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Marzo 2010 / Lettere e Arti
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Segnalazioni editoriali

Presentazione in Provincia del volume “Non chiamatemi uomo di colore” di Esoh Elamé, originario del Camerun, cittadino italiano e docente di geografia e pedagogia interculturale. "Non c'è dubbio – dice l’autore – che vanno moltiplicandosi parole, espressioni, battute e barzellette cariche di violenza per etichettare l'immigrato non comunitario. Le categorie lessicali finora usate nel campo dell'immigrazione non aiutano la convivenza tra i popoli, anzi producono frustrazione e diffidenza tra gli immigrati. L'incontro linguistico non è fatto solo di incomprensioni e di equivoci, ma anche di automatismi a volte carichi di un più o meno consapevole disconoscimento. Questo libro nasce dalla mia esperienza d'immigrato. Senza fare censura linguistica, vuol essere un contributo per richiamare l'opinione pubblica a una maggiore comprensione ed attenzione quando si comunica con l'alterità, con il diverso".

Il poeta del teatro e della vita: Ercole Luigi Morselli”, è il titolo del libro di Lucia Ferrati nella serie autori (Ed. Flaminia), promossa dall'Associazione Amici della Prosa, Festival Nazionale d'Arte Drammatica di Pesaro, Teatro di Marca (Figure marchigiane del teatro di prosa del Novecento). Tra i grandi scrittori dimenticati di un vasto Novecento letterario ancora sommerso, Luigi Morselli è uno dei pochi ad essere uscito da un totale oblio grazie al ritrovamento delle sue carte autografe (oggi conservate nel Fondo Morselli presso la Biblioteca Oliveriana di Pesaro). Se la sua prosa ancora attende nuova e significativa indagine, allo stesso modo resta opera di nicchia la sua drammaturgia, approdata raramente o per nulla sulle scene italiane. “Eppure – dice Lucia Ferrati – attorno agli anni ‘20, Morselli fu salutato come il massimo poeta del teatro italiano e unica alternativa, in senso antieroico, al modello dannunziano per gli osannati capolavori di Orione e Glauco”.

Andrea Bizzocchi ha pubblicato il libro di racconti “Pura Vida” (Terra Nuova Edizioni). Pura vida, in Costa Rica, è il saluto nazionale. Ci si saluta così come noi diciamo “buongiorno”, si risponde pura vida se qualcuno domanda “come va?” e ancora si usa pura vida come noi usiamo “arrivederci”. Il significato è molto vicino all’hakuna matata (“non c’è problema”) keniota o al mai ping rai (“nessun problema, si vive lo stesso”) thailandese o ancora al chi choen (“qual è il problema?”) ladako. Queste due parole riassumono un'intera filosofia di vita, e sono testimonianza linguistica della calma e della gentilezza che appartengono a questo popolo. Andrea Bizzocchi, nato a Fano, risiede per lunghi periodi dell'anno in Costa Rica, terra che ha dato i natali alle due figlie. Profondo conoscitore del Centro America, l'autore condivide con il lettore questo suo vagabondare alla ricerca di un nuovo modello di vita. Dunque non solo un libro di viaggi, di riflessioni e di avventure ma anche un invito sincero a prendere la vita nelle proprie mani.

Dopo la sua prima raccolta di poesie (“Arriverò in cielo da quella parte di azzurro”), Piero Talevi ci offre un’altra occasione per conoscere la sua ispirazione poetica con un secondo libro intitolato “Profumo di verbena”. Nel titolo l’autore sembra riflettere lo spirito di San Francesco; il cantore dei profumi, dei colori e dei chiaroscuri della terra, nonché della vitalità delle creature che in essa abitano. Le sue poesie diventano finestre trasparenti da cui si intravedono anche le sue passioni. Piero Talevi è nativo di Novilara e vive a Calcinelli. Proviene da studi classici e filosofici, è innamorato delle colline, delle montagne, in particolar modo della Valle del Metauro. Canta le bellezze della sua terra e le riproduce in suggestive poesie come La battaglia del Metauro, Monte Subasio, Villa Caprile, La baia di Fosso Sejore, La nave di Novilara, Pesaro, Natale a Montegridolfo, S. Francesco in Rovereto, S. Andrea in Villis.

Presentato a Urbino in febbraio, presso la sede locale della Provincia, il volume “Finestre sulla città” di Alberto Calavalle (Argalia editore). Si legge nella presentazione:“C'è un tempo per vivere, c'è un tempo per riflettere, ci dev'essere soprattutto un tempo per la memoria, che Urbino va rapidamente perdendo col disgregarsi della sua comunità. Sono queste le occasioni che stanno alla base degli articoli di questa raccolta. Articoli nati via via nel tempo da un suggerimento interiore, da un incontro con un personaggio o di fronte ad un'opera d'arte, ad un monumento, ad una pubblica cerimonia. Il titolo della raccolta richiama il fascino che emanano le finestre del centro storico di sera quando sono illuminate, come avveniva in modo particolare per le finestre di Bo, Volponi, Mancini, che erano punto di osservazione sul mondo, ma anche punto di riferimento per gli urbinati i quali sapevano che lì si stava meditando, scrivendo, creando qualcosa che poi essi avrebbero letto in forma di articoli, saggi, trattati, romanzi”.

Iddu l'amico” è l'ultimo romanzo dello scrittore fanese Ermanno Pierpaoli. Perché un titolo così originale? “Perché ho voluto riprendere una parola del dialetto siciliano Iddu, che significa Lui e in particolare viene evocato con questo abbreviativo il vulcano Stromboli… Con questo romanzo voglio riesumare i ricordi di gioventù da me vissuti per periodi prolungati in quest'isola, quando negli anni successivi alla guerra si viveva ai limiti della precarietà. I personaggi sono immaginari, ma costruiti sulla base di un'esperienza personale. Alex è un giovane che raggiunge Stromboli, pieno di sogni e speranze”.

I fogli di via” hanno il timbro delle Questure, le firme di questori e vice questori, proprio come il libro scritto da un vice questore, Giampaolo Trevisi, i cui protagonisti sono donne e uomini con volti e sentimenti, concretezza e tenerezza, responsabilità e solidarietà. Il vice questore di Verona lascia il suo posto e passa dall’altro lato della scrivania; e così nasce il libro che mancava, scritto per superare quella fase di stallo, di contrapposizioni e di pessimismo che non serve a nessuno e non costruisce futuro. Le storie di immigrazione sono state raccontate, a Fano e a Pesaro, dallo stesso autore.


 
 
 
 
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