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Novembre 1997 / TuttoFano
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  *

'Lo Specchio' pubblica I ‘Mesi' di Fabio Tombari

LA BORA, IL BILIARDO, LA PIPA E IL TRESSETTE

Per gentile concessione della figlia Maria, siamo onorati di pubblicare uno scritto di Fabio Tombari, dedicato al Novembre. Il testo fa parte dell'opera "I mesi", una cronaca poetica delle stagioni, di cui vi riproporremo i capitoli anche nei prossimi numeri dello Specchio.

Fabio Tombari, nato a Fano nel 1899, ha combattuto nella Grande Guerra (quella dei "Ragazzi del '99", appunto), diplomandosi maestro nel 1918 e insegnando successivamente nelle scuole elementari e presso la Scuola Artistico-Industriale di Fano, come professore di Cultura generale e Storia dell'arte. Lasciato l'insegnamento nel secondo dopoguerra, si è ritirato in una casa di campagna a Rio Salso, dedicandosi all'attività letteraria fino alla sua scomparsa nel 1989.

Ancora giovanissimo, scrisse il suo primo libro "Cronache di Frusaglia" che nel 1929 gli fece guadagnare uno dei maggiori premi letterari di allora e lo impose all'attenzione del pubblico in Italia e all'estero. Di Frusaglia, paese immaginario (ma non troppo) fra l'Appennino e l'Adriatico, lo scrittore narra le vicende svagate, ironiche e beffarde, disegnando figure di contadini e di pescatori del microcosmo marchigiano. Fra le altre sue opere più famose, ricordiamo "La Vita" (1930), "Il libro degli animali" (1935), "I ghiottoni" (1939), "Il Libro di Tonino" (1955, Premio Collodi), "L'Incontro (1960), "Pensione Niagara" (1969).

Novembre, quando l'autunno funziona da inverno, e nelle sere di nebbia gli uomini sembrano fatti della materia dei sogni.

* * *

Gli antichi l'avevano dedicato a Diana, gli astrologhi alla Luna. Trae il suo nome dal calendario di Romolo che lo faceva, a contare da marzo, il nono mese, e dai nove cieli da cui sembra piovuto, annegato, infradiciato. Cesare lo arricchì di un giorno che Augusto ritolse; Dante lo cita in Purgatorio.

* * *

Il colore più diffuso è il marrone, il colore dei monaci e delle castagne; il segno è l'Arciere. La statua di questo mese, dice il Tanara, sarà vestita di fronde secche coronata di rami con olive bolognesi: in una mano un canestro di rape e d'ogni radice commestibile, al piede il Sagittario sopra una testa di porco selvatico cotto in malvagia e un'oca grassa con scorze di melangole fra fagiani affagianati e lucci carpionati.

* * *

E' bello in campagna il Novembre, quando gonfiano i fiumi, allora che a stare alla tina sul Po di Goro c'è pericolo, se si disancora la botte, di finire per l'Adriatico soli col cane. Dei grandi uccelli di mare dormono alti col becco al vento, mentre Pomposa batte l'Ave di Dante, e i bambini che per la strada di Aquileia, lungo le valli, tornano da scuola, tremano di paura, tanto hanno grandi gli occhi.

Ma più bello è in città, dove le luci si riflettono sull'asfalto e passano le donne dentro gli orsi delle pellicce. Nelle vetrine e nelle mostre di negozio, come nei boschi, predominano le tinte brune e malva, come tinte di gran moda. E' il mese in cui si riattivano i salotti, le relazioni, la stagione lirica; in cui l'ammiratore della ballerina, che l'altra volta attendeva in anticamera con l'omaggio dei fiori, è introdotto in sala da pranzo con un mazzo di starne e di funghi.

* * *

Mese grasso, abbondante di selvatici, di vongole, di storni, di colombacci, di tordi allo spiedo, di fumi d'arrosto, di fiere fisse e mobili; carico d'uva fresca, d'ortaggi, di pere bergamotte, di cald'arrosto, di mele apie e cotogne; grave di lombaggini, d'infreddagioni; sparso di fango, di foglie, di nevi, di nebbie; arieggiato, ventoso, piovoso, temporalesco; stravolto da bore e tramontane; sorvolato da nubi, da gabbiani, da corvi, da falchi e da ombrelli; è il mese in cui si mette a mano il vino nuovo, si riaccende il caminetto e tornano in uso il biliardo, la pipa e il tresette.

* * *

In questo mese sarà conveniente calafatare la barca, ristoppare gli infissi, spaccar la legna, raccoglier ghiande, ulive, barbabietole, riadattare i cappotti, rincalzare i carciofi, mandare i porci per le vigne. E' tempo di spargere il letame, d'allietare i campi.

* * *

Se hai un mare a portata di mano, tenderai dei gabbioni a rete lungo i banchi di sabbia, dove l'acqua è meno profonda. Li ritrarrai di sera carichi di anguille. Uccidere le anguille, dicono i saggi, non è peccato, poiché è tale pesce questo che se non l'uccidi presto, muore di consunzione. Hanno un kraal nascosto le anguille, come gli elefanti e gli zingari, e vanno a morire distante.

* * *

I buongustai ritengono il Novembre confacevole per le lepri in fricassea, per le anitre ripiene, per le starne lardate, per le anguille di Comacchio; i dotti lo reputano conveniente per le conversazioni elevate; i vagabondi per la pesca dei barbi e delle lasche; le donne per le letture romantiche.

E passano i voltapietre. Tornano dal nord, dopo aver voltato col becco tutte le pietre delle isole di Gotenlandia, del Norfolk. Che cerchino le tre pietruzze dell'upupa che poste sotto il capezzale di chi dorme gli rivelano i sogni?

Dolci e tristi i tramonti inducono la mente a pensieri lontani e alle rive d'un mondo sereno. Se piove, i pesci sono verdi, i mari sporchi di fango, i laghi hanno la pelle d'oca. E' allora che sotto un paralume, al calduccio, si comprenderanno meglio le "Memorie" del Nievo, le poesie di De Musset e di Gozzano, specie se fuori piove forte.

Per radio è il mese in cui più piace ascoltare Chopin, Schubert, Boccherini, Debussy. E' il mese dei morti.

* * *

Abitano fuori porta i morti, chiusi nelle loro ville solitarie, sotto alti cipressi. Ad andarli a trovare, è bene camminare in punta di piedi, pregare sottovoce, pianger dentro, se no si alzano.

Durante l'estate di S. Martino, di sera, nelle sere di bonaccia, il mare piange in sordina. A stare in darsena o da prua su un barcone udrai qualcosa come la morte di Sigfrido di Wagner. Tutto deserto è quel mare, poiché son tornati i battelli, e tutto chiuso all'orizzonte da nebbioni spioventi e da uragani in sonno. Ogni tanto, dal profondo, un rumore sordo come di timpani; poi un silenzio. Ed è come se al largo, confuso fra le nebbie, portato a spalla da due barbari, passasse, trafitto dal Sagittario, passasse solenne, il cadavere altero d'un eroe.

 

 

 


 
 
 
 
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