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Maria Teresa Badioli
Da sinistra, Maria Salvi e Tina Filippetti intervistate da Cristina Ortolani.
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Dopo “La moda e la memoria” (presentato nel dicembre scorso) la CNA provinciale ha affidato a Cristina Ortolani la realizzazione di un’altra galleria di “ritratti”. Questa volta si tratta di “Regine”, storie di donne del Novecento in provincia di Pesaro e Urbino: un’opera che amplia e completa l’omonima esposizione fotografica promossa dalla stessa associazione tra il 2007 e il 2008. Come si legge nell’introduzione, si è sentita l’esigenza di raccontare quanto sia stato importante il lavoro delle donne nella storia di questo territorio: per spirito di intraprendenza, coraggio, sensibilità, amore per la famiglia. Migliaia di donne che hanno contribuito alla crescita della comunità (spesso senza ricevere alcun riconoscimento al di fuori della cerchia familiare), divise tra lavoro e famiglia, tra le botteghe e i figli, tra i campi e la casa.
Il volume è corredato da un’ampia selezione di immagini d’epoca che ci fanno rivivere i profumi di quei luoghi e di quelle stagioni. Oggi quelle regine hanno tutte più di ottant’anni, ma conservano intatta l’energia e la verve dei loro anni giovanili: come è apparso dalle loro testimonianze durante le presentazioni del libro che hanno toccato vari Comuni della provincia. Particolarmente applauditi gli interventi di Tina Filippetti, che ha raccontato gustosi episodi della sua vita di bagnina, agli albori del turismo pesarese; e di Maria Salvi, cuoca di grande pregio, che a Ripe di Montelabbate ha nutrito con le sue tagliatelle e le sue erbe di campo varie generazioni di buongustai, fra cui alcuni famosi primari del nostro ospedale.
La presentazione del libro a Pesaro è stata venata da un po’ di tristezza perché solo pochi giorni prima era venuta a mancare una delle “regine” più ammirate del territorio: la professoressa Maria Teresa Badioli, scomparsa il 15 aprile a 86 anni. E’ stata per quasi quarant’anni un’apprezzata insegnante di Scienze naturali (oltre che una brillante sportiva) ed era molto fiera di appartenere al gruppo di ex allievi del Liceo Classico “Mamiani”: per i quali ha organizzato a Pesaro un raduno annuale fino al settembre scorso. Proprio nel numero di aprile Lo Specchio della città aveva pubblicato il suo ultimo contributo: una piccola serie di aneddoti e di ricordi personali, tratteggiati con ironia e con leggerezza, sotto il titolo di “Vecchia Pesaro”. Ce ne aveva promessi altri, ma non ha fatto in tempo. Ecco gli ultimi due, che non erano entrati nel precedente articolo:
Ricordo che quando ero bambina (circa 1928/30) e mi trovavo le sere d’inverno dalla mia nonna Barbanti, arrivava in Via Fratelli Tesei (angolo Via dei Campi) il lampionaio: cioè un uomo che aveva in mano un lungo ferro che portava in cima “il fuoco” per accendere il lampione. Penetrava dal basso dentro il lampione che si accendeva e illuminava Via Tesei. Che bello, che emozione!
Dal “Secolo pesarese”: il 27 febbraio 1936 si spengono per l’ultima volta le lampade a gas che illuminavano Pesaro. L’Azienda del Gas licenzia gli ultimi “accenditori”. Arriva l’illuminazione elettrica.
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Storia vera degli anni ‘40. Il marito muratore torna a casa e dice alla moglie: “Oggi c’è stato un incidente nel cantiere: è morto un operaio. Alla vedova hanno dato due milioni”. E la moglie: “E te dò t’eri?”. “Me a jera più distant”. E la moglie: “Ecch dò c’è da chiapè un qualcò, te en te si mei!”.