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Novembre 1998 / Lettere e Arti
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Storia di una particella infinita

Rimanere attaccato agli altri, questo è cosa pensava Quark continuamente, doveva rimanere legato il più possibile alle altre particelle che componevano lo scoglio, il pericolo del mare che si infrangeva con regolarità, e che in un frangente l'avrebbe trascinato via; era il suo incubo.

Tutto quello che conosceva della sua esistenza era lo scoglio che lui assieme agli altri componeva, non sapeva niente di cosa ci fosse al di fuori della sua realtà. Conosceva il freddo, un freddo a volte tanto pungente da riuscire a staccare dall'interazione gruppi di particelle dal masso, conosceva il caldo, una gioia per lui, quando riusciva a sentirsi talmente caldo da arroventarsi, e conosceva l'acqua, che per lui era un mistero, come una morte da avere paura. Si era fatta ormai in lui la convinzione che se voleva sopravvivere non doveva cedere la presa, non doveva darla vinta all'erosione continua che provocano le onde.

"Che buffa particella" pensava Gaia, una volta che assieme a tanti suoi fratelli, come in una danza, si riversavano sullo scoglio, non riusciva a capire il perché di tanta cocciutaggine da parte di Quark a non volersi lasciare andare, Gaia era spensierata, lei componeva un mondo che a differenza di quello di Quark era meraviglioso, poteva ballare alla musica del vento, componeva un mondo vivo dove la vita era in un continuo susseguirsi, poteva arrivare se solo voleva fino a profondità inimmaginabili, risalire fiumi, o addentrarsi fino alle viscere della terra e cosa più meravigliosa, sdraiarsi al sole fino a trasformarsi in vapore e quindi staccarsi dall'interazione dei suoi fratelli e sentirsi libera come un uccello. E volava Gaia, volava fino alle nuvole, per poi rituffarsi in mare o in qualche fiume o su qualche città o su qualche pianta. Lei non aveva paura di niente, perché lei sapeva che sarebbe sempre ritornata in mare a giocare e ballare tra le onde.

"Però, che buffa particella", continuava a ripetersi Gaia guardando Quark, "è lì che si dispera a non volersi staccare, quando con me e tutti gli altri potrebbe divertirsi molto", allora gli parlò.

"Perché hai paura di venire con me?", gli chiese Gaia, "non c'è nessuna ragione per cui non dovresti staccarti, tu ed io siamo due particelle uguali, dove l'unica differenza è che tu sei cocciuto a rimanere chissà da quanto tempo, da non ricordartene neanche più e adesso sei lì a piangere che hai paura di tutto ciò che si muove e che dai per scontato che sia una cosa negativa. Facciamo una semplice prova, fidati di me e dammi la mano, il mondo è bello e tanto grande, ed io ti posso portare in ogni posto tu voglia".

"Che voce meravigliosa", pensò Quark, "non sentivo tanta armonia e tanta gioia di vivere da chissà quanto tempo". Si guardò Quark, si osservò un attimo e si vide. Era grigio come tutti i suoi fratelli, immobile e freddo e si accorse di quanta poca vita ci fosse in lui. No, lui sentiva che valeva molto di più, che poteva fare molto di più che stare continuamente a lottare giorno dopo giorno a sopravvivere al mare. E si staccò Quark. Lasciò la presa dello scoglio e strinse la mano di Gaia. Dio che emozione, non era più il freddo, grigio ed immobile Quark che conosceva, ma ora era l'azzurro, a volte trasparente, la particella di energia più bella di tutto l'oceano. E danzava Quark, e danzava con Gaia, al suono del vento e alla luce del sole.

"Ti amo Gaia", continuava a ripetersi Quark, "ti amo più della mia vita perché ora grazie a te io possiedo tutto".

"Fai attenzione Quark", rispondeva Gaia, "io voglio il tuo amore e sono felice per questo, ma vorrei che tu dia tanto amore quanto ne dai a te stesso, e non di più. Inizia ad amarti come non hai mai fatto in tutta la tua esistenza, non pensare di essere solo un'inutile particella che si deve aggrappare a qualcosa o qualcuno per sopravvivere, amati come parte di una realtà che può, se solo vuole, diventare infinita ed espandersi in tutto ciò che esiste". "Il mio scopo", aggiunse, "è di portar la vita in ogni angolo della terra, e non c'è cosa più meravigliosa di essere una parte fondamentale di un gioco così bello. Ora ritrova il tuo scopo, ritrova uno scopo per cui al solo pensiero si possa piangere di felicità, ritrova la tua vera natura ed il vero Quark, e solamente così potrai affermare di amarmi quanto te stesso".

A Quark vennero le lacrime agli occhi, baciò con una forte emozione Gaia, e la prese per mano. La portò su, sulla riva dove il sole è più forte e più caldo, si lasciarono vaporizzare dai raggi di un pomeriggio tra i più caldi della stagione, e si librarono nell'aria. Quark era estremamente calmo, aveva raggiunto la comprensione che era parte di tutto ciò che poteva immaginare, lui era tutto, stava sprigionando amore per tutto ciò che si sentiva di essere. Quark, il freddo Quark diventato acqua ora era di una luce bianca come quella del sole, non disse niente a Gaia; Gaia aveva uno scopo nobile a cui per nulla avrebbe rinunciato; il distacco fu in un lampo, Quark da luce divenne arcobaleno dai mille colori, Gaia ridivenne acqua e cadde sul mare come in un pianto di felicità e mentre Gaia piangeva sul mare, Quark scompariva nel cielo che ormai al tramonto era diventato rosa, un rosa di amore.

Simone Montanari


 
 
 
 
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