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Recensioni

MAURIZIO GERI

Villa del Balì. La "cultura spettacoli sapori in ville signorili e antichi borghi" per la rassegna Villa & Castella ha presentato alla notevole scia di adepti uno spettacolo unico. Nel luglio scorso il concerto di Maurizio Geri Swingtett ha raccolto davanti allo scenario "splendido-splendente" del sontuoso ed aristocratico palazzo che domina la valle del Basso Metauro, dai contrafforti unici di Saltara, un'eccezionale presenza di pubblico che ha decretato un consenso straripante ai cinque musicisti virtuosi della musica-tradizione Manouche, i gitani d'Alsazia. Soli strumenti a corda, ma un'esuberanza ritmica ed un fraseggio repentino che ha portato ai presenti una gioiosa vitalità e partecipazione.

Maurizio Geri alla chitarra, così come l'eclettico e clownesco Leonardo Boni e come Luca Giovacchini hanno atmosfere gitane travolgenti, valzer musette ungheresi accattivanti e rielaborazioni di successo di Paolo Conte ("Via di qui") e Gorni Kramer ottimamente coadiuvati dall'americano Chris Brashear al violino e dall'elettrizzante Nicola Vernuccio al contrabbasso. Una serata dedicata soprattutto all'indimenticato genio Django Reinhardt che a distanza di anni continua a mietere, anche tra le nuove generazioni e curiosi, un successo di graffianti emozioni. Le notti del jazz diventano sempre notti della sperimentazione più radicale, della ricerca accanita, dell'invenzione di nuovi rivoluzionari linguaggi ed il Maurizio Geri Swingtett c'è riuscito perfettamente. Una miscellanea di suoni ed emozioni vertiginosa, dialoghi di rara bellezza espressiva e di altissima classe. Colonne sonore che non hanno rappresentato solo pentagrammi e musica sinuosa, ma che hanno fatto allo stesso tempo cultura di un popolo, i Manouche, che hanno seguito il vento e la libertà, fatti i debiti paragoni, come l'attento popolo che ha inseguito e corteggiato il cartellone di Villa & Castella.

LUIGI TOCCACIELI

Un gran bell'evento la mostra di acqueforti dell'artista fermignanese Luigi Toccacieli. Un'antologica frutto di venticinque anni di attività accattivante. La Sala Bramante ha accolto durante l'estate opere dal '66 al '95. Un successo meritatissimo ed un ritorno al paese natio dopo ventun'anni dalla collettiva concertata con il compianto Fabio Bertoni nel lontano 1976.

Toccacieli è fermignanese d'adozione anche se nasce ad Urbino nel 1945. Studia presso la fucina d'artisti dell'Istituto di Belle Arti. Nel 1968 accetta l'incarico presso l'Accademia di Belle Arti di Catania. Dal 1970 al 1988 è titolare di cattedra di calcografia al Liceo Artistico della stessa città. Dal 1988 al 1996 è insegnante di Discipline Pittoriche presso l'Istituto Statale d'Arte "F. Mengaroni" di Pesaro dove vive e continua il suo personalissimo viaggio nel suo "corpus incisorio, la poesia di una vita".

Il Comune di Fermignano che ha scelto con acume "la valorizzazione dei linguaggi espressi dalla tecnica espressiva storica legata alla nostra cultura artistica" (si pensi un solo attimo a Walter Piacesi) con Luigi (per noi coetanei era Luigino) Toccacieli approdato dopo lungo viaggio, nella Galleria Comunale di Arte Contemporanea, ha ottenuto un risultato davvero encomiabile. Non solo offrire l'opportunità all'artista con radici fermignanesi di portare in mostra le proprie opere, ma trasmettere ai visitatori ed al paese stesso il segnale di vitalità attraverso appuntamenti graffianti ed espressivi. Nelle acqueforti di Luigi Toccacieli non si può non restare coinvolti dal tourbillon di sentimenti, memorie, attrazioni ed ostilità. "L'essenza del problema poetico, a giudizio di Toccacieli, è costituito dal conflitto tra realtà e desiderio, tra apparenza e verità". Un profonda riflessione che sgorgherà in compiuti e indefiniti bisogni di luce e desideri del suo possesso.

Eugenio Gulini


 
 
 
 
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