Ricerca nel sito: Parola Esatta
Novembre 1997 / Lettere e Arti
  Se si ricerca un testo con apostrofi non settare 'Parola esatta'  
  Home Page
  Aprile 2011
  Marzo 2011
  Febbraio 2011
  Gennaio 2011
  Dicembre 2010
  Novembre 2010
  Ottobre 2010
  Settembre 2010
  Luglio-Agosto 2010
  Giugno 2010
  Maggio 2010
  Aprile 2010
  Marzo 2010
  Febbraio 2010
  Gennaio 2010
  Dicembre 2009
  Novembre 2009
  Ottobre 2009
  Settembre 2009
  Luglio-Agosto 2009
  Giugno 2009
  Maggio 2009
  Aprile 2009
  Marzo 2009
  Febbraio 2009
  Gennaio 2009
  Dicembre 2008
  Novembre 2008
  Ottobre 2008
  Settembre 2008
  Luglio-Agosto 2008
  Giugno 2008
  Maggio 2008
  Aprile 2008
  Marzo 2008
  Febbraio 2008
  Gennaio 2008
  Dicembre 2007
  Novembre 2007
  Ottobre 2007
  Settembre 2007
  Luglio-Agosto 2007
  Giugno 2007
  Maggio 2007
  Aprile 2007
  Marzo 2007
  Febbraio 2007
  Gennaio 2007
  Dicembre 2006
  Novembre 2006
  Ottobre 2006
  Settembre 2006
  Luglio-Agosto 2006
  Giugno 2006
  Maggio 2006
  Aprile 2006
  Marzo 2006
  Febbraio 2006
  Gennaio 2006
  Dicembre 2005
  Novembre 2005
  Ottobre 2005
  Settembre 2005
  Luglio-Agosto 2005
  Giugno 2005
  Maggio 2005
  Aprile 2005
  Marzo 2005
  Febbraio 2005
  Gennaio 2005
  Dicembre 2004
  Novembre 2004
  Ottobre 2004
  Settembre 2004
  Luglio-Agosto 2004
  Giugno 2004
  Maggio 2004
  Aprile 2004
  Marzo 2004
  Febbraio 2004
  Gennaio 2004
  Dicembre 2003
  Novembre 2003
  Ottobre 2003
  Settembre 2003
  Luglio-Agosto 2003
  Giugno 2003
  Maggio 2003
  Aprile 2003
  Marzo 2003
  Febbraio 2003
  Gennaio 2003
  Dicembre 2002
  Novembre 2002
  Ottobre 2002
  Settembre 2002
  Luglio-Agosto 2002
  Giugno 2002
  Maggio 2002
  Aprile 2002
  Marzo 2002
  Febbraio 2002
  Gennaio 2002
  Dicembre 2001
  Novembre 2001
  Ottobre 2001
  Settembre 2001
  Luglio-Agosto 2001
  Giugno 2001
  Maggio 2001
  Aprile 2001
  Marzo 2001
  Febbraio 2001
  Gennaio 2001
  Dicembre 2000
  Novembre 2000
  Ottobre 2000
  Settembre 2000
  Luglio-Agosto 2000
  Giugno 2000
  Maggio 2000
  Aprile 2000
  Marzo 2000
  Febbraio 2000
  Gennaio 2000
  Dicembre 1999
  Novembre 1999
  Ottobre 1999
  Settembre 1999
  Luglio-Agosto 1999
  Giugno 1999
  Maggio 1999
  Aprile 1999
  Marzo 1999
  Febbraio 1999
  Gennaio 1999
  Dicembre 1998
  Novembre 1998
  Ottobre 1998
  Settembre 1998
  Luglio-Agosto 1998
  Giugno 1998
  Maggio 1998
  Aprile 1998
  Marzo 1998
  Febbraio 1998
  Gennaio 1998
  Dicembre 1997
  Novembre 1997
  Settembre-Ottobre 1997
  Luglio-Agosto 1997
  Giugno 1997
  *

Giù al fiume, tra i salici

"Hanno dita di foglia di frassino e, per non morire, non si chinano mai a guardare la terra, ma compaiono insinuanti e improvvise e riempiono il tuo sguardo come falde di nebbia fumosa. Le radici dei salici e degli ontani, forse, si dice che le nutrano, ed ogni notte, ma solo d'autunno, nascono e si materiano a decine lungo le rive dei canali che solcano il bosco".

Il vecchio parlava dolcemente, con una voce un po' aspra, un po' grigia, gentile tuttavia, e le sue parole avevano un sapore di evocazione nebbiosa e suadente, un tono caldo e rassicurante che parlava dei tanti giorni che egli aveva vissuto, tant'è che neppure sembrava morto. Contava di queste Gwennyl che ogni notte riscaldavano il suo freddo immutabile e con la loro semplice presenza alleviavano la noia del suo immobile destino. Sciamavano attorno a lui come fiocchi di neve portati dal vento. Voci argentine e sommesse a interrompere i silenzi. Ma il grigio dolce e dorato dell'autunno aveva già lasciato posto all'inverno e le spruzzate di neve candida e farinosa sempre più spesso imbiancavano il tappeto di foglie gialle e brune che come un abbraccio soffice avvolgeva il terreno umido.

