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Marzo 1998 / Lettere e Arti
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  *

Materie prime inc.

Mi trovavo in questa sala d'attesa, in un ufficio di Urbino. E attendevo. L'ambiente, balzava subito agli occhi, era piuttosto lussuoso. Mobili in legno pregiato, bei tappeti, riproduzioni di quadri famosi alle pareti. La Materie Prime Inc. ci teneva alle apparenze. Si trattava molto bene. Attraverso una porta a vetri vedevo un tizio, calvo, in grigio, piuttosto anziano, dall'aria da manager. Doveva essere il boss.

Dopo qualche minuto arrivò. Notai subito che zoppicava. Mi salutò cordialmente, aprì una porta e mi condusse di là. Passammo un corridoio ed entrammo in una grossa sala, con al centro un grande tavolo per le riunioni, di ottima fattura. L'ambiente era sempre sul lussuosetto. Forse un po' strabordante. Ci accomodammo ad un capo del tavolo, e ci sedemmo.

"Lei è...?"

"Labate", gli dissi, "ho telefonato per l'annuncio che avete messo. Mi pare che cerchiate agenti".

"E lei è un agente?", mi chiese il calvo.

"Più o meno".

In realtà ormai ero capace di farmi passare per qualsiasi cosa. Avevo fatto tanti di quei lavori, di quelle attività strane, che non mi faceva quasi più effetto nulla. La maggior parte erano attività di vendita. Cercando sugli annunci si trova quasi unicamente questo. Avevo trattato assicurazioni, prodotti finanziari, e poi le cose più assurde, corsi d'informatica, macchine elettromedicali, prodotti tipografici.

Il pelato aveva un vago accento anconetano. Si dava tutti gli atteggiamenti del boss della situazione, anche se un po' troppo sopra le righe, mi sembrava.

"Vede", mi fece, "io tratto solo materie prime. Per una questione di principio. Sono un petroliere, e le posso assicurare che una cosa è essere il re degli stracci, ed un'altra essere il re dei petroli".

Lo guardavo e lo lasciavo parlare. Il tipo si chiamava Catafalchi, e di un Catafalchi petroliere, anconetano trapiantato a Urbino, non avevo mai sentito parlare. La faccenda mi puzzava. Catafalchi continuava la sua filippica. Aveva costituito una società, la Materie Prime Inc., che trattava generi alimentari di largo consumo. Mi prese una specie di catalogo, poi andò anche a prendermi dei barattoli, delle confezioni. Produceva olio, passate di pomodoro, salse, ed anche, a quanto pareva, delle note marche di vini. Mi fece vedere i barattoli degli olii e degli altri prodotti, pregandomi di notare la qualità delle confezioni, e del contenuto.

"Guardi questa passata com'é densa, non fa bolle. E guardi il colore di quest'olio!"

Io guardavo. Il tipo aveva bisogno di venditori. Aveva deciso di aprire questa società di generi alimentari, e di usare il metodo della vendita diretta. Cioè di portare i prodotti, o una confezione di campioni, direttamente a casa della gente. Fra 15-18 prodotti, è impossibile che il cliente non trovi quello che gli piace, diceva. E quello era un cliente acquisito, per sempre.

Diede l'impressione di prendermi a benvolere, e mi propose subito di fare l'agente. L'agente è quello che controlla una zona, gestisce il magazzino, che a quanto pare aveva già, e guadagna su tutto quello che realizza la sua squadra di venditori. I venditori me li avrebbe forniti lui. Avrebbe tenuto degli stage per venditori, in un grosso albergo. Poi sarebbe partito con la pubblicità. La provvigione del venduto era il 13 per cento: il 3 per l'agente e il 10 per il venditore. Avendo molti venditori, l'agente, era chiaro, doveva fare grossi guadagni. E mi fece vedere uno specchietto, con delle cifre, tirate lì, che prevedevano, che un venditore doveva fare 100 clienti al mese. Cos'era mai? Erano 4 clienti e mezzo al giorno.

"E' uno che non lavora praticamente. Ci siamo tenuti bassi", fece.

Insomma, avendo molti di tali venditori, l'agente mi fece vedere le sue cifrette in croce: guadagnava fior di milioni.

"Poi se il venditore è un vecchietto, al vecchietto gli dai il 3 per cento, e il 10 te lo tieni tu", mi prospettò, con un ghignetto cinico.

A occhio avevo già capito con chi avevo a che fare. Lo squalo della situazione. Quando gli feci notare che per gestire un magazzino occorreva fare delle pratiche ed aprire una partita Iva, e che tutto questo costava parecchio, cominciò anche ad alzare la voce, con un piglio da uomo d'affari, che fa la sua piazzata in un consiglio d'amministrazione di qualche società. Perché lo squalo era anche stronzo.

Comunque riuscii a darci un taglio e a venire via alla svelta, dicendo che ci saremo risentiti. Mi ero portato via il catalogo dei prodotti. In prima pagina c'era la foto di un bel cane, che immagino fosse collegato al fatto che sprigionava salute, perché usava i prodotti della Materie Prime Inc. In seconda pagina, mi sembrava incredibile, c'era la foto della casa di Catafalchi,

con la scritta Catafalchi's house. Era una bellissima casa, con piscina, e doveva servire a far vedere che il vecchio Catafalchi era veramente in grana. Quella scritta "Catafalchi's house" era una cosa terribile. Non avevo mai visto niente di simile prima.

Nei giorni seguenti indagai un po', presi informazioni dal padre di un mio amico, un tipo che ne sa e ne conosce di cotte e di crude. Conosceva Catafalchi. Era uno che vendeva olii per motore, e aveva fatto fortuna. Aveva fatto i miliardi, mi disse. Andava in giro a lavorare anche con la gamba rotta, ingessata. (Ecco perché zoppicava, la iena). Poi doveva essere entrato nel consiglio d'amministrazione di qualche società, di più società, per poterne acquisire i prodotti, e rivenderli con un'altro marchio, il suo. Mi fece notare che aveva messo anche una sua foto, di una quindicina

di anni prima, vicino alle foto della sua casa, la Catafalchi's house. La cosa gli faceva pensare che cercasse qualche via traversa, e mimò con una mano l'atto dello strisciare. Chiarissimo.

Un giorno ne parlai anche con un mio amico, un tizio che aveva un'azienda agricola, di famiglia, e produceva più o meno gli stessi prodotti. Questo mio amico era venuto a Pesaro per far operare al cuore la sua ragazza, o sua moglie, una thailandese. Inoltre era uno che, in genere, le sparava piuttosto grosse, e poteva essere anche meno raccomandabile di Catafalchi, in tutti i sensi. Peccato che mentre parlavamo, una sera, era difficile spiegarsi, in quanto

eravamo continuamente interrotti e distratti da Insani, un tizio smilzo, dall'aria piuttosto strafottente e ridanciana, che cercava di mettere un carciofo all'occhiello di un altro tizio. Insani sembrava uscito da un congresso di scemi del villaggio. Comunque ormai il più l'avevo capito.

Un giorno telefonai a Catafalchi. Lui non c'era, parlai con la segretaria e gli lasciai un messaggio. Per iniziare quell'attività volevo un contratto di tre mesi di prova, a due milioni al mese, garantiti. Lo dissi tanto per dare un taglio alla cosa. Ovviamente non l'ho più sentito.

Roberto Labate


 
 
 
 
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