovic, il soldato che, dopo l'amarissima esperienza del Vietnam che lo condannò sulla sedia a rotelle, divenne un leader del movimento pacifista in patria e all'estero. E' statunitense Padre Emmanuel Charles Mac Carthy, il quale, prima di diventare frate, fu generale dell'US Army. Poi ne uscì, perché si rese conto che quel ruolo non si conciliava con la fede che professava. La sua Lettera alla Chiesa del 21° secolo, datata Pasqua 1982, si può considerare una vera e propria "Magna Charta" per tutti i credenti in Cristo che intendono rimanere fedeli al precetto evangelico dell'amore verso il nemico e che per questo dicono "no" a tutte le ideologie che parlano di "guerra giusta" e "tirannicidio giusto".
Per far cadere il sistema capitalista non serve la guerra, non serve l'attacco ai suoi simboli di acciaio, vetro e cemento che inevitabilmente porterebbe alla morte di altri innocenti: a crollare devono essere invece le torri dell'orgoglio e del pregiudizio, della cupidigia e del consumismo, della tracotanza e dell'indifferenza alla voce di Dio e alla sofferenza degli uomini. Indifferenza che, anche nella Bibbia, è considerata un peccato di gran lunga peggiore dell'odio… indipendentemente dalla nazionalità di chi lo commette.
Francesco Rondina