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Novembre 1997 / Lettere e Arti
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  *

Poesie

Francesco Tomasello

LE STRADE DEL SUD

Sai quei treni neri
che di carbone ti riempiono le nari
dove il controllore passa tra corpi
stanchi stesi nella notte
e l'aria è greve di cibo e sudore
e qualche bambino frinisce
tra le valigie di cartone.

Sai quel fresco del mattino quando
lo sferragliare è ormai abituale compagno
e dal finestrino
senti
che il tuo viaggio è al destino
e vedi le zimarre verdi e possenti
che il ciglio ornano
unirsi ai candelabri dei fico d'India
in fiore.

Sai quando senti che quasi hai
lasciato
dietro la galleria
il tuo passato
recente
e il tuo immediato presente
è il tuo passato
scordato
che
prepotente
torna
con lo splendore
di un giardino illimonato
di un gioco
su di un selciato
di un paese assolato
di un accenno
dialettale
prima abbozzato
poi ritrovato
fluente, pieno
adorato.

Sai quando ti senti rinato
e immagini quello che hai lasciato
ed è più bello, mille volte più bello
di quello che hai lasciato
e ti fugge nella mente
un gesto mimato
una frase
una strada impolverata
il verso rauco di un asino.

Sai così mi son sentito
dentro il treno del Sud
che struggente
ritmato
mi frenava il sangue
per l'impazienza
mi portava veemente
tra la mia gente
amata e ripudiata.


Evelina Borrelli

LA PIAZZA

Il fresco refrigerio della notte
confondeva i nostri passi
fino allo smarrimento.
Poi ai nostri occhi appaiono
trine delicate e morbide trasparenze.
Al guizzare ovattato dei lampioni
si sfogliano pagine di sogno.
Sulle pietre che odorano tempo
scivolano le nostre impronte di oggi
sulle storie di ieri.


RICORDI

Tento di fermare scaglie di pensiero
che, aquiloni in fuga,
si librano lassù.
Attorcigliato tra le dita,
sottile e indistruttibile
si dipana il filo.
Cerco nella morbidezza
della serica matassa
il tepore di un istante
ad attenuare il buio.
Il languore del crepuscolo
che passa
si spegne come la mia illusione
che ora muore.

 

Barbara Colapietro

LUCE

Gli occhi tristi
di un ragazzo
innamorato della vita
hanno smesso di vedere
ma il suo sorriso
illumina ancora
il mondo.


SAUDADE

Oltre
la linea dell'orizzonte
il nome
di una terra
mai conosciuta
vibra
come le corde
di un'arpa suonata
dal vento
e la distanza
svanisce
fra le nuvole.


VOLO

Una farfalla.

Cercano di rinchiuderla
in una prigione
soffocata dal fumo
e dallo squallore dell'egoismo.
Ma non ci riusciranno
fino a quando
continuerà a sognare...
la sua libertà.


Quinta Teresa Albertini

LA FESTA DEI FIORI

Fiori, fiori, fiori!
Quanti bei colori!
Oh se ogni bugia fosse un fiore,
se ogni male fosse un fiore,
se ogni pensiero cattivo
fosse un fiore!

Oh se il piano di una rapina
fosse un cespuglio di rose,
di tenere viole
o di narcisi sulla verde collina!

Oh se ogni bomba fosse un giacinto,
un delicato garofano rosa.
Che gioia nel cuore
se il piano di un sequestro
fosse il brillio argenteo
sul mare azzurro.

Se ogni lupara fosse un giglio
tu cara mamma
avresti con te, ancora tuo figlio.

Oh se le cattiverie,
le ansie degli uomini moderni
fossero fiori!
Che bel giardino
sarebbe il mondo,
e quanto profumo
tutt'intorno!


Gabriele Polverari

MARE

Il tuo profumo intenso,
come un'onda,
trascina al largo i miei pensieri.


RICERCA

Il volo libero di un gabbiano,
mi trasporta per un momento,
lontano da questa follia quotidiana;
e torno di nuovo,
a spaziar in questo vasto orizzonte.


SPERANZA

E come un alito di vento
che porta leggera ebbrezza.

FIGLIO

Guardami,
leggerò i tuoi pensieri.
Ascoltami,
parlerò il tuo linguaggio.
Parlami,
ho bisogno delle tue parole.


