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Maggio 2005 / Lettere e Arti
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Un articolo di Arnaldo Forlani: attualità di Terenzio Mamiani


“Divina Italia”, l'opera di Antonio Brancati e Giorgio Benelli su Terenzio Mamiani (uno dei padri del Risorgimento) è stata presentata a Roma nella Sala del Cenacolo di Montecitorio, alla presenza del presidente della Camera e di una folta delegazione pesarese: fra cui Gianfranco Sabbatini e Piergiorgio Perroni, presidente della Biblioteca Oliveriana. Sono intervenuti gli storici Giuliana Limiti e Giuseppe Monsegrati e l'on. Arnaldo Forlani: pubblichiamo un estratto del suo discorso.

Siamo di fronte ad un libro di storia che è stato scritto con proposito serio di verità, certificato da una documentazione straordinariamente ricca e puntuale: lettere, discorsi e interventi vari che lasciano poco spazio a dubbi o a interpretazioni contrastanti. La figura di Terenzio Mamiani ne esce finalmente in tutta la sua complessità ed importanza, per la forza delle idee, per l'originalità e per il rilievo di un contributo fra i più significativi della vicenda risorgimentale, per molti aspetti nuovo, e che finalmente ci dà l'immagine compiuta e suggestiva dell'uomo (politico, filosofo, letterato) il cui ruolo ha attraversato in modo del tutto singolare fatti e passioni, vittorie e sconfitte, slanci generosi e inevitabili contraddizioni nella lunga strada che ha portato alla unità nazionale.
Rilevando il proposito di verità nella ricostruzione storica, non solo per la giusta riproposizione di una figura eminente ma anche delle contraddizioni che hanno segnato il cammino dell'Italia verso la sua unità, non voglio affatto dire che gli autori si siano collocati su un piano di astratto e rigoroso distacco. Al contrario, forse anche per la conoscenza che ho del prof. Brancati, mi è sembrato di cogliere la propensione ad interpretare la personalità e il dramma di cui il nostro grande concittadino è stato attore così importante, in una prospettiva a noi ravvicinata: rapportata cioè a dispute e ad elaborazioni che hanno segnato i tempi del secolo appena concluso, quello delle aberranti ideologie totalitarie, delle immani devastazioni e però anche quello della rinascita democratica, dello sviluppo economico e sociale e della incipiente unità europea. Penso che, volendo attualizzare un suo insegnamento, possiamo porlo lungo una linea politica di equilibrio, di moderazione e di sintesi: una linea, cioè, che senza complessi potremmo definire di centro e coerentemente liberaldemocratica.
La tentazione dei collegamenti in chiave di attualità può essere talvolta deviante ma è comunque di un certo interesse cogliere in questo caso le possibili relazioni fra tempi diversi, fra le tendenze di ieri e gli attuali sviluppi. C'è sempre il rischio delle interpretazioni soggettive, ricorrente per i politici e per gli storici, di andare dove ti porta il cuore. Ma rispetto a questo rischio bisogna riconoscere che qui, in questo libro, la tentazione è sempre neutralizzata dalla inappuntabile e vasta documentazione tratta dai tesori della prestigiosa Biblioteca Oliveriana affidata da molti anni alla direzione del prof. Brancati, ragione e titolo di orgoglio non solo per la città di Pesaro e per le Marche. Per questo aspetto dei possibili riferimenti e legami fra passato e futuro, fra prima e dopo, mi piace – all'indomani dell'elezione di Benedetto XVI – sottolineare la lucida, insistita posizione di Terenzio Mamiani sulla questione romana che lo portava con la stessa risolutezza di altri, ma con più chiara motivazione, a perseguire la separazione dei due poteri, necessaria alla Chiesa non meno che allo Stato. Posizione tanto più interessante e significativa perché in Mamiani la elaborazione filosofica e culturale non era andata disgiunta, per un buon tratto di strada, dalle concrete esperienze e responsabilità di governo alle quali veniva chiamato dalla stessa fiducia del Papa. Anche qui si ritrovano motivi e riflessioni che hanno accompagnato più tardi l'impegno politico dei cattolici: dall'Opera dei congressi a Murri, da Sturzo a De Gasperi, e lo stesso insegnamento dei Pontefici da Leone XIII a Paolo VI, che ha ricordato la fine del potere temporale come dono felice e prezioso della Provvidenza.
Voglio esprimere un sentimento di gratitudine per questo lavoro prezioso, per la lettura piacevole ancorché impegnativa di un grande romanzo che è però storia vera. Gratitudine perché Brancati e Benelli hanno portato, o riportato, alla memoria un pesarese non sufficientemente ricordato, protagonista fra i maggiori del nostro Risorgimento.

Arnaldo Forlani

 

 


 
 
 
 
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