Morto ed insepolto poggiava la fragile schiena alla rugosa corteccia di un acero maestoso, nudo ora, ma che il sole autunnale dei giorni trascorsi doveva aver percorso di bagliori rosso vinosi, in cascate di fuoco repentino, acceso sulle pagine delle grandi foglie trascinate al suolo dallo spirare del vento. I venti della morte a lungo avevano invece soffiato sull'uomo appoggiato al tronco rugoso, e la sua pelle sfilacciata di pergamena vecchia si era brunita sulle guance. Come foglia morta iniziava a mostrare, sotto la superficie scurita, la trama festonata delle vene secche e il biancheggiare rugginoso degli zigomi acuti, avvolto come in una rete di sottili screpolature che si diramavano sul suo grande corpo. I venti che soffiano dall'abisso avevano sfogliato a brandelli i resti dei suoi stinti, irriconoscibili, vestiti di lana. Poggiava la schiena, e la sua schiena lentamente già era fusa alla scura corteccia arborea e mai più avrebbero potuto staccarlo dal suo destino di simbiosi e sarebbe tornato alla terra, all'albero.

"Vedi, siamo fatti di terra", intanto il vecchio mi diceva con la sua voce dolce. E m'immaginavo come di vedere la sua mano bianca alzarsi e sbriciolare tra le dita un po' di quel suolo scuro. "E alla terra torneremo. E anche quando sarò albero sarò anche foglia, e le foglie nutrono la terra, e, forse genererò anch'io le dolci Gwennyl da amare e da consegnare al vento che le porti a voi, o ad altri, per popolare di nebbia dorata le vostre case e le vostre mura che nell'inverno si sentono sole. Vedi, sono come germi di luce, minuscoli semi brillanti e opachi assieme e nella notte portano una consolazione tenue, che è più di una fosforescenza e meno della luce delle braci. Ma tu, viandante, hai l'aria assorta. Mi ascolti o hai perso i tuoi occhi nell'oscurità della sera?"

"Ho ascoltato, signore, ho ascoltato... ma questi giorni il vento non portava parole, ma sogni e solo sogni, che mi fuggivano davanti. Sogni mozzi, incompiuti, con le figure fatte a metà, i volti senza volto, le dita monche e i colori appena abbozzati. Vede... di là c'è la signora della casa accanto, quella bianca, dalle tendine ricamate, di là dal fosso, tra le rose selvatiche e il giallo delle ginestre e, se ascolta bene, sentirà il profumo del suo sogno, ma, povera donna, non riesce mai a finirlo, è un profumo fatto a metà... E' accaduto qualcosa, e i sogni si fermano, non vogliono essere compiuti, ecco, signore: è come se non volessero nascere".

E intanto l'albero lo aggrediva. D'inverno gli alberi riposano, ma non è così per la loro corteccia. Esaurito lo scorrere tumultuoso della linfa di primavera, portata a termine la costruzione dei semi alati che ancora qua e là scendono roteando dai grandi rami, l'inverno porta il riposo e la preparazione ai tiepidi soli del nuovo anno. Tutto riposa nell'albero, ma la corteccia no: essa lavora per assorbire i corpi e le anime, e vedevo le squamette allungarsi sulla pelle del vecchio, ritidomi lobati inserirsi nella sua carne, sugheri avvolgerlo e con dolcezza portarselo in grembo. Non era realmente un assalto. No, era più un discreto abbraccio quasi sensuale, dominato dalla lentezza, dalla sicura lentezza del mondo vegetale. Il vecchio sarebbe stato albero. Come il grande salice giù nella gora, vecchio anche lui, che con la sua chioma proteggeva i giaggioli dorati e di notte parlava ai viandanti. Non era cattivo, ma si narrava che non fosse stato tenero con coloro che importunavano le sue creature, con chi schiacciava i giaggioli in fiore, con chi non rispettava la lontra che riposava sulle sue radici. E che dentro di lui parecchi vecchi astiosi ciangottassero nelle notti di luna, tentando di uscire, sussurrando ai passanti di aiutarli o di fermarsi a parlare con loro perché chiusi nello stesso tronco gli anni sono lunghi da passare. Ma la gente sapeva che, seppure severo e scontroso, il salice della gora era saggio e sapeva bene ciò che faceva e le sue punizioni non erano senza motivo. E tiravano diritto.

Massimo Pandolfi


 
 
 
 
FattiNostri  
  Lotto
<
  Redazione
<
  Hanno collaborato a questo numero
<
  Profilo degli autori di questo numero
<
  Come si collabora
<
  Dove si trova
<



PrimoPiano  
  Il nonno del deserto
<



TuttoPesaro  
  Ministoria della 'Piccola Ribalta '
<
  Parcheggi e navette per respirare meglio
<
  I bisonti della strada
<
  L'angolo della piazza
<
  Il Teatrino di San Terenzio
<
  ACIT: Vent'anni di tedesco a Pesaro
<



TuttoFano  
  'Lo Specchio' pubblica I ‘Mesi' di Fabio Tombari
<
  Fano tra poesia e storia:
La torre civica

<
  I premi 'Fanum Fortunae'
e 'Pisaurum'

<
  Cronache di un ciclista:
L'americano di Fano

<
  Sei itinerari storico-artistici
<



Opinioni e Commenti  
  Editoriale:
Signori, si cambia

<
  L'innocenza e la fragilità dei malati di mente
<
  Il WWF e le leggende metropolitane
<
  007 privati a convegno
<
  Difesa dei consumatori
<
  Cavoleto: un angolo di medio evo
<
  Recensioni
<
  A Fiorenzuola in bicicletta
<



TuttoSport  
  Sportivi all'occhiello:
Roberto Manna

<
  Vis Pesaro: un decollo difficile
<
  Fano calcio:
un primo bilancio stagionale

<



Lettere e Arti  
  La Divina Commedia
tradotta in dialetto pesarese

<
  Odio le discoteche e gli idioti che ci vanno (me compreso)
<
  Giù al fiume, tra i salici
<
  Poesie
<



 
 
 
 

Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

Continuando la navigazione si accetta che possano essere usati cookie per migliorare l'esperienza di navigazione e a scopo statistico. Informativa completa