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Maggio 2008 / Lettere e Arti
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Il linguaggio dell'arte contemporanea


Una signora, guardando un quadro cubista di Georges Braque, osservò: “Maestro, ma questa donna ha un braccio più lungo dell'altro!”. “Signora – rispose Braque – questa non è una donna, è un quadro”. Un altro esempio sul tema è la famosa tela di Magritte che rappresenta una bella pipa e che si intitola: “Ceci n'est pas une pipe”.
Queste citazioni mi sembrano un buon punto di partenza per avvicinarsi a qualunque forma d'arte: figurativa, concettuale, astratta e via definendo. Non va giudicata per quello che rappresenta ma per quello che riesce a trasmettere. In particolare, per quanto riguarda le opere di arte contemporanea, forse la loro caratteristica principale è quella di mostrare una realtà non conclusa in se stessa: a differenza delle opere classiche, soprattutto figurative, che tendono a definire con esattezza i soggetti e gli spazi. E' addirittura difficile incasellare l'arte contemporanea nei canoni tradizionali di pittura, scultura, architettura. Può esprimersi, infatti, con un collage di elementi eterogenei appoggiati su una tela; oppure con i personaggi viventi di una “performance”; o con “installazioni” di vari componenti adattabili ad ambienti diversi. I materiali possono ancora essere i colori, il marmo, il bronzo: ma anche plastica, legumi, vetro, bottoni, fil di ferro. Quello che caratterizza un'opera destinata a durare è la capacità di creare un'emozione, una condivisione nello spettatore. D'altra parte, come dice Vittorio Sgarbi (che riprende un concetto più generale espresso in modo simile da Goethe e da Nietzsche), “in un'opera d'arte ognuno vede quello che sa”.

L'imprinting di Urbino
Antonella Micaletti è una bella signora longilinea che sta diventando la vestale pesarese dell'arte contemporanea. Rappresenta un felice esempio di emigrazione interna perché, dopo il liceo scientifico nella natìa Brindisi, è approdata a Urbino negli anni '80, a diciannove anni, colpita dall'atmosfera dei college universitari e non solo: dopo una settimana era già fidanzata con uno studente di Giurisprudenza (futuro avvocato e uomo politico pesarese). Nel clima di effervescenza culturale dell'università feltresca asseconda la sua curiosità intellettuale seguendo liberamente anche i corsi di scienze, antropologia, cinema, teatro presso le varie Facoltà e soprattutto frequentando l'ambiente dell'Accademia di Belle Arti. Dopo la laurea in Lettere con indirizzo storico-artistico e tesi in Estetica, inizia a percorrere il suo itinerario professionale differenziando le sue esperienze con periodi di lavoro e di studio in varie città italiane: supplenze nelle scuole superiori, un museo di fotografia a Brescia, uffici stampa per le gallerie di Milano, collaborazioni alle riviste del settore. Un concorso a cattedra per le Accademie di Belle Arti la porta prima a Catanzaro poi a Milano, dove insegna Storia dell'arte per otto anni nella mitica sede di Brera: continuando una vita di pendolare con Pesaro, da tempo diventata – anche per motivi familiari – la sua città di residenza. Da due anni si è trasferita a Urbino, dove attualmente insegna Didattica dell'arte proprio in quell'Accademia di Belle Arti che le aveva dato il primo imprinting giovanile.
Oggi divide il suo tempo tra la didattica museale, la ricerca, i laboratori e l'organizzazione di eventi. Ha un figlio di cinque anni e mezzo, Davide: probabilmente destinato – suo malgrado – a diventare un esperto di arte contemporanea. Per il momento non mostra attitudini per il disegno o la scultura ma questo non è un problema, viste le precedenti considerazioni.

L'esperienza di Leda
L'amore della Micaletti per l'arte contemporanea nasce dalla vicinanza con gli artisti che parlano – appunto – del nostro tempo, che rappresentano la nostra realtà, utilizzando i materiali e le tecniche più diverse. Questo peraltro (sintetizzo liberamente il suo pensiero) hanno sempre fatto gli artisti di ogni epoca: da Michelangelo che modella la straordinaria energia dei corpi; agli Impressionisti francesi che interpretano la trasformazione del loro tempo, anche a livello industriale, chimico, tecnico; fino ai Futuristi italiani che colgono i fermenti di una società in tumultuosa rivoluzione sociale. Il punto cruciale, a suo parere, non sta nelle definizioni e nelle varie forme espressive (astrattismo, transavanguardia, arte povera, ecc.) ma nella poetica che un'opera d'arte riesce a trasmettere, nella capacità di coinvolgere chi la osserva. Non è importante l'originalità di un artista ma la sua “originarietà”: l'insieme di pensieri, di scelte, di materiali attraverso cui riesce ad esprimere la sua visione del mondo. Una semplice struttura ricavata da un filo di ferro può evocare sensazioni di fragilità, di ansia, di delicatezza. L'arte esiste solo in rapporto a uno spettatore. Soprattutto l'arte contemporanea vive nella misura in cui chiede allo spettatore di partecipare, di fare delle domande piuttosto che aspettare delle risposte. Questo crea un cortocircuito emozionale che vive di tensione, di slancio, di energia.
I laboratori non si propongono di far realizzare dai partecipanti delle opere d'arte ma di attivare dei pensieri e delle sensazioni. E' il compito che si prefigge anche Leda (Laboratorio Educational Department Accademia di Belle Arti di Urbino): una proposta della stessa Micaletti nata all'interno del Centro Arti Visive “Pescheria” (l'unico spazio per l'arte contemporanea a Pesaro) con la collaborazione dell'associazione etrA e il supporto della Banca di Credito Cooperativo di Gradara, per avvicinare a questi concetti un pubblico più ampio di quello degli specialisti. La frequenza è aperta a tutti, previa iscrizione alle varie iniziative: come le visite guidate alle esposizioni della “Pescheria”, gli incontri con gli artisti, i laboratori. Basta telefonare ai numeri 0721 387651 o 339 8062441 o scaricare il modulo dal sito www.etra-arte.it

A.A.


 
 
 
 
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