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Marzo 1998 / Lettere e Arti
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  Giugno 1997
  *

Poesie

Guido Bedosti (Bruder) noto professore pesarese di educazione artistica, scomparso nel 1991, ha lasciato un vasto patrimonio di componimenti poetici che affrescano la società pesarese dalla fine della prima guerra mondiale, ai nostri giorni. Fra questi abbiamo scelto una poesia scritta in francese, dedicata ad un suo antico amore. La traduzione è del figlio Bruno, a sua volta insegnante a Pesaro.

Bruder

"VEVETTE"

J'ai une dette
avec toi,
pourquoi
tu as rempli ma solitude,
rempli mon coer d'une onde d'amour.

J'ai une dette
avec toi,
car une
vague de bonnheur m'a couvert,
toutes les fois que ta bouche a ris.

J'ai une dette
avec toi,
car toutes
les fois que tu m'a paru
comme une traitresse, je souis mort.

J'ai une dette
avec toi,
car après
ça, je suis reveçu en éclatant
de joie, chaqu
fois que tu demontrais

que ça n'etait
pas vrai.
J'ai une
dette avec toi, et peut étre
que tu ne le saura jemais, Vevette.

Car je sais,
comme toi,
toi même
le sais, que ton destin n'est
pas le mien. Bien que pur un temps,

pour moi plus
bref que
un éclat,
nous avons revé de bâtir un
demain pour moi et pour toi, commun.

J'ai une dette
avec toi,
car tu
as été, bien que le
dernier, mon prémier amour...

J'ai une dette
avec toi,
même si
maintenant avec toi
tout a fini. Seulement le souvenir nous

reste, à moi
et a toi,
doux
comme le poison noir,
aigre comme le bonnheur.

Vevette

Traduzione di Bruder Junior

Ho un debito
con te,
perché
tu hai riempito la mia solitudine,
colmato il mio cuore di un'onda d'amore.

Ho un debito
con te,
perché
un'onda di felicità mi ha pervaso,
ogni volta che la tua bocca ha riso.

Ho un debito
con te,
perché ogni
volta che tu mi sei sembrata
infedele, io sono morto.

Ho un debito
con te,
perché dopo sono rinato esultando
di gioia, ogni volta che tu hai dimostrato

che ciò non era
affatto vero.
Ho un
debito con te, e può darsi
che tu non lo saprai mai, Vevette.

Perché io so,
come te,
come tu stessa
sai, che il tuo destino mai
si legherà col mio. Anche se, per un attimo,

per me più
breve di
un baleno
noi abbiamo sognato di costruire un
domani, per me e per te, comune.

Ho un debito
con te,
perché tu
sei stata, anche se
l'ultimo, il mio primo amore...

Ho un debito
con te,
anche se
ora tra noi,
tutto è finito. Solo il ricordo

resta a me
ed a te,
dolce
come il crudo veleno,
aspro come la felicità.

La OTMA Edizioni bandisce il Premio Internazionale di Poesia "AGENDA DEI POETI 1998". Il premio si articola in due sezioni:
Sez. A Poesia a tema libero: si partecipa inviando massimo due poesie in duplice copia, una delle quali dovrà essere corredata dal nome, cognome, indirizzo e numero telefonico del partecipante.
Sez. B Libro edito nell'ultimo triennio: si partecipa inviandone 5 copie con le generalità complete dell'autore.
Gli elaborati, dei quali gli autori si assumono ogni responsabilità, non verranno restituiti e dovranno essere inviati entro e non oltre il 31 marzo 1998 (farà fede la data del timbro postale). La commissione esaminatrice, il cui giudizio è inappellabile e insindacabile, è presieduta da Leo Chiosso ed è composta da eminenti personalità del mondo della cultura e dell'informazione. La premiazione avverrà il giorno 3 maggio alle ore 10 presso il Teatro Verga di Milano. L'adesione al premio comporta una quota spese di segreteria, da versare sul C/CP 16131203, fissata in 50 mila lire per la sezione A e 40 mila lire per la sezione B. Tutti gli elaborati vanno inviati alla OTMA Edizioni, Via Cesariano 6, 20154 Milano - Tel. 02/312190.

Sergio Sbriscia

DARSENA

Ricordo la darsena assolata
il vento sopra l'acqua,
l'onda increspata e la bonaccia;
rivedo le carene all'aria
e tra gli scafi il calafato all'opra:
canapa e pece e odore di catrame.
Ricordo ancora l'eco dei miei passi,
che nel silenzio riecheggiava a sera,
e il lampeggiar della lanterna fioca
che nella nebbia spesso si perdeva;
e il tonfo del remo all'acqua piatta
del pescator che alla banchina andava;
canapa e pece e odor di catrame;
finché pur io vedrò l'ultima ora,
l'ultimo sole declinare.
Oh marinaio ormai su terra ferma
guardi le reti sospirare al sole,
scruta lo sguardo tuo l'onda remota
ed il tuo passo è come un bastimento,
che rolla e che beccheggia in mezzo al vento:
ma il porto tuo è ormai sulla collina
e d'acqua, se ne udrai,
non sarà il mare.

