Pesaro 31 gennaio. In questo inverno senza sole, fiocca la neve. Atmosfera da Amarcord: strade deserte, il rotolare delle auto … finalmente lente. Il portone del Teatro Rossini ingoia ombrelli carichi di neve. Le istituzioni pesaresi, il Consiglio provinciale ed il Consiglio comunale, l’Ente Concerti e l’Accademia internazionale di canto celebrano la Shoah, il Giorno della Memoria, nella forma più laica ed alta possibile: con la musica, linguaggio universale e solido collante dei popoli. Sulla scena Juan Lucas Aisemberg, pesarese e cosmopolita (viola presso l’orchestra della Deutsche Oper di Berlino) è figlio d’arte; Tuyèt Pham, l’accompagna al pianoforte. Le parole introduttive del giovane violista volano più alte del suo strumento: “La Memoria deve esser cosa viva, che ci permetta di veder, come in uno specchio, le ingiustizie che oggi ci circondano e di renderci conto quando, da vittime, passiamo ad essere oppressori”. Il programma è denso: Ernest Bloch l’emigrante, a buon diritto espressione musicale dell’anima del suo popolo; il lirismo debussyniano del “Poem of the sea”, reso magistralmente dalle sensibili mani di Madam Tuyèt Pham; la struggente ninna-nanna “A Gute Nacht”; la “Preyer”, da Jewish Life. Maurice Ravel si fa interprete di due canzoni tradizionali ebraiche, nelle quali la tonalità accorata della viola svela il senso della vita del popolo errante. Una straordinaria esecuzione della “Suite per Viola Sola” di Ernest Bloch, impegna Juan Lucas, che la dedica al ricordo del suo mentore Alberto Lysy, eccelso violinista. Infine, un Kurt Weill ironico, che canta, in “Youkali”, l’isola che non c’è, e “Kol Nidrei” di Max Bruch chiudono il concerto, tra applausi calorosi.
Pino Bertani
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