UNA MOUNTAIN BIKE PER LA VITA
C'era una pagina tradizionale, e forse anche apprezzata dai lettori fanesi, che metteva in risalto i meriti di alcuni sportivi locali, sia del passato, sia tuttora praticanti. Quella pagina ("Lo sportivo all'occhiello"), ospitata sul periodico "Lisippo" vorrebbe poter continuare su questo nuovo spazio messo a disposizione dallo "Specchio della città": innanzitutto per omaggiare tanti sportivi meritevoli di menzione, ma anche per dilettare quei lettori che gradiscono ricordare alcune gesta sportive oltre la patina obliante del tempo.
"Adesso la bici è la mia vita!": è un'affermazione incredibile fatta da chi è risorto dalle ceneri di un incidente gravissimo, da chi è quasi tornato dall'aldilà. Una frase che pochi possono comprendere; tra quei pochi c'è anche chi scrive, fresco di un'analoga esperienza. Ma è possibile una tale esagerazione? Quella di amare un attrezzo meccanico già responsabile di averti quasi sottratto alla vita; è possibile venerarlo, invece di abiurarlo? E' possibile sì, per chi sa imporsi delle rivincite; e Roberto Manna si è imposto la sua rivincita: fisica, sportiva, emotiva, esistenziale. Fino ad arrivare ad una quasi consacrazione, che adesso in molti si aspettano. E' bello annotare gesta sane e positive di un giovane, in un momento in cui la gioventù sembra generalmente succube di mode, stereotipìe, ipo-cinèsi, noia e trasgressioni.
Ecco la storia di Roberto: nato a Fano nel giugno del 1977, a 8 anni, durante una vacanza in montagna, alcuni conoscenti gli fecero provare una bici da corsa con un telaio forse a lui non ancora adatto. Sicuramente quelle salite del contesto dolomitico dovettero suscitargli certi stimoli, certi gusti; a casa nell'uso quotidiano cominciò a convivere con una normale bici cicloturistica. A quasi 10 anni un amico, Marco Galli, lo invogliò ad uscire con una mountain-bike a noleggio in alcuni sentieri di una zona boschiva; ne rimase impressionato e si convinse ad iscriversi in una squadra locale, la "Cicli - La Bicicletta" e per tre anni godette di escursioni di gruppo. Nel periodo in cui i ragazzi di solito sognano e chiedono una manopola di scooter da poter sgasare, Roberto pigiava i pedali di una MTB scoprendo zone sempre nuove, con la sola benzina corporea espressa in sudore.
Nel 1990 iniziò le gare in regione, pagando lo scotto del noviziato; tre anni senza risultati, fino all'incidente accennato (a 15 anni): frontale in discesa con un'auto. Trauma cranico, polmonare, addominale, il coma, i diciotto giorni in rianimazione avrebbero scoraggiato chiunque, ma lui nella primavera del '93 riprese con la bici da corsa. Addirittura, dopo due mesi, riuscì a vincere la sua prima gara in MTB a Mondolfo. Nel 1994 stentò all'inizio, ma poi riprese il gusto della vittoria, gusto che continua fino ad oggi. A soli 20 anni Roberto è già un veterano della MTB, al punto che può dare consigli ai neofiti: uso di molta prudenza all'inizio, fino ad una adeguata padronanza del mezzo in ogni situazione; acquisto di vestiario adeguato ed approccio iniziale ad una bici già di qualità.
Ora Manna è iscritto alla "Ciro Catena" di Marotta, è allenato da Roberto Gilli di Forlì ed ha credenziali fisiologiche (frequenza basale e valori di soglia aerobica) invidiabili. Il suo obiettivo è di poter entrare in categoria "Elite" (professionistica) quanto prima; il suo sogno resta l'Olimpiade. Probabilmente il suo sogno sarà una chimera, dato che appena l'anno scorso su duemila pretendenti solo Pontoni e Bramati sono andati ad Atlanta; ma una sana e modesta ambizione è l'ingrediente giusto per spingersi in alto, in un ambiente sicuramente più affollato, soprattutto dopo i successi (Olimpiade e campionato europeo) della Pezzo e dopo le sempre più frequenti riprese televisive.
Roberto è da qualche anno (nei fatti) e da oggi (sulla carta) uno "sportivo all'occhiello". Non avrebbe dovuto accettare di rivelare certe confidenze, certe motivazioni, certe ambizioni: facendolo, si è impegnato pubblicamente e moralmente in un contratto con l'impegno, il sacrificio, con il rendimento agonistico spinto. Ma verrebbe quasi da credergli, verrebbe da scommetterci su, considerando quanta pertinacia sta profondendo su quel mezzo a pedali e quanto sacrificio a cuor contento sta esprimendo, mentre guarda avanti, in alto. Insomma, non arriverà (chissà?) a far la barba a Pontoni e Bramati, ma sicuramente di Roberto Manna continueremo a sentirne parlare.
Massimo Ceresani