Luca Canapini

DEL NAZARENO

I miei cari languidi miscugli
muoiono di nuovo
come le funeste ombre
dei danzatori ebrei.
Le donne da tempo son lì
a cercar preghiera
e già il cuore avido sancisce
l'inizio della fine.
... lo sguardo è di fanciullo
e la carne scura...
Un mostruoso rinvio
di guerra e sozzura,
e poi ancora,
altri e più incauti ritorni.
Digrignano, nevrastenici,
pazzi chiedono pietà e puttane.
Sospiri di rugiada son lì,
come ad attendere la notte di paura,
una paura di vita.

Evelina Borrelli

RADICI

Nel fondo del baule
c'è ancora l'odore
del melone di pane.
Le luci della piana
che mi accolgono
rubano all'ombra
la verde fila dei fichi d'India
disposti sul carretto.
Ha il profumo d'altri tempi
il cestino con la posta
che sale.
Nella vecchia cucina
c'è il calore di un abbraccio,
nel tepore del latte
versato dal bidone,
nel sapore del pane
imbevuto d'acqua.
C'è il tacito parlare degli sguardi,
l'aereo vibrare di una carezza
che tenta di resistere
al trascorrere del tempo.
Voglia di talco, di tenerezza...
Infanzia.

Mirko Fabbri

AMO COME POCHI

Abili soggetti
Animali da ballo
Piccoli esseri da sballo
Lo avvertite "il" qualcosa che viaggia?
Il rumore, almeno quello, lo sentite?
Io amo alto...
l'amo come pochi
Voi continuate pure a ballare.

Massimiliano Scola

LE VITE DEI TUOI AMICI

Mi vedo nei miei amici
e mi domando
se anche loro
si vedono in me.
Sono delle domande
che mi faccio quasi sempre.
Un giorno sono venuti
perché volevano da me
una parola di conforto.
Invece ho parlato
solo di me,
senza pensare
avrebbero avuto bisogno
di una mia parola.
Intanto mi faccio coraggio
e comincio a parlare
senza pensare
se può interessare o no
la mia storia.

Barbara Colapietro

SENSAZIONI

Respiro
lembi di cielo,
di terra,
di storia
per le piccole strade
di una cittadina
dove il tempo,
celato dalle montagne,
sembra fermarsi
in un sospiro
d'aria di cristallo.

Serena Romiti

COME UN SOFFIO DI VENTO

Non ti sentivo in me
ma chissà
era come se una presenza improvvisa
mi avesse preso l'anima.
Sei scomparso all'improvviso
e mi sono sentita vuota dentro.
Ora vedo scivolare via da me
quel poco che mi resta di te.
Spero che un giorno
tu possa ritornare in me,
certo non sarai proprio tu
ma un nuovo angelo,
con la speranza che non mi abbandoni
che rimanga in me,
parte di me, che mi riempia,
frutto di un amore sincero.

Emmanuel Menchetti

PANTERE

Tra neri arbusti
di amare rassegnazioni
sento il nudo biancore
di una pelle lattea,
... pallida stoffa,
... vellutata veste
mentre le pantere, eterne, superbe
voltano lo sguardo ghiacciato
verso la loro luna
danzando della loro nuda bellezza notturna
al passo di streghe maligne.

Nel lungo profilo,
dolce ed amaro,
ansima il respiro, malato
oh! ... il suo vento, seviziato, provocato
in pesanti affanni.
Nera veste,
tu che tremenda,
copri il virtuoso corpo di questa atroce
guerriera,lascia, libero volare il sogno ferito
ed alimentalo del nettare più impuro
e lascia che, incauta,
arrossisca la mia pelle,
la mia pelle più sottile,
la più intima.

Dolce profana
danza tra le fiamme dell'inferno,
mentre le streghe ti alitano
lungo il collo
e gli infimi pensieri eccitati
di purpurea libidine
avvolgono i capelli curandone
il fragile fluire,
Oh sì... sulle spalle vellutate.

Angelo Marcaccini

I PAPPAGALLI

Il parlar delle generazioni
subisce spesso evoluzioni.
La generazione del "cioè" iniziò un dì,
poi quella "al limite" e "a livello di".
Vi fu un periodo dedicato a "chiaramente"
che non voleva dir un accidente.
Attualmente corre; con frequenza "un attimino",
mentre il tipo d'avanguardia e intelligente
a piè sospinto ti pronuncia "niente".


 
 
 
 
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