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Maggio 2005 / Lettere e Arti
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La strada per il Paradiso


Scrivere la vera letteratura non è una cosa facile. La prosa, la narrativa. Devi essere un poeta, vero. Devi essere come Garcia Lorca. Tanti scrivono. Anche scrittori o scrittrici di successo. Raccontano storie, più o meno interessanti, o insulse. Ma molti hanno un problema di fondo. Non sanno scrivere. Ci sono anche storiografie che sono delle poesie, fatte da scrittori veri, quelli coll'anima, come diceva Bukowski. Provate a leggere “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”, di Dee Brown, e vi accorgerete che è proprio così. Dee Brown parla degli indiani americani, dei nativi. Loro erano tutti poeti. Avevano l'anima. Le loro frasi le potresti scolpire su un muro, e rimarranno lì eterne, con una forza, una potenza immortale. Crazy Horse, Goyakhla (Geronimo per i messicani), Tatanka Yotanka (Toro Seduto). Avevano una spiritualità, un misticismo che faceva di loro dei veri poeti, anche se non scrivevano.
Volete fare un viaggio, alle radici della letteratura? Dovete procurarvi un biglietto aereo per Miami. Vi accoglierà il caldo della Florida, coi suoi odori, i suoi profumi tropicali. Noleggiate una macchina. Una Eclipse Spider dall'Alamo va benissimo. Fatevi spiegare la strada per Miami Beach. E' importante che arriviate a Miami Beach, alla spiaggia turistica, specie se è notte. Perché da certi quartieri di Miami c'è il rischio di non uscirne vivi. A Miami Beach, una volta arrivati, spero senza problemi, è tutto un divertimento. Ci sono grattacieli, alberghi al neon, spiagge, piscine, locali. Trovatevi l'albergo che vi piace di più. Non c'è il rischio di rovinarsi economicamente, in genere. Già per le scale o gli ascensori dell'albergo c'è il caso che vi imbattiate in qualche bellezza, locale o no. Non so bene perché, ma il sole della Florida fa bene a tutti. Le ragazze scoppiano di salute, e potrete non riuscire più a districarvi da qualche scollatura esagerata. Cercate di evitare qualche figura cretina, anche se capisco che è difficile. La sera potete andare a mangiare dove vi pare. Se siete svelti, su Washington Street potrete trovare una pizzeria italiana, con un tizio che se gli chiedete se è italiano vi risponde: “No, sono albanese”. E' un dritto.
I ragazzi festaioli e casinari che ci sono in giro possono essere anche scoccianti. Se vi rompete basta spostarsi. Tra parentesi la pizza formato normale non la fanno quasi mai. O slices, spicchi, o pizze giganti, familiari. Fate un salto su Ocean Drive, ne vale la pena. E' la strada dei locali e della vita notturna. E' dove aveva la casa e hanno ucciso Gianni Versace. Beh, su Ocean Drive c'è l'imbarazzo della scelta. Ci saranno 50 locali, e sono tutti buoni. Vi consiglio il “Mango”, quello più movimentato e che fa più rumore in assoluto. Dentro ci saranno decine di ragazze che vi lavorano, alcune mezze nude. Ad uno dei banconi del bar ci sono due ragazze, una argentina simpatica ed una colombiana, che è graziosa ma ha uno sguardo sinistro, di chi ha conosciuto e visto momenti duri. In Colombia possono anche sparare per le strade, per intenderci. (Se qualcuno avesse la tentazione, non fate i fessi con sostanze psicotrope, perché i poliziotti americani a volte sembrano dei Grizzly e non hanno nessun senso dell'umorismo). Beh insomma al “Mango”, come in qualunque altro posto, bevete, ballate se volete, e siete circondati dal clima giusto 24 ore al giorno. Come cazzo faranno? E' un lavoro per loro, semplice. Andate in giro, sfinitevi, ma con giudizio, e se siete in compagnia di qualche ragazza cercate di evitare che le saltino addosso. Una volta ero con una ragazza tedesca e un gruppo di ragazzi neri ci, anzi l'ha seguita, e ci è voluta una certa esperienza per venirne fuori. Se uno non si fa prendere dal panico si smontano molto da soli.
Il giorno dopo, colla vostra macchina noleggiata dovete cercare la US 1, la statale che va a Sud. Attraversate Miami. Occhio al traffico. Passate Key Biscane, arrivate a Key Largo, e qui siete già sulle isole Keys. Siete in un pezzo di storia letteraria americana. Andate avanti, sempre. La strada è lunga 154 miglia, 270 chilometri. E' un viaggio ai confini del mondo, state per entrare nella Conch Republic, la zona dei Conch, i pescatori del posto, biondi, coi capelli lunghi e la carnagione chiarissima. Il viaggio è lungo e potete fermarvi dove vi pare. Ci sono locali, bar, ristoranti. Se siete in un locale a contatto coi Conch evitate di aver l'aria del turista cafone e rompipalle. I Conch sanno vivere, per me sono come fratelli, ma dei turisti rompiscatole non ne possono proprio più. Se li sorbiscono dagli anni '20, da quando questi posti sono diventati degli enormi resorts per turisti, Il costo della terra, che nelle isole Keys è poca, è salito, a dismisura, e oggi fanno fatica a vivere. Quindi potete capire. Mentre andate, se siete colla macchina decappottabile sarebbe d'uopo fare anche attenzione al sole, che da queste parti è come un martello. Qui fa caldo veramente, e se uno non c'è abituato, come minimo si ustiona. Insomma, con tutta la calma di questo mondo passate Islamorada, Big Pine Key, e alla fine, in fondo ci arrivate, a Key West. Qui siete in altro mondo. Gli abitanti non portano orologio perché il loro concetto del tempo è molto relativo.
Se rimanete nella strada principale, in Truman Avenue, incontrerete il motel “El Rancho”, che è il più caratteristico, probabilmente. Alla reception se è il suo turno troverete un indiano: uno in gamba, che una volta mi ha anche aiutato a ritrovare Kayla, una mia amica, la bellezza dell'isola. Kayla fa cappottare la gente quando passa. Poi l'ho ritrovata, gestisce un posto, ma se sperate che vi dica dove state freschi. Insomma, qui mettete pure giù la macchina, trovatevi una stanza. Poi con comodo, riposati, e magari dopo una doccia, fatevi una bella camminata a piedi per Truman Avenue. Non fateci caso se la gente vi saluta quando vi vede. I Conch sono così. Rispondete garbatamente. Quelli che non vi salutano sono turisti. Incrociate Duval Street, la strada dei locali e della vita notturna. Ci passerete delle ore. Ma dietro Duval Street c'è Whitehead Street, dove comincia il quartiere nero, di fronte. Il quartiere nero non è il massimo per un bianco, di notte.
Ma dalle nove di mattina alle cinque del pomeriggio potete andare a casa di Papà. La casa di Hemingway. E' rimasta come allora, ci sono i discendenti dei suoi gatti, ed oggi è monumento nazionale. Qui ha scritto “Avere e non Avere” e “Per chi suona la campana”. Qui venivano a trovarlo Faulkner ed altri. Si incontrava coi suoi amici al “Captain Morgan”, e faceva interminabili gare di pesca in barca. Ci sono sue foto dappertutto. Un sacco di scrittori ed artisti venivano e vengono qui tutt'oggi. Hemingway scriveva letteratura, prosa. E sì, era come Garcia Lorca.

Roberto Labate

 

 


 
 
 
 
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