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Marco Pezzolesi, amministratore unico della “Scimitar srl”, il giorno dell’apertura. La barca di mogano è stata in parte dipinta di bianco e bordeaux.
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Sabato 28 aprile, giorno di Santa Valeria, sulla banchina 13 della Darsena centrale proprio accanto al porto turistico, comincia la festa: ma è una festa signorilmente discreta, senza fanfare. Dopo anni di trepida attesa, lo Scimitar si pavoneggia nel sole primaverile che illumina i suoi nobili legni di mogano, in parte dipinti di bianco e bordeaux. Un fascio di orchidee e rose bianche, omaggio benaugurante degli azionisti, troneggia sulla tolda e accoglie i primi ospiti che hanno prenotato da tempo il pranzo inaugurale. Ai piedi della passerella di velluto rosso è affisso un menù ricco di promesse marinare: antipasti misti (guarniti con una pasta di olive nere che sembra caviale), grigliata del pescatore, fritto misto, pesce al forno, branzino in crosta di patate, mazzancolle e altre prelibatezze dell'Adriatico. “Partiti!”, direbbe un famoso telecronista.
Marco Pezzolesi, direttore della “Coomarpesca” e amministratore unico della “Scimitar srl”, si aggira un po' ansioso alla ricerca degli ultimi dettagli da sistemare; dal profondo dell'ex vano motore – che ora ospita la cucina – il giovanissimo chef Filippo distilla i suoi aromi, aiutato da un equipaggio di tutti giovani. A loro sono affidate le eleganti sale interne su tre piani (la Sala Imperiale, la Sala del Pescatore e la Sala dei Pirati) e i due ponti scoperti, per un totale di 150 posti. Però, attenzione, qui non si fuma neppure all'aperto: non per colpa del ministro Sirchia, ma perché su tutte le imbarcazioni di legno è vietato l'uso di fiamme libere, compresi i cerini e le sigarette. La stessa cucina ha soltanto fornelli elettrici. Sui tavoli niente candele romantiche, ma solo fiori a centro tavola.
La Marina di Sua Maestà
La storia comincia nel 1969 quando la Royal Navy vara a Portsmouth, sulla costa meridionale inglese, il primo di tre vascelli militari destinati all'addestramento veloce: l'HMS (His Majesty Ship) Scimitar, 30,8 metri di lunghezza per 8,5 metri di larghezza, che poi partecipa persino alla sfilata della Flotta per il Giubileo d'Argento della regina Elisabetta. Nel 1982, dopo lo smantellamento, la nave viene venduta ai privati e passa per diverse mani e diversi utilizzi: compreso – pare – un impiego poco onorevole per il contrabbando nel Mar Jonio. Come è, come non è, si ritrova a Fano per molti anni: coinvolta in una complicata vicenda di aste giudiziarie (le avevano anche cambiato il nome in “Aquilon”), con l'aggiunta di un incendio probabilmente doloso che aveva quasi distrutto la parte emergente. Finché nel 2002 non le mette gli occhi addosso Marco Pezzolesi che ha l'idea di farla comprare per 80 mila euro dalla “Scimitar srl”, una Società costituita per l'occasione, e di trasformarla in un ristorante galleggiante. Dopo una lunga serie di vicissitudini per ottenere tutti le concessioni edilizie e demaniali, si procede alla realizzazione del progetto (già presentato in anteprima nel 2003 al Salone nautico di Genova): nel febbraio 2006 il guscio parte al traino verso un cantiere di San Benedetto per i lavori di restauro e di trasformazione. Torna definitivamente a Fano un anno dopo per il maquillage finale degli interni, affidato a ditte di arredamento della provincia. Costo totale dell'operazione: un milione e mezzo di euro.
La Società proprietaria ha come azionista principale la “Coomarpesca”, antica Società di mutuo soccorso per marinai e pescatori costituita già al tempo dell'Unità d'Italia; affiancata con quote minori da Banca Suasa, Coopfond e Lega Pesca e da singoli privati che hanno sottoscritto il 27% del capitale.
Il pesce azzurro
Anche se l'Adriatico è uno dei mari più pescosi del Mediterraneo per i favorevoli apporti nutritivi degli affluenti, il prelievo è stato talmente intensivo che oggi il pescato non è più sufficiente a soddisfare la domanda nazionale. A questo si aggiunge la notevole riduzione delle flotte pescherecce, sia a causa degli incentivi europei per la demolizione, sia per lo scarso appeal che questo lavoro esercita nelle giovani generazioni. Oggi, con un consumo medio annuale di 23 chili per abitante, l'Italia è costretta a comprare il pesce dall'estero (persino dalla Svizzera!).
Dalle nostre parti si moltiplicano le iniziative per la valorizzazione dei prodotti ittici locali: primo fra tutti il “pesce azzurro”. Una delle attività di maggior successo in questo campo è costituita dall'omonimo ristorante aperto a Fano dalla “Coomarpesca” nel 1979, che oggi fa registrare 160 mila presenze nei 7 mesi di apertura: quasi 1.000 pasti al giorno a un costo accessibile a tutti.
Lo Scimitar si pone nel solco di questa tradizione di eccellenza del prodotto adriatico, anche se punta a un pubblico più elevato. Il prezzo del menù completo, dagli antipasti al dessert, si aggira sui 35 euro; ma scegliendo alla carta (e facendo attenzione ai vini) si può spendere anche molto meno. Inoltre l'originalità e la raffinatezza dell'ambiente si presta ad accogliere eventi particolari, come i matrimoni e i ricevimenti di rappresentanza. Non a caso una coppia inglese si è già prenotata per convolare a nozze il mese prossimo proprio sulla sua tolda. Chissà che la barca, per quell'occasione, non issi a poppa anche l'Union Jack come bandiera di cortesia.
L'isola che non c'è
Nella dolcezza del meriggio la barca dondola con un impercettibile rollio, circondata in ogni lato dall'azzurro pastello del mare e del cielo. In sottofondo scorre una colonna musicale di canzoni classiche del mare. Se chiudete gli occhi (magari dopo lo spumante e la moretta finale) vi sembrerà che abbia sciolto silenziosamente gli ormeggi, sentirete il ronzio di un motore invisibile e partirete per una crociera senza fine verso l'Isola che non c'è.