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Pillole di storia: La notte del Lupo

Ho conosciuto il protagonista di questa straordinaria avventura ed ho di lui il ricordo vivissimo di un uomo semplice, affabile, di una cortesia unica sebbene ne intuissi il carattere assai deciso. Era stato comandante dell'Accademia Navale dal 1953 al 1956 e, quando io vi fui destinato come comandante ai Corsi nel 1980, chi lo aveva conosciuto ne parlava ancora come di un gran signore, compìto ed elegante, fuori dell'ordinario. E che fosse persona extra ordinaria lo dimostra la vicenda che lo lega per sempre alla gloria della Marina Militare Italiana.
Francesco Mimbelli, livornese di nascita e di famiglia, classe 1903, aveva forzato la mano ai genitori che volevano che egli proseguisse nel ramo commerciale paterno per seguire il suo sogno in Marina. Vinto il concorso, entrò in Accademia nel 1918 e ne uscì guardiamarina nel 1923, destinato al servizio sulle nostre navi in Cina. Nel 1926 fu richiamato in Patria e destinato Aiutante di Bandiera del Ministro della Marina. Fece parte della delegazione italiana alla Conferenza Navale di Londra nel 1930 ed ebbe ripetuti comandi di torpediniere; ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo coglie in uno dei rari periodi a terra, destinato al comodo Ministero che egli chiede subito di lasciare per un comando operativo. Capitano di Fregata, gli fu assegnato il comando di una squadriglia torpediniere, raggiunta la quale alzò la sua insegna sul “Lupo”. Nella primavera del 1941, i tedeschi decisero l'occupazione dell'isola di Creta, utilizzando gli aerei della Luftwaffe per ridurla all'impotenza, i paracadutisti per l'invasione e reparti alpini per il successivo presidio. Alla Marina Italiana fu affidato il compito di traghettare proprio questi ultimi dal porto del Pireo alle coste dell'isola. Il 19 maggio un convoglio di 21 imbarcazioni, fra cui pescherecci, pontoni, trabaccoli e caicchi, con a bordo quasi 2500 uomini, prese il mare dirigendo verso Creta scortato dalla torpediniera “Sirio”. La nostra unità subì un'avaria e fu sostituita dalla “Curtatone” che, incappata il successivo giorno 20 in un campo minato, affondò. Fu allora sostituita dalla “Lupo” di Mimbelli che, raggiunta la sparpagliata accozzaglia di imbarcazioni che trasportavano i Gebirgjaeger tedeschi, faticò non poco a raggrupparle per dare la massima difesa possibile in caso di attacco. Questo non tardò a manifestarsi: tre incrociatori e quattro cacciatorpediniere inglesi, al comando del contrammiraglio Glennie, individuata la formazione italo-tedesca sul radar (oggetto da noi conosciuto e sperimentato ma colpevolmente ignorato), nella notte fra il 21 e 22 maggio iniziarono da distanza ravvicinata il fuoco contro l'unica, piccola unità di scorta. Sembra che la vedetta in plancia, appena scorte le vampate dei pezzi inglesi, abbia chiesto al comandante Mimbelli cosa intendesse fare ed egli, con la sua ben nota calma olimpica, abbia risposto: “Che altro, se non andare all'attacco?”. Detto fatto, dopo avere steso una cortina fumogena per occultare alla vista nemica le imbarcazioni sotto la sua protezione, il “Lupo” lancia i suoi siluri contro le navi inglesi più vicine (due danneggiarono l'incrociatore “Orion” che inseguiva il “Lupo” a poche centinaia di metri di poppa) e dirige contro le unità inglesi sparando con tutte le armi di bordo. Con le sue ardite manovre in mezzo alla formazione inglese, riuscì nell'intento di creare una indescrivibile confusione, tanto che le navi inglesi dovettero manovrare in emergenza per evitare collisioni e si colpirono fra di loro, confondendo nella notte la sagoma del “Lupo”: che ripetutamente sfrecciava in mezzo a loro a pochi metri di distanza, accostando in dentro ed in fuori con perizia, audacia e sprezzo del pericolo. Tuttavia il fuoco inglese, aiutato dal radar, fu assai preciso, poiché piovvero a bordo della nave italiana diciotto colpi di cannone e numerosissimi di mitraglia che provocarono la morte di due marinai ed il ferimento di altri ventisei, riducendo il “Lupo” ad un vero colabrodo prima che gli inglesi decidessero di rompere il contatto e ritirarsi verso Alessandria.
Mimbelli ricevette la Medaglia d'Oro al valor militare per questa azione. Al termine della guerra, sul suo petto brillavano altre tre Medaglie d'Argento, cinque di Bronzo e due Croci di Ferro. Sono onorato che, nel dopoguerra, l'ammiraglio Mimbelli sia stato mio predecessore nella carica di Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell'Adriatico in Ancona dal 1957 al 1959. Egli ci ha lasciato nel 1978 ma non ci lascia il ricordo delle sue imprese e l'esempio di come un italiano sappia affrontare le difficoltà, anche se queste sembrano – e talvolta sono davvero – tanto più forti della propria, piccola barca.

Paolo Pagnottella


 
 
 
 
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