Donatella Galli

SUL MOLO DESERTO

Non dire parole
perché la tua bocca
affiora nei miei giorni.
Non dire frasi fatte
perché il tuo corpo
è il mio guardiano
nelle notti d'inverno.


TRA PESARO E BOLOGNA

Un sole feroce
come le tempeste.
Un treno veloce
e l'attesa svanisce
nel sorriso di sempre.
Un gioco di parole
nel sentiero della volpe.
Non voglio ingabbiare
la vita nascente
in un collare di limiti.
Non voglio pestare
i miei diritti vincenti.
Sono nata LIBERA.


Bernardina Rupalti

DONNA DI VIA

Passeggiavi lungo la via
le movenze leziose
Aspettavi clienti.
Ma che ci fai, tu,
agli uomini?
Ai tuoi piedi prostrati
ammirano la tua bellezza
le marmoree carni.

Al tuo seno...
al tuo seno abbracciati...
ed è lo stesso calore
la stessa dolcezza
lo stesso amore dell'infanzia
Sei per loro come una mamma

Li ami senza chiedere nulla
Li conforti se vogliono conforto
Li consoli se sono tristi
Li incoraggi se sono titubanti
E loro...

Loro ti danno di che vivere.


DIO ONNIPOTENTE

T'ho pregato tanto Signore
ora non sono che abitudine le parole
Tante richieste e nemmeno un rifiuto
solo silenzio
e fede.

Mistero di fede immenso
quello che ci fa continuare a vivere in questo
inferno terreno
sperando di conquistare l'eterno Paradiso,
quello che ci dà la forza di chiamarti ancora Padre
pur sentendoci figli abbandonati.

Ma tu ci sei accanto,
lo dicono le Sacre scritture:
sei il malato che soffre
il marocchino che chiede mille lire
l'accattone sul freddo selciato...
ma allora... Signore...
dirò una preghiera per Te.

Tu hai più bisogno di me.


Luciano Rossini

FOTOGRAMMI

Perché imprigionare la propria immagine
in una striscia di cellulosa?
Perché ostentare naturalezza
se mai siamo come vorremmo essere?
Perché catalogare episodi
archiviare istanti della vita
vacui spazi bianchi
e sospirare
dinanzi spezzoni di ricordi?

Cerchiamo di inquadrare la vita
da tutte le angolazioni,
scandendo il tempo amorfo
risucchiato come acqua-detergente
dal panno amaro e ingordo
dei doveri
zoomando mnemonicamente
i fugaci attimi di felicità
per cui dolore e mestizia
rivisitando come trasportati
da una macchina del tempo
il nostro passato prossimo
fondamenta di un ipotetico futuro.

Stipiamo fotogrammi di noi stessi
in raccoglitori
raccoglitori di fotogrammi
in scatoloni di cartone
scatoloni di cartone in umide
e disagevoli stamberghe di mansarda
fra abiti dismessi
confetture di frutta
passati di pomodoro imbottigliati
e tutto ciò appaga,
ci appaga l'idea di un quadretto
contenenteci naturalmente ritratti
incastonato nella nostra lapide
ci appaga la speranza
di poter rivivere almeno
negli spasmi
nei cuori
nelle bocche di chi
riordinerà i nostri affetti e possessi
facendo pulizia
di accozzaglie di vite ormai sfumate.


Fernanda Di Carlo

DENTRO L'INGANNO

Vorrei cullarmi
su di una nuvola
e lasciarmi
trasportare dal vento.


Dove
il sole splende
più vivo
vicino a te.
Guardare, scoprire,
allungare le mani
sentirti accanto.
Come un foglio di carta
pronto
per essere scritto.
Tu
come fiamma
mi tendi l'agguato
per bruciarmi le ali
dei tuoi raggi d'amore.

POLVERE D'AMORE

Ho visto
sorgere l'alba
e ho atteso
il tramonto dorato.
Ed il vento sollevava polvere.
Ho ascoltato
il silenzio della notte
avvolta
nella solitudine.
Ed il vento sollevava polvere.
Ho visto tante cose
ma niente
così bello
come il nostro incontro.
Ed il vento sollevava polvere.
Ho rapito il sorriso
dai tuoi occhi
prima di baciarti.
Ed il vento sollevava polvere.
Ho assaporato
l'amore
in una notte d'estate
mentre il vento sollevava polvere.



 
 
 
 
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